di Mario Benedetti

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[L’omonimia impone di precisare che l’autore di questa poesia, ispirata dalla morte di Auguto Pinochet, è l’urugaiano Mario Benedetti, e non il poeta italiano che porta lo stesso nome, più volte apparso su Carmilla. La traduzione è del sottoscritto.] (V.E.)

Necrologio con urrà
Andiamo a festeggiarlo
venite tutti
gli innocenti
i lesi quelli che gridano di notte
quelli che sognano di giorno
quelli che soffrono con il corpo
quelli invasi da fantasmi
quelli che marciano scalzi
quelli che bestemmiano e bruciano
i poveri congelati

quelli che supplicano qualcuno
quelli che amano
quelli che mai dimenticheranno
venite tutti
il crapulone è morto
è defunta l’anima nera
il ladro
il porco
è defunto per sempre
urrà
venite tutti
lo festeggiamo
e non dite
che la morte cancella tutto
che purifica tutto
qualche volta
la morte
non cancella niente
restano sempre
le cicatrici
urrà
è morto il cretino
andiamo a festeggiarlo
senza fingere di piangerlo
che piangano quelli come lui (1)
e facciano indigestione di lacrime
è defunto il mostro illustre
è defunto per sempre
andiamo a festeggiarlo
evitando di sporcarci
senza credere che costui
sia un morto qualsiasi
senza tornare al quieto vivere
senza dimenticare che questo
è un morto di merda

1) Una singolare associazione mentale mi fa pensare, leggendo questo verso, a Sergio Romano, che sul “Corriere della Sera” ha indirettamente giustificato nei giorni scorsi i crimini di Pinochet alla luce della necessità di fermare l’espansione del bolscevismo in America Latina. Romano aveva alla stessa stregua assolto Francisco Franco. Da cui si vede la relatività del “liberalismo” made in Italy. Un giorno ci diranno che anche Mussolini era un liberale, a modo suo. (V.E.)

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