di Franco Pezzini

Marilù Oliva, Via delle Streghe, Solferino, pp. 266, € 18,50, Milano 2026.

Stanno praticando la Magia Nera, che nella stregoneria è l’arte portentosa della distruzione. In grado di provocare insuccessi, disfatte, rovina. Forze potentissime che arrecano danno ai nemici, sotto la protezione degli dèi inferi, almeno così si vocifera. Ma le donne di via delle Streghe la intendono diversamente. Il loro è impegno politico, vendetta, tutt’al più una miccia verso la rinascita.

Negli anni, Marilù Oliva ha varato un impressionante numero di volumi. In gran parte solidi romanzi, narrati soprattutto dal punto di vista femminile: per citare solo gli ultimi di una lunghissima serie, si va da quelli ispirati a opere classiche, poemi epici (ultimo arrivato, L’Iliade cantata dalle dee, Solferino, 2024) e persino la Bibbia (La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta e le altre, Solferino, 2025), ad altri di vario genere (il romanzo young adult I ribelli, DeAgostini 2023; il thriller Repetita, Solferino 2023) – ma anche saggi scintillanti dove pone a frutto la sua cultura e la professione d’insegnante (Atlante della Magna Grecia, Rizzoli 2023; Atlante goloso del Mito, Rizzoli 2024).
Per non parlare delle riedizioni, tra cui il romanzo Le Sultane, uno scintillante noir felicemente ibridato con commedia (tenera, ironica, grottesca: Elliot 2014; Solferino 2021) che ha qualcosa a che vedere con questa nuova felicissima prova. Le tre terribili vecchiette dell’opera precedente, che infliggevano violenze, sequestravano, ammazzavano (sia pure senza intenzione, poverine) con la spudorata e omertosa complicità del lettore, traevano il loro soprannome dalla casa d’abitazione nella bolognesissima via Damasco; e ora è nuovamente la provocazione d’una via di Bologna, via delle Streghe, quella attorno a cui si consumano altri omicidi. Stavolta intenzionali.
Un nuovo gruppo femminile, stavolta un quartetto, prende qui a eliminare serialmente femminicidi rimasti scandalosamente impuniti: ovvio, come l’autrice sottolinea in Note finali e ringraziamenti, non si tratta di una strategia condivisibile o giusta a fronte di “secoli di conquiste del diritto e della civiltà” e la stessa

Congrega [in scena] ne è consapevole. Però vuol portare avanti azioni provocatorie e furibonde, perché le sue adepte sono esasperate dalle reiterazione e dalla brutalità di molti casi di cronaca[,]

alcuni tali da averle colpite direttamente. Il fatto è però che la violenza, per quanto circoscritta nelle intenzioni, tende a prendere la mano e condurre a conseguenze impreviste. Come avverrà in un incalzare da cardiopalma.
Il gruppo, curiosamente assortito attorno a torte e tisane, comprende la ginnica Serena, cioè la figura giovane forse più in primo piano, e la sua ex-professoressa Magalie, appassionata studiosa di casi storici di stregoneria – in particolare Gentile Budrioli arsa a Bologna nel 1498 –, orbate entrambe di persone care da brutalità “al maschile”;  l’anziana Zulmira (la più simile alle Sultane dell’altro romanzo), fattucchiera settantenne di buon cuore per cui la magia è insieme mezzo truffaldino per piccoli guadagni, matrice di desiderata notorietà e connotazione identitaria, specialista per la squadra di erbe medicinali e tossiche, afflitta da un figlio cinico e rampante; la giovanissima Iside nata Maurizio, bloccata in sedia a rotelle dopo un tentato suicidio, asso della ricerca web e torturata da ribellioni e inquietudini.
Spoilerare sarebbe imperdonabile, limitiamoci a considerare che il costo umano per le streghe sarà, come sempre nella Storia, molto alto – soprattutto per metà della Congrega, e non necessariamente la metà che ci attendiamo. Le altre, forse meno consapevoli, ne usciranno in termini meno infelici e persino con qualche vantaggio: nel romanzo la tensione e in qualche punto la tragedia sono stemperati, come spesso in Oliva, da quelle dimensioni di umanità che certo spingono il lettore a solidarizzare con vite tanto ferite ma anche a godere ciò che è Bello – gli affetti, l’arte.
Che un sottotesto tragico però ci sia è inevitabile nell’eco delle tragedie cui le streghe (cioè donne non remissive, pronte a lottare per una propria autonomia) sono esposte fin da un lontano passato e poi nei continui abusi permessi dalla società: dai buoni adottanti della bambina di colore che però deve restare schiacciata in un proprio posto subordinato, all’uomo tanto caro pronto a frequentare la persona transessuale salvo liquidarla bruscamente per motivi di status.
La Magia Nera dell’incipit è dunque, razionalisticamente, il singolo piano per votare alla morte e uccidere l’infamone di turno. Anche se, si ripete, il romanzo non è certo un peana al farsi la giustizia da soli: resta però, serissimamente, un grido perché un certo sdegno non venga relativizzato. In questione non sono soltanto i femminicidi conclamati, ma le morti interiori inflitte da contesti brutali, soprattutto alle donne, e pronte a riverberarsi in catene di effetti terribili.
La vivida scrittura, i ritratti amabilissimi (impossibile, per dire, non amare Magalie), gli scorci affascinati di Bologna grondante Storia e i colori d’insieme permettono di riconoscere la voce di Oliva in una delle sue migliori prove noir.

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