di Jadel Andreetto

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Guglielmo Pispisa, Città perfetta, Einaudi Stile Libero, pp. 388, € 15,50.

Darryl Domino era il cantante dei Rasberry of God, gruppo australiano, seminale, visionario, anticipatore quanto sconosciuto. Un vero culto. Darryl Domino è anche la prima rock star profeta del pianeta a impazzare per i media senza controllo, e senza diritto d’autore. Già perché questa sorta di David Bowie/mahatma Gandhi/Gene Scott/Carmelo Bene in acido non esiste o meglio non esiste in questo piano di realtà. Le sue cellule non sono altro che una sequela di 0 e di 1, perché Darryl Domino è virtuale. È il sogno proibito di ogni mastodonte della musica e dell’intrattenimento: la star perfetta senza spese.

Ma il Nostro è un software libero, open source, in regime di copyleft. E i suoi creatori non hanno intenzione di cambiarne la “licenza d’uso”. Insomma in Città Perfetta di Guglielmo Pispisa (Einaudi) membro dell’ensemble narrativo Kai Zen, la figura di Domino, nomen omen, è quella destinata a far cadere le pedine del gioco. Un gioco duro, amaro, specchio di un presente se possibile ancor più duro e amaro fatto di multinazionali e teledipendenza, descritto con dosi di ironia ed eleganza, a metà strada tra William Gibson e David Mitchell in questo libro che è un piccolo gioiello destinato, speriamo, a trovare spazio tra le librerie di molte case.
Pispisa non è nuovo alla fantascienza sui generis, già nel suo esordio, Multiplo (Corso Bacchilega Editore) esplorava questo terreno letterario eterodosso e ricco di opportunità in un iperbolico crescendo di situazioni surreali. Rispetto alla prima fatica però, Città Perfetta è più compito e meno scoppiettante ma di sicuro più tagliente e maturo. Se Multiplo era un fuoco d’artificio sparato alla cieca nel cielo, Città Perfetta è una freccia intrisa di paccottiglia a base di cianuro e gas esilarante, diretta al centro del bersaglio.
Qualcuno ha provato a spacciarlo per romanzo generazionale, ma siamo lontani interi bracci di galassia dalla noiosa, e in fondo buonista, risma di autori dediti a tale pratica votata a qualche sorriso o pensierino profondo della sera sullo stato dei trentenni di oggi. Il quadro dipinto da Pispisa ha un respiro più ampio profondo e pungente, ma soprattutto realmente disincantato: insomma mai nessun Muccino potrà e vorrà farci un film, per fortuna.
I protagonisti di Città Perfetta sono dei nerds, vagamente disadattati, che si ritrovano a fronteggiare una realtà molto più grossa di loro e il loro unico destino sembra quello di venirne fagocitati. In un mondo in cui la rivoluzione non è altro che marketing e prodotto l’unica forma di dissenso possibile è quella del camusiano uomo in rivolta. Non si tratta di ideologie o prese di posizione politico sociali ma di qualcosa di molto più profondo, quel tipo di rivolta che ha a che fare con l’essenza stessa dell’individuo, che a che fare con la dignità di fronte all’assurdo. Che sia la vita in sé od ogni altro tipo di manifestazione dell’assurdo che la vita assume, la dignità rivoltosa dell’individuo (non quella umana) è l’unico modo di fare leva e scardinare, il resto viene da solo: come nel domino, appunto.