di Wilhelm Reich

reichreligio.jpgOgni vera religione corrisponde all’esperienza cosmica, “oceanica” dell’uomo. Ogni vera religione contiene l’esperienza di un’unità dotata di un’onnipresente potenza, e simultaneamente di una temporanea e penosa separazione da questa potenza. L’eterno desiderio del ritorno alla propria origine (“ritorno al grembo materno”; “ritorno alle braccia di Dio”; ecc.), di essere di nuovo abbracciati dall’ “eterno”, pervade ogni desiderio umano. Sta alle radici delle grandi creazioni intellettuali e artistiche dell’uomo; é il nucleo e l’anima dei suoi desideri durante l’adolescenza; pervade tutti i principali scopi dell’organizzazione sociale. E’ come se l’uomo desiderasse comprendere il perché della sua separazione dall’immenso spazio cosmico; idee come quella del ” peccato ” hanno origine da un tentativo di spiegare tale separazione. Deve pur esserci una ragione del fatto che non siamo uniti a ” DIO ” ; deve pur esserci una strada per riunirci ad esso, per ritornare, per tornare a casa. Nella lotta tra l’origine cosmica e l’esistenza individuale dell’uomo nacque in un modo o nell’altro, l’idea del “diavolo”.

E’ perfettamente la stessa cosa se lo si chiama ” inferno “, o ” hell “, o ” ade “. La stirpe umana non sapeva nulla dell’ “etere ” come entità fisica. Percepiva l’etere come ” Dio “, ” prana “, entelechia “, ecc. L’idea di un un ” futuro migliore”, ovvero del ” paradiso “, era incentrata sull’idea della “unità con Dio “. Ma Dio, simbolo del processo vitale della mente umana, non poteva essere raggiunto, e rimaneva eternamente inaccessibile. Essendo solo una minuscola frazione dell’immenso spazio orgonico cosmico, l’animale, l’uomo, non poteva sperare di raggiungere l’onnicomprensibile creatore. Ciò che poteva fare, tuttavia, era di sperare nella salvezza attraverso la resurrezione del Messia, che lo avrebbe liberato dai suoi peccati e avrebbe riunito la sua anima con lo spazio orgonico cosmico ( ” nirvana “, ” ritorno a Dio “). Perché, ci si potrebbe chiedere, l’uomo non si sentiva unito immediatamente col suo Dio? Perché si sentiva corrotto? Perché era necessario la redenzione, come nella religione cristiana, o punizioni severe come nella religione giudaica? Che tipo di realtà sta alla base dell’idea del” diavolo ” e di simili produzioni fantastiche della mente umana? La maggior parte delle filosofie religiose e delle indagini scientifiche sulla religione non sono riuscite a fornire una spiegazione plausibile del diavolo, perché si muovevano all’interno del dominio del pensiero umano dominante, e mai al di fuori di esso. Non descrivevano né indagavano il carattere umano dal punto di vista del suo ambiente cosmico, ma, al contrario, spiegavano il cosmico in termini di natura umana. Di conseguenza esisteva un’entità come il diavolo, o qualche altro tipo di essere maligno, intesi come la controparte di Dio. Dio era il bene e il diavolo era il male. Dio era irraggiungibile, inconoscibile, al di là della capacità di comprensione della mente umana; ma l’anima dell’uomo era presa e stretta tra gli artigli del diavolo. Dio e diavolo erano assolutamente opposti. Ambedue le idee scaturivano da gravi errori. Ambedue avevano la loro origine nella struttura del carette umano. Ambedue erano degli ostacoli molto potenti sul cammino dell’uomo che porta alla comprensione della sua vera natura, e alla realizzazione di se stesso. Restavano inaccessibili le seguenti semplici funzioni della vita: i rapporti naturali di lavoro tra gli uomini. Essi erano in realtà il fondamento dell’esistenza umana, ma l’uomo non lo sapeva. Inoltre egli non capiva e pensava fossero qualcosa di peculiare quando gliene si parlava. D’altro canto, proprio chi non aveva nessun fondamento nell’esistenza umana, il politico, il cavaliere, il re, il rappresentante di Dio di contro al diavolo, ecc, ha posseduto la mente dell’uomo attraverso i secoli. L’uomo attivo aveva una grande responsabilità quando costruiva ponti o guidava treni o educava bambini. In realtà egli aveva questa responsabilità in ogni movimento del suo corpo, ma non lo sapeva. Pensava di non essere nessuno, pensava che solo il suo padrone, il suo giudice o il capo della polizia fossero gravati dalla responsabilità sociale. L’uomo attivo vedeva la natura funzionare e crescere nei suoi figli attraverso i millenni. Vedeva che i suoi figli nascevano come animaletti forniti di organi genitali e desideri culturali. Ma non capiva il senso di questa realtà, e puniva i suoi bambini perché erano animali. In verità Dio aveva creato ogni cosa, compresi i genitali. Ovviamente era proprio perché i genitali funzionavano che erano nati i bambini. Ma d’altronde avere degli organi genitali era una cosa vergognosa, dovuta in certo qual modo ad una istituzione demoniaca; toccarli era peccato grave. Per millenni un’organizzazione terribile potente predicò che il piacere dell’unione genitale era peccaminoso. E l’uomo vi credette; non sentiva il proprio corpo, non aveva fiducia nei propri sensi, trascurò la sua vera origine e smarrì la chiave della sua fecondità. L’uomo attivo aveva nelle sue mani tutto il potere di cui aveva bisogno per essere veramente libero, ma non lo sapeva e finì con consegnare tale potere ad un padrone. Avrebbe potuto evitare tutte le guerre della storia dell’umanità, ma non sapeva che avrebbe potuto farlo. La sua vita reale era qui, e le sue idee sulla vita erano là. Ciò che faceva percorrere alla vita il suo corso veniva disprezzato: il lavoro manuale, l’amore adolescente, i giochi genitali dei bambini, la gioia della vita. Ciò che era istituito per uccidere la vita veniva invece sommamente onorato: l’imperatore, il gesuita, l’assassinio professionista del popolo. Quando si era acquisita una certa maturità nelle questioni politiche, si votava per un ministro, ma non si votava pro o contro la guerra. L’uomo era pieno di curiosità sessuale e di miseria; le sue riunioni mondane, le sue edicole e i suoi sogni scoppiavano di ” sesso “. Ma aveva bandito dalle università la conoscenza della convulsione orgastica del plasma e della vita. Cosa significa tutto ciò? Che senso c’è in questo nonsenso? Deve pur esserci un senso, come in ogni tipo di comportamento irrazionale. Non si può far progredire l’esistenza umana biasimando questo o quello per questa o quella colpa. Non gioverà ” non assumersi la responsabilità “. Per quel che mi riguarda, non sono d’accordo con i miei amici che criticano correttamente lo status quo delle questioni sociali, ma non risalgono al suo denominatore comune: la struttura umana rivestita di corazza, biologicamente crollata, che produce tale status quo. A rischio di sembrare ” unilaterale “o” fanaticamente aggressivo “, mi azzardo ad asserire che la maggior parte delle filosofie della miseria umana sono costruite sull’evasione da ciò che é essenziale. Mi azzardo inoltre ad asserire che ogni essere umano vivente, o che deve ancora nascere, sa, o saprà esattamente, da dove ha origine ogni miseria. Ma, proprio come un agricoltore americano che pensa di essere una nullità ed é invece convinto che un ex vicepresidente mistico-confusionario sia qualcuno, ogni essere umano conosce la verità su se stesso e sul suo mondo, ma non si ritiene importante. Il regno del diavolo é un circolo vizioso. Quanto più accanitamente ci si sforza di uscirne, tanto più vi si rimane impigliati. Questo non é affatto un hon mot o uno scherzo: é qualcosa di mortalmente serio. Il diavolo é una funzione essenziale dell’animale rivestito di corazza, dell’uomo. Consideriamo perciò ancora una volta le sue caratteristiche fondamentali. L’uomo rivestito di corazza é isolato dal contatto immediato con la natura, le persone e i processi. Perciò sviluppa un contatto sostitutivo, che é fondamentalmente caratterizzato dalla mancanza di autenticità. Quanto più grande é una città, tanto più solitario é l’individuo che vive in essa. Ogni impulso d’amore incontra la barriera della corazza. Per esprimersi deve aprirsi a forza un varco attraverso quel rigido muro; ma così si trasforma inevitabilmente in crudeltà ed odio. L’impulso d’amore originario apparirà, in connessione con l’impulso d’odio successivo, solo come un atteggiamento generale di esitazione, di ambivalenza, di autodisgusto e di dipendenza da tutto ciò che promette redenzione o scarica di tensione. La corazza del corpo rende inaccessibili le sensazioni organiche fondamentali, e con esse l’autentica sensazione di benessere. Il senso del proprio corpo é smarrito, e con esso é perduta la naturale fiducia in se stessi: essi sono regolarmente rimpiazzi dall’inganno, da ostentazione di apparenze e da falso orgoglio. La perdita della naturale autopercezione scinde la persona, in tutta l’ampiezza della sua apertura, in due entità opposte e contraddittorie: il corpo qui é incompatibile con l’anima o lo spirito là. La ” funzione del cervello “, l”intelletto “, viene separata dal resto dell’organismo; quest’ultimo viene ” posto in subordine ” come l’ “emozione ” e l’ ” irrazionale “. Quel che é deplorevole in tutto ciò é il fatto che, entro il contesto dell’esistenza dell’uomo rivestito di armatura, tutto é logico e corretto. Poiché viene interposto uno strato di malignità tra nucleo naturale (“Dio” , “Gesù”, “il bene”, “l’anima di ognuno”, ecc.) e l’apparenza superficiale, la bontà originaria é scissa e diventa inaccessibile. Perciò, del tutto logicamente e correttamente, le emozioni sono considerate ” cattive ” e l’intelletto é considerato ” buono “. La coesistenza e la cooperazione di emozioni sane con un intelletto sano sono impensabili. Tutte le istituzioni di un animale umano rivestito di corazza sono innestate su questa dicotomia fondamentale. La funzione vitale si perverte nella funzione mistica, e la ” materia cerebrale ” si perverte nel tipo meccanico di esistenza. Gli istinti “cattivi ” sono tenuti in scacco dai “buoni” costumi. Ancora una volta, questo é perfettamente logico e corretto entro la struttura data dal pensiero. Coloro che semplicemente maledicono la struttura moralistica della nostra società senza vederne e comprenderne la logica, fallirebbero miseramente se dovessero assumere la direzione della società e delle masse umane. I cattivi istinti sono riassunti sotto la denominazione: DIAVOLO; le istanze morali sotto la denominazione: DIO. Così Dio lotta contro il diavolo, e il diavolo eternamente tenta il pover’uomo perché pecchi contro Dio.