di Luigi Veronelli

[In occasione dell’uscita del volume di Luigi Veronelli, Ode al vino e all’anarchia (elèuthera, 2026), ringraziando l’editore per la gentile concessione, si riporta di seguito il primo capitolo intitolato Ode al vino, testo uscito originariamente in «Volontà. Laboratorio di ricerche anarchiche», n. 1, 1991, pp. 99-102 – gh.t.]

Ode al vino

L’uomo è composto di carne, ossa e sangue, rilevabili con infiniti segni fisici e chimici, più un’entità vitalistica che sfugge a ogni tentativo di rilievo scientifico. Anche il vino è composto d’infiniti segni fisico-chimici e di un’entità vitalistica. L’analisi chimica ne scopre gli elementi, mentre e demandato alla degustazione il tentativo di avvicinare l’entità non rilevabile coi mezzi della scienza. Un vino – proprio come l’uomo – non e mai, muta senza interruzioni, si evolve momento per momento. Proprio per ciò va giudicato, da chi lo degusta, non solo per quello che è, ma per ciò che e stato e sarà. Davanti al vino versato, sia esso dell’ultima vendemmia o di un’antica bottiglia, ci si deve proporre di scoprirne le qualità, in primis sotto l’aspetto del pregio, e avere bene presenti le parole di Guittone d’Arezzo: «No è colore alcuno né forma a vizo, parola ne suono ad oreglie, odore a nare e a gusto savore o toccamento a mano, ove non sente forno alcuna defacultà, la quale desso li tolle pagamento». Berlo poi col proposito di essere nell’azione e di godere le correlative gioie e pene, tensioni e distensioni, appagamenti e sofferenze. Sì, il vino è un problematico compagno, e ha – come l’uomo – i pregi e i difetti relativi alla propria età: e assurdo infatti cercare in un Barolo di venti anni i pregi di un Barolo di cinque e viceversa; sono diversi e vanno ascoltati per ciò che possono essere. Un problematico compagno che ci ha accompagnato per secoli: Omero beveva vino, Platone beveva vino, Lucrezio beveva vino e cosi Dante, Giotto, Leonardo, Galileo, e via all’infinito.
Neppure è improprio paragonarlo, il vino, a un’opera d’arte: nell’atto di produrlo l’uomo si avvale d’una materia della natura, l’uva, e la trasforma in un qualcosa di nuovo e senza uguali. Un qualcosa che merita di essere inteso e apprezzato; bere un vino senza ascoltarlo è come passare davanti a un quadro senza vederlo; peggio ancora, è come non udire e rifiutare una musica (tapparsi le orecchie) nel momento che è suonata. L’attenzione dovrebbe essere, addirittura, maggiore: un quadro può essere rivisto, una musica riascoltata (una poesia riletta), mentre il vino, quel vino, bevuto in quel momento, è un irrepetibile. Non è certo più necessario alla vita che la musica e la poesia. Ma che sarebbe la vita senza musica, senza la poesia, senza il vino? L’uomo e il vino sono espressione del tempo vissuto.

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