di Edoardo Todaro

Wi’am Qudaih, Diario da Gaza, Tamu Editore, 2025, 264 pag., € 16,15

Tamu edizioni ha dato alle stampe un contributo decisamente importante, ci riferiamo a Diario da Gaza di Wi’am Qudaih. Questa testimonianza rientra a pieno titolo nella Resistenza che il popolo palestinese sta portando avanti da tempo immemorabile. Sì, rientra nella Resistenza, l’arte della resistenza, : perché la resistenza che un popolo si da verso un’occupazione assume mille forme, quelle forme che il popolo in lotta decide di darsi. Scrivere è uno strumento importante della resistenza. Scrivere libri, tramandare la memoria, alla quale il popolo palestinese si sente legato, attraverso il teatro, il boicottaggio, e, perché no, la lotta armata ecc. C’è un filo che tiene unite tutte queste cose: la resistenza.

Nei mesi scorsi abbiamo avuto l’opportunità di leggere: Le anime invincibili di Gaza di Hanin Soufan; Resistere a Gaza di Brian Barber e L’inferno del genocidio a Gaza, solo per citarne alcuni, a questi aggiungiamo, senza ombra di dubbio, Diario da Gaza di Wi’am Qudaih. Francesca Albanese con la prefazione, Roberta Stracquadanio e, l’immancabile, Sami Hallac con la traduzione ci consegnano 240 pagine che rimarranno scolpite in tutti coloro che hanno a cuore la resistenza palestinese e di tutti i popoli che non si piegano a subire la sopraffazione. Un popolo che, come ci ricorda Albanese, resiste all’intento, sempre più esplicito, della cancellazione.

Un popolo, quello palestinese, che è considerato “animale umano”. Gaza, oggi polvere, non prende in considerazione il pensarsi separata dalla Cisgiordania. Gaza: genocidio, dove niente è normale; Cisgiordania: pulizia etnica. Gaza e Cisgiordania: Palestina. La descrizione della quotidianità, del vivere a Gaza, trasformata in una città di morte, rende esplicita la definizione di: “prigione a cielo aperto” dove niente e nulla può entrare se non c’è l’approvazione dell’occupante; dove anche lavarsi è un lusso difficilmente esaudito; dove non esiste alcun posto “sicuro”; dove si è privati del presente, ma anche del passato e del futuro.

Quanto scrive Wi’sam è necessario per continuare a parlare di Palestina. Che sensazione ci può arrivare dal leggere che morire bruciata è una fortuna non avuta; che cos’è lo scorrere del tempo sotto i continui bombardamenti; contare le ore che mancano alla fine dell’ennesima giornata; la vita in una “tenda”; la gioia rubata, e per una 19enne come Wi’am non è cosa da poco; il festeggiare rubato dall’aggressione come il piacere dello stare insieme; lo sfollamento subìto, per ben 7 volte !; la scrittura come unico sfogo per poter esternare i propri sentimenti e desideri. Le domande che si pone Wi’am sono domande alle quali, anche noi, non possiamo sottrarci, a partire dal “cosa ci fa aggrappare così tanto alla vita anche se questa non vale più niente”. Un racconto che mette ansia, che non può farti girare dall’altra parte quando sei messo di fronte a cosa vuol dire distruzione della vita, dei sentimenti,della voglia di vivere e dove tutto ti perseguita …. anche nei sogni, dove diviene necessario abituarsi all’angoscia ed ai bombardamenti, alla morte, alla paura ecc … cosa vuol dire andare avanti nonostante tutto, perché essere sulla propria terra, tra la propria gente è poter star bene. Ed ancora: “Cosa succederà domani?” “Finirà tutto questo dolore?”.

Wi’am ci descrive qualcosa che va al di là della nostra immaginazione, perché Wi’am vive ciò che scrive: il popolo palestinese non è sottoposto solo all’espropriazione della e dalla propria terra, ma da ogni valore della vita. Un popolo che nonostante tutto vuole rimanere sulla propria terra, anche con la consapevolezza  dell’essere malati psichici, della tortura subìta. Nel leggere queste pagine non può venir fuori  la domanda: Wi’ar dove sei?! Qualcuno continua a sostenere che “Israele” è l’unica democrazia del Medio Oriente e quanto scritto da Wi’am riuscirà a demolire questa fake? Comunque Diario da Gaza è un libro che  trasmette passioni e fa crescere la voglia di lottare, di essere dalla parte giusta della storia anche con parole intrise di malinconia, di tristezza, parole che sono pietre. Perché non solo, come scrive Wi’am, anche “in tempo di morte amiamo la vita”, ma soprattutto “come può essere che tutta questa sofferenza non faccia svegliare il mondo dal suo sonno ?”. Tutta Gaza urla; tutta Gaza sanguina. Immagina di perdere tutto, la tua casa, la tua scuola, la sicurezza del proprio letto … anzi non immaginare alcunché perché questa è la realtà di Gaza. Un libro che non può avere una fine, se non quella segnata in questi lunghi anni dalla Resistenza, la fine dl sionismo.

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