di Peter Freeman

AK

Dunque accadde anni fa, ai tempi delle guerre nei Balcani, che le nostre forze di sicurezza sequestrassero nell’Adriatico alcuni carichi di armi destinate alle parti in conflitto. Secondo quanto ci è stato riferito, si trattava per lo più di kalashnikov e di altre armi leggere, ma nei carichi figuravano anche mitragliatrici e razzi anti-carro, tutte di fabbricazione sovietica.

Vent’anni dopo questa roba rispunta fuori dai nostri magazzini per essere spedita, previo voto del parlamento, in Iraq. L’intenzione è quella di armare i guerriglieri curdi che si stanno opponendo all’Isis. Non è ancora chiaro quali saranno le modalità della consegna, se le armi saranno date direttamente ai curdi o, invece, tramite la mediazione dell’esercito regolare iracheno, celebre più per la corruzione che lo caratterizza che non per la sua compattezza.

Ma lasciamo per ora stare l’Iraq, i curdi e l’Isis: non è questo il punto. La domanda su cui forse vale la pena soffermarsi e che viene bellamente ignorata dai media mainstream è un’altra: perché da vent’anni quelle armi stanno in un magazzino di Stato anziché essere distrutte?
Si dirà: è un corpo del reato. Obiezione: il corpo del reato è tale finché è in corso un processo penale. ( L’articolo 253 del codice di procedura penale stabilisce che “l’autorità giudiziaria dispone con decreto motivato il sequestro del corpo di reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti”.) Una volta che i fatti sono accertati in sede giudiziaria il corpo del reato cessa di avere utilità ai fini processuali e diventa semplicemente un oggetto sotto sequestro e a disposizione dello Stato. Nel caso delle armi sequestrate vent’anni fa, le eventuali sentenze di condanna sono già ampiamente passate in giudicato e dunque la loro utilità processuale non esiste più.
Che cosa ne diviene, a questo punto, di quelle armi sequestrate? Il regolamento sui corpi di reato dice che il giudice deve disporre la loro distruzione qualora la vendita non sia opportuna. E’ il caso, per esempio, delle sostanze stupefacenti: vanno al rogo. Ma vi sono anche casi in cui possono essere destinate altrimenti, ed è il caso delle armi. Per esse la legge prevede1 che “andrà, nei congrui casi, disposto l’invio alla direzione di artiglieria ovvero ordinata la rottamazione”. Le nostre armi, che il traffico internazionale voleva destinare a qualche milizia della ex-Jugoslavia, non sono dunque state rottamate ma inviate all’esercito che le ha custodite in un suo deposito.

Domanda: per farne cosa? Di sicuro non per farle utilizzare dalle nostre forze armate, che utilizzano un armamento NATO e non quello dell’ex Patto di Varsavia: i kalashnikov non fanno parte delle nostre armi d’ordinanza; in compenso sono assai ambiti dalle milizie presenti in tutti gli scenari di guerra in giro per il mondo, dalle varie bande armate e dalle organizzazioni criminali. Escludiamo anche, perché la logica ce lo impone, che ne sia stato predisposto il deposito perché in un futuro da stabilire sarebbero state destinate a fini “umanitari”. Se vi raccontano che “Sì, avevamo previsto che un ventennio dopo le avremmo usate per armare i peshmerga o altre etnie a rischio”, fatevi pure una grassa risata.

Eppure per vent’anni quelle armi sono rimaste lì, nei magazzini del nostro esercito, non sappiamo se oliate, lucidate e sottoposte a regolare manutenzione o, invece e come è più probabile, abbandonate e impolverate, usurate dal tempo. Comunque preziose a giudizio di qualcuno. E dunque a disposizione. Se poi col tempo ne fosse sparita qualcuna per finire non-si-sa-bene-come in mano a una gang criminale o per essere riciclata nel commercio internazionale, anche questa è un’eventualità da non scartare a priori: con un po’ di soldi si corrompono assessori e ministri, figuriamoci un furiere.

E insomma quelle armi sequestrate finiranno ora in mano ai curdi, operazione che è stata accompagnata da un paio di tweet giulivi di Renzi2 e della ministra degli esteri, Mogherini.3 La ministra della Difesa, l’ineffabile Roberta Pinotti, ha spiegato rassicurante4 che si tratta di “armi leggere e relativo munizionamento” ma ha anche aggiunto che è all’esame “l’evenienza di cedere materiali d’armamento, di non conveniente utilizzo, detenuto ad altro titolo dalle forze armate” e in particolare di “armi individuali, di squadra e contro-mezzi, tutti di fabbricazione ex-sovietica”, in altre parole missili e granate anti-carro. Col che si deduce che nei depositi delle nostre forze armate c’è un notevole arsenale di armi ex-sovietiche detenuto a vario titolo sempre pronte a rientrare in circolo, secondo convenienza.
Non paghi di essere dei fabbricanti d’armi, quando è il caso ricicliamo anche quelle altrui, non è chiaro se con matricola in evidenza oppure abrasa.


  1. Sui depositi giudiziari e i corpi di reato cfr http://www.simone.it/catalogo/v52.pdf  

  2. “L’Europa non è solo spread e vincoli. È nata per difendere una certa idea di mondo e di dignità dell’uomo Ecco perché siamo qui oggi #ERBIL  

  3. “ Via libera Commissioni #Esteri e #Difesa di Camera e Senato all’impegno del governo per l’#Iraq in campo politico, di sicurezza e umanitario  

  4. http://www.europaquotidiano.it/2014/08/20/pinotti-ai-curdi-armi-di-fabbricazione-ex-sovietica-mogherini-aiuto-indispensabile/