DELITTI PERFETTI

di Danilo Arona

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Un estratto dal libro Alessandria nera (Edizioni dell’Orso, 2000) di Corrado Testa, indimenticabile maestro di giornalismo.

La notte fra il 29 e il 30 aprile 1971, in via Bergamo, in Alessandria, in un vecchio stabile nel cuore del centro storico, venne commesso un delitto efferato. Fu uccisa la barista Luigina Chiara all’epoca quarantanovenne. Il delitto è rimasto impunito e gli inquirenti non hanno neppure mai trovato un movente che possa aver fatto scattare la molla omicida.

Delitto perfetto? L’allora sostituto procuratore della Repubblica, dottor Marcello Parola che diresse l’inchiesta, non ne era e non è convinto: “Possiamo parlare di delitto occasionalmente perfetto. Non è che l’assassino abbia escogitato un piano diabolico per restare impunito, come si vede nei serial televisivi. Con probabilità l’omicida, per una serie di concomitanze a lui favorevoli, è riuscito a non essere identificato. A mio parere il delitto perfetto non esiste quasi in assoluto”.
Luigina Chiara fu trovata uccisa nel proprio letto, in un alloggio al primo piano dello stabile di via Bergamo 45, nello stesso edificio in cui nacque l’attrice Virginia Marini, come ricorda ancora oggi una targa.
Al piano terreno, al numero civico 43, si trovava il bar “Commercio” di cui la donna era titolare. La Chiara prima fu soffocata con un cuscino, poi l’assassino infierì sul corpo e le conficcò nel petto un appuntito pelapatate. Senza dubbio era stata la stessa vittima ad aprire la porta a chi l’avrebbe uccisa, con ogni probabilità un conoscente di cui si fidava tanto da farlo entrare in casa in piena notte. La porta dell’alloggio non era stata forzata.
A fare la macabra scoperta fu Giovanni Grassano che all’epoca aveva 60 anni ed era legato alla donna da un’affettuosa amicizia, dandole una mano nella conduzione del locale pubblico. Alle 5,45 del 30 aprile 1971, Grassano giunse ad Alessandria dalla sua casa di Litta Parodi (aveva chiesto un passaggio in auto per compiere il percorso dal sobborgo alla città), salì al primo piano di via Bergamo 45 e trovò la porta d’ingresso dell’alloggio spalancata. Entrò con una certa apprensione e scoprì il cadavere dell’amica sul letto, in un lago di sangue.
Fu dato l’allarme. Subito scattarono le indagini. In un primo tempo si pensò a una rapina, ma nell’appartamento furono rinvenuti gioielli e una consistente somma di denaro della vittima. Anzi, quando i lettighieri sollevarono Luigina Chiara, una donna giunonica dalla carnagione color latte e dai capelli biondicci, per sistemarla nella bara, da sotto un materasso, come da un pozzo di San Patrizio, saltarono fuori altre 475 mila lire in contanti, una cifra cospicua almeno nel 1971. Per un certo periodo fu sospettato il Grassano: gli inquirenti cercavano invano di stabilire come avesse potuto raggiungere di notte Alessandria, compiere il delitto, tornare a Litta e riprendere la via della città come se nulla fosse accaduto, fingendo la sorpresa. Ma Grassano era rimasto a casa, almeno secondo la testimonianza dei familiari. Furono interpellati taxisti, suoi amici. Nessuno gli aveva dato un passaggio. I sospetti sull’uomo caddero nel giro di pochi giorni. Furono interrogati i clienti del bar, si indagò tra le conoscenze della donna, avida di denaro, che qualche volta consentiva a un amico, forse per soldi, di salire al primo piano e d’infilarsi nel proprio letto. Ma anche gli accertamenti in questo senso andarono a vuoto e nessuno poté dimostrare che la Chiara esercitava “part time” il mestiere più vecchio del mondo. Se riceveva qualche amico, il fatto rientrava nella sua sfera privata. Ma un nesso fra le amicizie maschili e il delitto non fu trovato. La morte di Luigina Chiara è destinata a restare un mistero per sempre. Un delitto che pare essere stato scritto da un autore di gialli di successo, soltanto che in questo caso Marlowe non ha indagato.

Un estratto da Sessant’anni di vita alessandrina attraverso le pagine de Il Piccolo.

L’orrendo delitto di San Salvatore è la notizia di spalla del numero di sabato 20 marzo 1965: le vittime sono la casalinga Irene Torre di 77 anni e di sui figlio Mario De Giorgis di 45. Le hanno trovate nella cucina della cascina Noceto di regione Clorio a San Salvatore Monferrato in provincia di Alessandria; l’assassino ha sparato un colpo di pistola all’uomo e poi ha rivolto l’arma contro la donna che aveva seguito inorridita l’intera scena. Senza pietà l’omicida ha colpito l’anziana donna alla testa, lasciandola in un lago di sangue. “Il movente – scrive il giornale – è ignoto. E’ infatti da escludere l’ipotesi di una rapina, in quanto ben si sapeva in paese che il De Giorgis, come del resto quasi tutti gli agricoltori, non aveva l’abitudine di tenere in casa grosse somme di denaro”. Le indagini sono state particolarmente accurate: tra l’altro il sostituto procuratore della Repubblica, dottor Marcello Parola, ha fatto esplodere tre colpi di rivoltella dello stesso calibro sull’aia della cascina Noceto per poter accertare se gli spari potevano essere uditi dalla cascina sita a 150 metri di distanza nella quale abitano i congiunti della famiglia De Giorgis. Le detonazioni non sono state udite e questo conferma il particolare che effettivamente l’autore del crimine ha potuto agire indisturbato. Il mistero sul terribile delitto dunque continua.

ANSA, 29 Giugno 2006 – Giovane trovata morta in casa- La donna, 30 anni, era nuda con una ferita alla gola – Una trentenne di origine dominicana è stata trovata morta sul letto di un appartamento del centro storico di Alessandria. Il corpo della donna, Altogracia Corcino Gil, residente a Pavia, aveva una ferita alla gola. A scoprire il cadavere i carabinieri nella tarda mattinata. A quanto appreso, la vittima utilizzava per incontri particolari il secondo piano di uno stabile di via Parma 24, a due passi dal Duomo di Alessandria. Oltre alla gola squarciata, la donna aveva i piedi legati e, accanto al letto, è stato trovato un coltello ancora sporco di sangue. Nessun segno di scasso e appartamento in ordine. Si vocifera che nel palazzo molte sudamericane fossero dedite alla prostituzione. I vecchi giornalisti ricordano per analogia un vecchio caso del ’71, mai risolto.

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