di Jacqueline Coignard
(Articolo apparso su Libération del 2 marzo 2004)

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Ci siamo. Oggi pomeriggio, alle 14, l’intera giunta comunale di Parigi uscirà dal municipio con la sciarpa tricolore a tracolla, alla guida di un corteo che si porterà fin sotto il tribunale della città, dove deve essere esaminata l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Cesare Battisti.
Intanto si è appreso che già il 20 maggio 2003, dietro pressione del governo italiano, il guardasigilli francese aveva presentato al Procuratore generale una richiesta di estradizione, concernente Battisti e altri due rifugiati. Il 4 dicembre 2003 il Procuratore aveva annunciato al ministero l’archiviazione della pratica.
Tuttavia non c’è da essere troppo ottimisti, visto l’accanimento del governo francese su insistenza di quello italiano (sono di ieri le pressioni indebite esercitate in Francia su uno dei promotori del manifesto dei 430 intellettuali, poi saliti a 500).


Ma ad accanimento fanno pensare anche gli articoli di certi corrispondenti italiani da Parigi. Ieri, su La Stampa, Cesare Martinetti (abbiamo già dato un saggio delle brillanti doti di traduttore di costui), titolava così una propria corrispondenza: Battisti, Parigi sempre più sedotta dalla causa persa. Domani la sentenza sulla scarcerazione del terrorista-scrittore. Il suo mito strega un’intellighenzia in difficoltà e avida di leggende. Giusta lezione agli intellettuali d’oltralpe, in nome di un’intellighenzia italiana quanto mai vivace, in cui il Martinetti si colloca a pieno diritto, tra Pippo Franco ed Enrico Beruschi, in nome di un libro indimenticabile intitolato Il padrino di Mosca (a meno che non si tratti di omonimia; nel qual caso ci scusiamo).

Cesare Battisti è “posto sotto la protezione della Città di Parigi”. Così ha deciso, ieri, il consiglio municipale per sostenere lo scrittore italiano, ex attivista degli “anni di piombo”, rifugiato in Francia nel 1990 e incarcerato il 10 febbraio in attesa di una eventuale estradizione. “Noi domandiamo che la Francia rispetti i suoi impegni passati; che tutti gli altri rifugiati politici italiani, che beneficiano degli stessi impegni, non siano estradati; che Cesare Battisti possa beneficiare della protezione della Città”, ha spiegato Christophe Caresche (PS). Tra il sarcasmo dell’opposizione: “Volete farlo dormire qui?”.
Jacques Bravo, sindaco socialista del IX Circondario, in cui Battisti viveva, replica: “Gli eletti di Parigi vigileranno. Ci mobiliteremo per analizzare e difendere questo caso”. D’altronde, un appello a manifestare dal municipio al palazzo di giustizia di Parigi è stato lanciato per mercoledì, nel momento in cui i giudici esamineranno la domanda di scarcerazione di Battisti. Con l’occasione, Pierre Mansat (PCF) rinfresca la memoria di certi consiglieri : “Nel 1996 Cesare Battisti fu invitato d’onore di Jean Tiberi e di Jean-Jacques Aillagon, allora direttore degli Affari culturali della città (entrambi di destra; oggi Aillagon è ministro della Cultura, NdR), per un incontro sulla letteratura italiana”. La sinistra parigina si ritiene alla testa di un movimento per fare riconsiderare all’Italia le “proprie leggi di vendetta” e prevedere un’amnistia per azioni politiche che rimontano a trent’anni fa.
Ieri, a Tolosa, una manifestazione per Battisti ha radunato 300 persone.

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