di Franco Ricciardiello
Matteo Nucci Platone. Una storia d’amore, pp. 580, euro 22,00, Feltrinelli, 2025
Scrivere un’autobiografia romanzata di Platone è un’impresa che dovrebbe far tremare le vene ai polsi. Affrontare la storia di uno tra i personaggi più conosciuti dell’antichità, benché citato più per sentito dire che per conoscenza diretta, Platone è un nome-etichetta che di solito si associa direttamente all’idea stessa di filosofia. Come se non bastasse, è l’unico grande filosofo classico del quale ci sia pervenuto intatto l’intero corpus di opere, a differenza di Aristotele e di Socrate: quest’ultimo neppure ha lasciato testi scritti, tutto ciò che sappiamo del suo pensiero ci arriva appunto dal suo allievo Platone.
Ecco la triade filosofica della Grecia classica; Socrate (470-399) fu maestro di Platone (428-348), che a sua volta ebbe come allievo Aristotele (384-322), e infine Alessandro il Grande (336-323) fu allievo di Aristotele: una linea retta che attraversa le Guerre Persiane, lo scontro tra Atene e Sparta, l’era di Pericle, rappresentando il periodo di massimo splendore della civiltà greca, antenata diretta di quella occidentale, che sfocia con la conquista dell’Asia da parte del re macedone.
Torniamo a Platone; che poi non si chiamava neppure così, bensì Aristocle. Nei secoli è stato conosciuto con il soprannome che gli dette il maestro di ginnastica, con allusione alla corporatura e alle spalle ampie, platýs in greco. Un nome trasformato anche in aggettivo, platonico, usato — a sproposito — per indicare un amore contemplativo, non consumato.
Un’impresa da far tremare i polsi, romanzare la vita del filosofo, dicevamo; eppure Matteo Nucci ci si è impegnato, e il risultato è esaltante. Nucci, esperto del mondo antico e studioso delle origini del pensiero filosofico, ha curato nel 2009 un’edizione del Simposio di Platone per Einaudi; forse quest’impresa poteva essere portata a termine solo da lui, almeno nella forma del presente romanzo, cioè evitando sia il sensazionale che il patetico, per concentrarsi quasi sulla quotidianità di un titano della cultura, che fu comunque soprattutto un uomo della sua epoca, più influente di molti politici, conosciuto in tutto il Mediterraneo ellenizzato, e anche oltre.
La narrazione parte dalla prima infanzia e termina con la morte; il narratore è un suo amico di gioventù, ma spesso la voce si sposta molto più vicino all’autore che al narratore, per inquadrare in determinati passaggi alcuni avvenimenti nella prospettiva futura rispetto al tempo del racconto.
Va detto che ci sono ben pochi passaggi apertamente filosofici nel romanzo, il pensiero di Platone è sempre filtrato attraverso altri personaggi, smontato, messo in relazione agli eventi storici. Il lettore non deve aspettarsi di apprendere il contenuto dei Dialoghi, della Repubblica o della Politica, piuttosto scoprirà chi furono le persone reali che il filosofo rende protagonisti dei suoi confronti dialettici. Infatti, 34 delle sue 36 opere sono dialoghi tra personaggi sui più disparati argomenti filosofici e i dialoganti sono persone realmente vissute, come il condottiero Alcibiade, il filosofo Gorgia, il politico Crizia, zio di Platone, il matematico Ippia e Socrate stesso.
In appendice al romanzo, la sezione Riferimenti indica pagina per pagina le fonti della narrazione, costruita comunque con la più ampia libertà d’interpretazione e d’invenzione della fiction e va considerata come un’importante lezione sulla liceità del romanzo storico di riempire le lacune delle fonti, e al tempo stesso il dovere morale di mettere in scena il punto di vista di un uomo del suo tempo, ancorché più intelligente dei contemporanei, evitando — come infatti è riuscito a fare Nucci — anacronistiche modernità di pensiero. Una vita vissuta comunque pericolosamente, quella di Platone: lo testimoniano i molti viaggi per mare, da Cirene all’Egitto alla Sicilia, la sua riduzione in schiavitù per volere di Dionisio, tiranno di Siracusa, la feroce opposizione incontrata un po’ ovunque, dalla patria alla Sicilia, il tutto raccontato con equanimità e pudore dall’autore, del quale comunque si percepisce la passione per il personaggio.
Alcuni dei momenti più iconici della storia greca vengono illuminati dai protagonisti che ne furono testimoni oculari: il devastante processo populista che condannò a morte Socrate; la trentennale guerra del Peloponneso, che vide Atene arrendersi a Sparta; la catastrofica spedizione ateniese contro Siracusa, terminata con dodicimila morti nelle prigioni della città siciliana; il tiranno Dionisio, che per un certo tempo suscitò le speranze di Platone per un governo illuminato.
Sicuramente l’aspetto che più potrebbe far discutere è l’attenta ricostruzione della parte sessuale, o erotica, della vita del filosofo; d’altronde Nucci tiene fede al sottotitolo del romanzo, Una storia d’amore, raccontando le continue passioni, gli innamoramenti, le sbandate che ne caratterizzano l’esistenza fino all’età avanzata; naturalmente, si parla di passione erotica nella Grecia classica, e dunque di relazioni sentimentali tra uomini di età diverse, il maturo e l’adolescente, mentre la sessualità uomo-donna rimane sullo sfondo, legata alla procreazione; siccome Platone non ebbe figli, la giostra dei suoi amori approfondisce il rapporto erotico tra uomini vissuto senza senso del peccato (che sarebbe stato imposto dal cristianesimo) e senza anacronistici pudori.



