di Alessandra Arezzo
Bruno Giordano, Marco Patucchi, Operaicidio, Marlin, 2025, pp. 192, € 16,90.
Nella poesia La tosse dell’operaio pubblicata nel 1969, Pierpaolo Pasolini descrive, con grande sensibilità e realismo, un operaio che tossisce lavorando in un ambiente chiuso, mentre fuori splende il sole. Lo scrittore specifica che «la sua tosse non è bella; è qualcosa di peggio che influenza». Nel contesto attuale, le sue parole conservano purtroppo un’amarezza ancora più forte. Nel 2025 abbiamo registrato in Italia 1.093 morti sui luoghi di lavoro e a inizio marzo 2026 già sono 164 i lavoratori che hanno perso la vita. È proprio questo il tema affrontato nel libro Operaicidio in cui gli autori Bruno Giordano e Marco Patucchi con un’analisi ampia e approfondita, evidenziano le responsabilità e cercano di dare risposte ai tanti quesiti mai risolti.
Il libro è dedicato a Daoudia Diane, mediatore ivoriano scomparso nel 2022 dopo aver denunciato in due video le drammatiche condizioni di insicurezza della piccola fabbrica dove lavorava nel ragusano. Come Douda ci sono stati altri lavoratori migranti che hanno tentato di denunciare le condizioni di sfruttamento e sono stati brutalmente zittiti: nel 2018 Soumala Sacko, giovane arrivato in Italia dal Mali, impegnato come sindacalista per la difesa dei diritti dei lavoratori sfruttati del caporalato in Calabria, ucciso dalla fucilata di un agricoltore italiano; e come Mahmoud Abdalia, diciannovenne barbiere egiziano trovato decapitato e senza mani in mare tra Santa Margherita Ligure e Portofino per una vendetta dei datori di lavoro contro il tentativo di affrancarsi dallo sfruttamento.
Il lavoro di Giordano e Patucchi è uno studio capillare che parte proprio dal linguaggio. Gli autori si ribellano al concetto di casualità, di fatalità, elemento che sottolinea anche Luciano Canfora nella sua introduzione. Non sono morti bianche, ossia tragedie senza un responsabile come le morti nelle culle dei neonati, non sono incidenti casuali, è un vero e proprio operaicidio.
Gli autori analizzano anche i numeri che sono spaventosi: venticinque volte superiori ai casi di femminicidio, cinque volte superiori agli omicidi di criminalità organizzata. Inoltre, non è facile avere un numero reale degli infortuni e delle morti sul lavoro perché non vengono considerate le morti professionali, quelle in itinere e quelle riguardanti i lavoratori irregolari. In definitiva, precisano gli autori, in Italia è impossibile raccogliere adeguatamente i dati utili per conoscere e indagare scientificamente l’entità degli incidenti sul lavoro, dati che vengono invece raccolti alla rinfusa, nelle ispezioni e nei processi, senza poter disporre di un’unica banca dati.
Gli omicidi sul lavoro fanno notizia quando a morire sono interi gruppi di lavoratori (si pensi alla Thyssenkrupp, all’Esselunga o a Brandizzo) o quando a perdere la vita è una giovane madre, come nel caso di Luana D’Orazio, morta nel 2021, stritolata da un macchinario manomesso per aumentare la produzione. Per qualche giorno si accendono i riflettori per poi spegnersi nelle settimane successive.
Gli autori affrontano poi il discorso della gig economy e della configurazione di nuove figure di lavoratori composti per lo più da migranti che possono essere definiti “braccianti metropolitani”: i rider. È recente l’accusa di caporalato da parte del pm di Milano Paolo Storari nei confronti di Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo, e di Deliveroo. Secondo la Procura i rider, quarantamila quelli impiegati in tutta Italia, ricevono paghe «in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa». Somme che non garantiscono una «esistenza libera e dignitosa» come previsto dall’articolo 36 della Costituzione.
Nel libro gli autori dedicano un capitolo alle malattie professionali evidenziando che la maggiore causa di tumori ai polmoni è l’amianto. In materia vige un caos normativo: sono vigenti oltre quattrocento leggi e rimane senza attuazione la proposta di un testo unico.
Giordano e Patucchi parlano inoltre dell’alternanza scuola lavoro (i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) che ha causato diverse morti tra cui quella di Lorenzo Parelli nel 2022, studente di diciotto anni entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro e morto perché colpito alla testa da una putrella. Denunciano l’effettivo fallimento di questo provvedimento che non mira a formare, bensì a sfruttare i giovani. Infatti, gli studenti in questa esperienza spesso vengono parcheggiati in orari e aree inutili ai fini dell’apprendimento o peggio vengono utilizzati per lavorare
In conclusione gli autori compilano una proposta in quindici punti per cercare di contrastare l’operaicidio in corso: tra questi propongono l’istituzione di una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro, il rafforzamento dell’Ispettorato nazionale del lavoro, l’abrogazione della patente a crediti per gli operatori dei cantieri edili, il gratuito patrocinio a spese dello Stato alle vittime del lavoro e l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro.



