cicchitto.gifL’articolo di Alberto Statera (con replica e controreplica), che qui riproduco, è stato pubblicato su La Repubblica il 24 febbraio di quest’anno, nel supplemento ‘Affari & Finanza’. Cicchitto, di per sé, ha un suo sito completo di tutte le informazioni che servono, mentre non appaiono informazioni che non servono: lo trovate qui. Cicchitto ha anche pubblicato per la casa editrice Bietti e vi invito a visionare e, nel caso, acquistare testi che servono all’irrobustimento della memoria storica di ogni italiano, come Il G8 di Genova – Mistificazione e realtà. [gg]

Il compagno Cicchitto dalla P2 a Forza Italia
OLTRE IL GIARDINO
di ALBERTO STATERA
da “La Repubblica – Affari e finanza”
Rivela Il Riformista che nel luglio scorso, dopo l’incidente su Marco Biagi “rompicoglioni” che costò il posto di ministro a Claudio Scajola, Berlusconi aveva pronto un sostituto al Viminale che non era Beppe Pisanu. Ma la nomina in pectore fu bocciata dal Quirinale. Pare che il candidato del premier fosse Fabrizio Cicchitto. Possibile che si tratti dello stesso Cicchitto, il compagno Cicchitto, quel giovanotto con l’aria da intellettualino e il labbro atteggiato che vent’anni fa tuonava nelle file dei socialisti di sinistra lombardiani, recitava Marx a memoria, se la prendeva con la repubblica democraticoborghese, con l’America, con la Cia, con il Sid, con i servizi deviati e la Dc che avevano inventato le Brigate Rosse per escludere il Pci dal potere? No, non può essere quel Cicchitto lì, criptocomunista trinariciuto e antiamericano. E’ vero che tra i nuovi fedeli del lider maximo gli ex marxistileninisti si sprecano, ma il compagno Cicchitto è troppo anche per chi da cronista ha dovuto assistere a un trentennio di trasformismi.

E invece bisogna adattarsi all’idea: quel Fabrizio Cicchitto che meno di un anno fa era in predicato per il più delicato tra i ministeri e che oggi è sulla rampa di lancio per assurgere all’Economia se e quando Giulio Tremonti finirà di bruciarsi, è proprio il compagno Cicchitto, di cui il premier è ormai perdutamente innamorato. Misurati e bocciati gli impossibili Schifani e Vito, l’ex lombardiano vicepresidente del gruppo forzista della Camera unisce agli occhi del leader il fascino dell’intellettuale organico, come si diceva una volta, all’affidabilità del “fratello” di fede massonica nelle file della loggia P2 di Licio Gelli, cui Fabrizio, tra il generale sconcerto, risultò iscritto, tessera numero 945. Ragione per cui nel luglio 2002 il Quirinale fece sapere che il Presidente non avrebbe potuto firmare la nomina di un piduista a ministro dell’Interno, nonostante piduista fosse pure il primo ministro, legittimato tuttavia tesi singolare dal voto popolare.
Giuliano Ferrara, occhio lungo che da anni misura allibito la qualità degli uomini di cui il capo si circonda, se ne uscì un anno fa con un’intemerata sulla P2 sostenendo, in contrasto con la tesi prevalente secondo cui era un argomento da moralisti un po’ minchioni, che la loggia segreta non solo esisteva, ma era una vera schifezza. Cicchitto, sempre più nelle grazie del fratello Berlusconi, che per aver mentito sulla sua iscrizione alla P2 è stato condannato per falsa testimonianza, scrisse all’Elefantino definendolo “Giulianoferraratogliatticraxiberlusconi”. Questi gli rispose per le rime indirizzando a “Fabriziocicchittosignorileortolanigelli”, membro di una consorteria “massonicoaffaristicospionisticoricattatoria” e ironizzando sulla carriera a luci rosse dell’ex dignitario socialista. E’ evidente che quella polemica pur lungimirante di Ferrara non servì a molto visto che la pervasività del compagno Fabrizio cresce ogni giorno. Faro intellettuale di Forza Italia – altro che Dell’Utri e Adornato – Cicchitto ha tenuto al seminario politicoculturale di Todi del 31 gennaio una relazione oceanica nella quale rifà la storia d’Italia a modo suo e accusa tutti quelli che non stanno con Berlusconi di ogni colpa di cui lui stesso è accusato, persino di complotti contro lo Stato identici a quelli che vagheggiava la loggia massonica di Gelli. La parola trasformismo ricorre una cinquantina di volte. Non a caso la rivista che il compagno Cicchitto ha fondato si chiama Ircocervo (altro che il più campagnolo Domenicale di Dell’Utri), animale favoloso che un po’ capra, un po’ cervo e chissà chi altro. Ma, a parte la cultura nella quale Fabrizio traccia il solco, i temi a lui affidati spaziano dalla Finanziaria al dossier Mitrokin, dalla diplomazia internazionale al terrorismo, dalla Rai ai condoni, dalla fecondazione assistita all’omosessualità. Fossimo nei panni del professor Tremonti staremmo in campana: l’irresistibile compagno Cicchitto si sa da dove viene. Ma dove va?
statera@ilpiccolo.it

da La Repubblica – “Affari e finanza” – 3 marzo 2003
Silvio Berlusconi e le sentenze sulla P2
LETTERA
Nel suo articolo del 24 febbraio (“Il compagno Cicchitto”, Affari & Finanza) Alberto Statera va ben “oltre il giardino”, lo spazio evocato dal titolo della sua rubrica. L’affermazione che Silvio Berlusconi è stato condannato per falsa testimonianza in relazione alla vicenda della P2 si colloca infatti oltre il diritto, per la semplice ragione che scavalca la verità processuale. L’allora Presidente della Fininvest è stato prosciolto dal Pretore di Verona con sentenza n. 599/1989 del 22 luglio 1989, perché il fatto non costituisce reato. E la Corte d’Appello di Venezia, con sentenza del 1º ottobre 1990, ha poi dichiarato non doversi procedere per estinzione del reato di falsa testimonianza, pronunciandosi in una fase anteriore al giudizio nella quale i codici di tutto il mondo escludono qualsiasi declaratoria di colpevolezza.
Può un duplice proscioglimento essere ribattezzato “condanna” per screditare l’avversario politico?
Avvocato Professor Ennio Amodio

Risposta di Alberto Statera
Posto che di professione faccio il giornalista e non ho “avversari politici”, la “verità processuale” di cui parla il professor Amodio, a mio avviso, è più che altro visto che parliamo del presidente del Consiglio di una grande nazione nella sentenza della Corte d’Appello di Venezia (presidente G. Battista Stigliano, consiglieri Luigi Nunziante e Luigi Lanza, relatore), che recita testualmente: “Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato (Berlusconindr) non rispondano a verità…Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di testeparte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò… ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto…Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”. Riassumendo per i lettori: Silvio Berlusconi ha dichiarato il falso. Il suo reato è stato estinto per amnistia.