di Francisco Soriano

che cosa sia l’antigruppo siciliano (*), quali caratteristiche e che cosa abbia proposto come movimento letterario e poetico, in particolare fra il 1968 e il 1976, bisognerà sicuramente accertarlo. connotato da forme chiare di ribellismo e opposizione al sistema politico ed editoriale del tempo, antagonista alle forme del conformismo letterario, l’antigruppo viene spesso denotato come un movimento d’avanguardia letteraria. proprio i maggiori esponenti dell’antigruppo, tuttavia, rigettarono i contenuti e l’estetica di un’avanguardia in cui non si riconoscevano.

dunque, per far chiarezza sulla definizione specifica dei valori che animano quei gruppi che si riconoscono nello spazio delle “avanguardie”, possiamo sostenere che il termine avanguardia è attributo di quei movimenti letterari e artistici che propugnano o attuano nuove poetiche o nuovi modi espressivi, in contrasto, apparente o effettivo, con la tradizione e il gusto corrente. il senso e la cornice in cui si muovono i cosiddetti movimenti di rottura e di conclamata asimmetria ai sistemi canonici di gestione della politica culturale sono la polemica e l’antagonismo. prima di passare a enucleare momenti salienti e contenuti culturali, politici e poetici dell’antigruppo siciliano è bene ricorrere alle precisazioni illuminanti di umberto eco, che sul tema delle avanguardie citava renato poggioli al fine di definire ed enucleare alcuni aspetti connotanti questi movimenti di rottura con la tradizione: attivismo (fascino dell’avventura, gratuità del fine), antagonismo (si agisce contro qualcosa o qualcuno), nichilismo (si fa tabula rasa dei valori tradizionali), culto della giovinezza (la querelle des anciens et des modernes), ludicità (arte come gioco), autopropaganda (violenta imposizione del proprio modello a esclusione di tutti gli altri), rivoluzionarismo e terrorismo (in senso culturale) e infine agonismo, ovvero senso agonico dell’olocausto, capacità di suicidio al momento giusto, e gusto della propria catastrofe. aggiungiamo che esiste una differenza fra avanguardia e sperimentalismo, deducendo anche che non esiste un rapporto di conseguenza fra i due fenomeni.

in generale l’attività artistica vista come un’attività di gruppo e collettiva è quasi sempre di respiro internazionale e transnazionale, avendo come obiettivo il coinvolgimento di più manifestazioni artistiche. talvolta e non proprio di rado, le avanguardie si approcciano e divengono riferimento di ideologie che hanno inneggiato alla rivoluzione, come accadde ad esempio nell’unione sovietica di majakovskij oppure, attratte addirittura da afflati conservatori come avvenne per una parte dei futuristi in italia. in ogni caso, che sia apparente o reale, l’idea di una trasformazione radicale del mondo sembra essere la spinta propulsiva dei movimenti d’avanguardia. in italia, i movimenti d’avanguardia si sono spesso caratterizzati per la ricorrente profezia di un ipotetico declino (irreversibile) della borghesia come classe sociale e spazio di valori culturali egemonici. in verità, la critica talvolta convulsiva ai sistemi istituzionali borghesi, che siano di tipo strettamente politico ma che riguardino, ad esempio, il mondo editoriale e la politica culturale, non sempre hanno raggiunto obiettivi considerevoli; al contrario molti intellettuali hanno assunto nel tempo, con comportamenti contraddittori proprio le posizioni e le attitudini di quelle istituzioni che intendevano demolire. quando pensiamo a una critica serrata e a una strutturale dialettica contro il sistema borghese italiano, ricordiamo il gruppo ’63, cosiddetto neoavanguardista, che intendeva propugnare posizioni di aperta critica al capitalismo e al liberismo post-bellico.

bisognerà subito chiarire che non è possibile, neppur lontanamente, intravedere l’antigruppo siciliano all’interno di una cornice che lo riconduca come movimento alle avanguardie classiche. per questo movimento l’agire fu effettiva innovazione, asimmetria e discontinuità con il mondo borghese. fra gli studiosi di questa importante formazione con caratteristiche davvero uniche nel panorama culturale italiano di quegli anni, come antonino contiliano, sostengono che, se per il gruppo 63 l’innovazione coincise con lo sperimentalismo linguistico, nel caso dell’antigruppo consistette nella volontà (soprattutto) di rispondere all’emergenza sociale, nella consapevolezza di dover interpretare i disagi reali della moltitudine, nel desiderio di superamento di forme e contenuti poetici antiquati ma ancora coltivati dai vari circoli letterari palermitani, nostalgicamente proiettati nel recupero del passato.

dunque, che cosa l’antigruppo proponeva peculiarmente con la sua azione sul territorio, che non fosse semplicemente istanza teorica, ma realtà combattiva e vissuta? innanzitutto, il coinvolgimento di interi gruppi di persone affinché l’uditore fosse sempre più vasto. con questo intento lo sforzo fu di superare i confini regionali (in parte ci riuscirono per un periodo), e stabilire rapporti non solo con il resto della penisola, ma con poeti e movimenti stranieri: ricordiamo l’interazione con gli esponenti della beat generation americana, nel caso di nat scammacca, con lawrence ferlinghetti e gregory corso e una serie di poeti scozzesi per i quali nat curò una meravigliosa pubblicazione contenente traduzioni di testi scritti da duncan glen, hugh macdiarmid, robert garioch, tom scott, sydney goodsir smith, donald campbell, j.k. annand, alastair mackie (nat scammacca, duncan glen. nuova poesia scozzese, celebes editore 1972). in questo ambiente era necessario quanto vitale che la poesia rappresentasse un qualcosa di estremamente vissuto, prassi, comprensione, comunicazione, istanza: la sua fuoriuscita nel pubblico e per il pubblico era prerogativa indispensabile dell’azione in atto degli esponenti dell’antigruppo. fra gli obiettivi di questa originale proposta culturale ci fu innanzitutto la rottura estrema con una certa idea di passato, in termini letterari e poetici: mai più poetiche naturaliste, decadenti, simboliste, neoromantiche e quel lirismo tipico di una certa mentalità affine ad alcuni poteri costituiti. né case editrici nazionali, né potentati economici, né intellettuali che fiancheggiavano o rifocillavano le politiche culturali riconducibili ad affari e poteri dello stato potevano essere presi in considerazione se non per una critica radicale e strutturale.

l’antigruppo fu ostico a qualsivoglia tipologia di organizzazione (anche al suo interno) e la sua stessa denominazione ben delineava la ritrosia a definirsi addirittura come movimento. la vocazione anarcoide consentì non solo una libera ricerca di contenuti e variazioni, ma influì con contributi critici e prese di posizione sul ruolo pubblico dello scrittore in seno alle società contemporanee molti intellettuali siciliani. i messaggi culturali che l’antigruppo intendeva diramare, si potevano trovare nelle riviste antigruppo palermo e intergruppo palermo che vollero anche incoraggiare la pubblicizzazione delle proprie rivendicazioni. è chiaro che se si agisce all’interno della cornice letteraria e specificamente poetica, come primo passo si sostiene il superamento del linguaggio che si propone il mutamento e talvolta anche la distruzione di quelle categorie che comunemente vengono attuate e consolidate dalla tradizione, caratterizzanti l’etica e la gnoseologia del vissuto. l’antigruppo fu effettivamente azione politica, perché era nel suo fondamento teorico e genetico la considerazione che la scrittura rappresentasse un impegno sociale civile, un contributo segnante e diretto al cambiamento dei sistemi politici del tempo.

l’antigruppo siciliano è stato un movimento che ha dimostrato quanto sia stato importante nel periodo storico più drammatico per le contestazioni a certi modelli culturali e politici, appannaggio di sistemi di potere autoritari. il meridione italiano è pensato sempre come uno spazio geografico e non solo, decentrato dal resto della penisola, ad esempio distante dalle diatribe contestatarie del ’68, ma l’antigruppo dimostra il contrario. giustamente contiliano segnala quanto questo gruppo di intellettuali al di fuori di ogni minima logica di dinamica di potere, che fosse editoriale o istituzionale in senso politico, è stato “precursore” della deriva ampiamente cominciata nel 1994 con l’avvento del berlusconismo come idea del veicolazionismo degli indirizzi neoliberisti attraverso i mass media al fine di controllare e distribuire i propri interessi ad ogni livello che non fosse diretto al popolo. contiliano mette in guardia su quanto fosse invece presente all’interno della società l’antigruppo, esperienza unica e rara, preoccupato del destino della poesia che aveva il ruolo di fare da diga alla ventata riduzionistica di liricismo estenuante del sentimentale ed emozionale con il reale rischio dell’estetizzazione spettacolarizzante vs la “politicizzazione” dell’estetico-poetico. infatti e non a caso i poeti dell’antigruppo insistevano sulla importanza decisiva della parola della poesia in quanto lexis, sempre legata alla praxis della polis o della comunità che organizza la moltitudine dei singoli. da specificare che l’antigruppo era ben conscio della problematica tipica di un movimento con una sua etica leale e basata sul reale del quotidiano, fatto di lavoro, sacrificio, militanza, lotta per l’eguaglianza quale sarebbe stata la sua sorte e quanto la sua azione potesse essere incisiva, senza spettacolarizzazioni e sfuggendo a ogni forzatura ideologica, salvaguardando comunque la sua presenza estetico-poetica dell’ideologia stessa.

dunque ricapitolando l’antigruppo si denotò per una enorme verve polemica talvolta aggressiva, sicuramente meno marcata nel gruppo ’63 attento alla lotta nei confronti della società borghese soprattutto in ambito linguistico, uno spazio sociale al quale apparteneva a tutti gli effetti senza per questo non considerare l’importanza storica dei suoi intellettuali seppur in stridente contraddizione. l’antigruppo prese come riferimento alcune strategie delle avanguardie come la promozione pubblica della poesia con l’utilizzo dei manifesti, convegni e riviste ma non accettò mai il modello organizzativo di questi gruppi, per questo caratterizzandosi per la tendenza anarchica della sua azione sul territorio e fra la gente: l’etichetta di “gruppo” inteso come insieme di persone che condividono un programma comune. invece gli antigruppo ribadiscono fin dall’inizio l’importanza della libertà di espressione del singolo, pur nella condivisione da parte di tutti di obiettivi comuni. il rinnovamento sociale doveva essere concentrato sull’emergenza sociale, popolare, proprio in un momento dove con più forza comunicativa lo stesso pasolini denunciava: il passaggio da una società contadina a quella industriale, in un momento di ricostruzione dalle macerie delle guerre. si sentiva il bisogno di allontanarsi definitivamente dalla poesia tradizionale intrisa di evasione soggettiva e naturalistica ben adottata nei circoli borghesi e aristocratici siciliani, che risultavano inadeguati alle esigenze sociali di un mondo in veloce cambiamento. la letteratura dunque nella sua azione globale doveva prendere parte alla polemica, alla protesta, alla lotta e alla ricostruzione del pensiero nuovo, umano e umanista, senza però tracimare nell’edulcorato miasma delle liale e dei sonetti altisonanti: il poeta perdeva l’aureola, diventava populista e scendeva in piazza. il sistema di comunicazione rimaneva autogestito e si allontanava decisamente dal sistema editoriale tradizionale, con una consapevolezza autoescludente e autoisolante. i destinatari erano finalmente contadini, operai, braccianti, diseredati, e lo erano per davvero.

* Si ringrazia, per la collaborazione nella condivisione di documenti e testi, lo studioso siciliano Antonino Contiliano. Per una conoscenza più approfondita dell’Antigruppo, consultare: Antonino Contiliano, «Antigruppo siciliano. Frammenti di storia, avanguardia e impegno» (Vico Acitillo 2003).

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