di Luca Mercalli

(da www.nimbus.it)

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[E’ ormai da un pezzo che i bestellers firmati da Michael Crichton deludono profondamente, ma nessuno si sarebbe atteso da lui un tonfo così grottesco: fare uscire un romanzo antiecologista e a sostegno del sabotaggio dei protocolli di Kyoto da parte dell’amministrazione Bush – Stato di paura, Garzanti, 2005, pp. 688, € 18,60 – alla vigilia della catastrofe di New Orleans, e mentre il surriscaldamento termico scongela in Siberia superfici pari a quelle di Francia e Germania messe assieme, scioglie i ghiacci in Alaska, dà al Canada temperature inusitate, forma laghi alpini dove prima erano nevi, suscita cataclismi un po’ ovunque. Riportiamo questa recensione di Luca Mercalli, della Società Metereologica Italiana, con l’avvertenza che è fin troppo generosa. Quello di Crichton non è un “libro da prendere con le molle”, ma proprio un libraccio da evitare, o da gettare nell’immondizia se lo si è già comperato. Da parte mia, mi auguro che prima o poi riemerga il Crichton di The Andromeda Strain e di tanti romanzi e film avvincenti e stimolanti, spesso polemici verso le varie prepotenze del potere. Purtroppo non ho molta fiducia che ciò possa avvenire.] (V.E.)

In sovraccoperta, «The New Yorker» dice che si tratta di «Un libro da prendere sul serio»: diciamo subito che è da prendere con le molle.

Soprassediamo sulla trama, banale e con i soliti ingredienti: avvocati di grido, belle donne, soldi, macchine di lusso e un po’ di violenza, perfino ridicola nel caso dei cannibali. Sembra che Crichton abbia concepito un volume di quasi 700 pagine solo per mettere il suo sedicente professor Kenner a spiegare durante lunghe ore di volo verso i quattro angoli del pianeta che i cambiamenti climatici sono una fesseria inventata dagli ambientalisti per raccogliere fondi. Lo fa mischiando la fantasia del romanzo con la realtà delle citazioni scientifiche, abilmente estratte dal contesto cui si riferiscono in modo da fornire l’impressione di una comunità scientifica divisa e incerta. Chricton ha una formazione in medicina, e si vede: di termodinamica, di geofisica, di climatologia non sa un granché.
Sono decine le frasi ambigue, dove pretende di smontare in una battuta problematiche di enorme complessità, come l’aumento del livello dei mari. Però la poca dimestichezza con l’argomento procura sintomi inequivocabili anche su fatti certi: afferma che in Antartide «il ghiaccio arriva ad avere uno spessore di otto, dieci chilometri», quando il massimo misurato è di
4776 m, e poi racconta di una strada costruita sul ghiaccio riempiendo tutti i crepacci, su una banchisa che si sposta di circa 5 cm al giorno, ed è ancora integra dopo due anni! L’IPCC è definito un vasto gruppo di burocrati, e di scienziati al servizio dei burocrati, che trucca i rapporti sul clima; si fanno le pulci ai dati di aumento termico presentati da James Hansen, climatologo della NASA, dicendo che l’aumento previsto in dieci anni anziché di 0,35 C fu solo di 0,11 C, ben sapendo che nel caso di un sistema fluidodinamico come quello atmosferico è già un ottimo risultato aver individuato il segno della variazione. Si criticano i modelli climatici
perché non riescono a fare previsioni corrette, dichiarando che «semplicemente, la scienza del clima non c’è ancora»: seguendo lo stesso metro, dovremmo dire al dottor Crichton che anche la scienza medica non esiste, visto che non riesce a prevedere se potremo guarire dal cancro! Si dice che «negli anni Settanta tutti gli studiosi di clima credevano che l’era glaciale fosse imminente», ignorando i primi modelli che simulavano correttamente l’effetto serra prodotti già nel 1967 da Syukuro Manabe del Geophysical Fluid Dynamics Lab di Princeton. Si dice che per creare la minaccia mediatica dell’inverno nucleare ci vollero solo 5 giorni nel 1983 «senza che venisse pubblicato un solo documento scientifico»: eppure fu proprio Crutzen a studiare il problema già nel 1981 per conto della rivista «Ambio», pubblicata dalla Reale Accademia delle Scienze Svedese.
Una lunga parte del libro, piena di grafici, viene impiegata per smontare la validità delle serie storiche di temperatura: si dice che sono rilevate in città, e che a causa dell’aumento dell’isola di calore urbana non sono significative. Cita gli studi dell’austriaco Reinhard Boehm, che fa presente il problema a Vienna, ma tace il ben più ampio lavoro coordinato dallo stesso autore, che stabilisce l’aumento di ben 1,1 C su tutte le Alpi nel corso degli ultimi 150 anni, basato in gran parte su stazioni extraurbane. Preleva valori grezzi dalle banche dati e li usa senza conoscere i metodi statistici: per esempio, vi è la figura di «Milano-Linate, Italia 1763-1986» che fa vedere come dopo il 1950 la temperatura addirittura scenda drasticamente: infatti sono stati uniti i dati storici misurati in centro città dall’Accademia di Brera con quelli dell’Aeroporto di Linate in zona extraurbana più fredda!
Dopo questo spezzatino della climatologia mondiale, il Nostro proclama: «La minaccia del surriscaldamento globale è fondamentalmente inesistente. E anche se fosse un fenomeno reale, probabilmente porterebbe benefici a gran parte del mondo». La frase del glaciologo inglese Roger Braithwaite «negli anni recenti, non c’è alcun trend globale verso un aumento dello scioglimento dei ghiacciai» è riferita al periodo 1946-95 e a un campione di 246 ghiacciai. Crichton prima dice che ci sono 160.000 ghiacciai al mondo di cui solo 79 dispongono di dati per cinque anni o poco più… che pasticcio, ma se almeno 246 li ha analizzati Braithwaite! Solo in Italia sono regolarmente misurati fin dal 1913 oltre 100 apparati, oggidì tutti in ritiro.
Se il nostro scivola sul ghiaccio, anche con gli uragani non se la cava meglio: «Una vasta massa di alta pressione stava cominciando a ruotare, formando un principio di ciclone tropicale»… voleva forse dire bassa pressione? Tocca ora alle soluzioni: il protocollo di Kyoto non serve a nulla e le energie rinnovabili non sono sufficienti. Però nell’agosto 2004 S. Pacala e R. Socolow avevano affermato su Science che sarebbe già possibile risolvere i problemi energetici dei prossimi 50 anni con tecnologie attuali. Se la prende anche con Crutzen e colleghi per aver portato avanti la battaglia contro i Cfc: «questo danneggia i poveri del Terzo Mondo, perché senza i loro frigoriferi da quattro soldi, il cibo si guasta molto più velocemente e i morti per avvelenamento da cibo sono sempre più numerosi» .
L’elenco delle perle di perniciosa pseudo-scienza potrebbe continuare a lungo. La bibliografia «ragionata» produce ulteriore confusione nel lettore non esperto e, infine, non pago, Crichton si sente ancora in dovere di aggiungere un suo messaggio personale che compendia i suoi consigli all’umanità e mette in guardia contro i rischi della scienza politicizzata. Dio ci scampi pure dai romanzieri che vogliono fare i professori.

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