di Danilo Arona

NuvolaatomicaCaro Danilo, è da moltissimo tempo che non ti scrivo. Ma che dirti, sono talmente vecchio che mi pesa persino il digitare sulla tastiera. In ogni caso oggi vale la pena farsi forza più del solito perché quanto vado a svelarti sono sicuro che t’interesserà. Innanzitutto credo che ben ricordi – anche perché l’hai immortalato in un libro (che suscitò lo scandalo persino nella casa editrice che lo aveva pubblicato) – ciò che ti dissi, nel nostro primo incontro, a proposito dell’immenso animale infernale che è la materia. Le rammenti, vero, le mie parole? Tutto ciò che è materialmente esistente è null’altro che l’epidermide di Satana, quindi il nostro stesso pianeta è null’altro che un raccapricciante essere vivente di dimensioni smisurate sul quale noi camminiamo, viviamo e facciamo cose. Si può ancora sorridere di quest’immagine che si può bollare come ridicola o ritenere soltanto una pacchiana metafora. E ci sta. In ogni caso accantona il concetto ma non dimenticarlo. Anche perché son tuttora, e sempre più convinto, che attorno a noi tanto nel cosmo che a un centimetro dai nostri corpi e dalle nostre menti distratte esista qualcosa di estremamente maligno, d’insensato e di ostile. Un’energia, o un campo energetico infinito, che ci odia e che ci è avversa. Qualcosa che ci nega continuamente e che può, in qualsiasi momento, distruggerci.

Ma andiamo avanti. Tutti i popoli sciamanici del pianeta, quelli che per semplificare e capirci, considerano la Terra un essere vivente – l’ipotesi Gaia senza passare per Jim Lovelock e Lynn Margulis -, da lungo tempo sono in fibrillazione. Per un’ovvia ragione. La Terra con i suoi elementi costitutivi (Acqua, Aria, Fuoco) è martoriata e sta reagendo. Certo che esiste un corrispettivo degenerativo climatico, ma io sto parlando d’altro: corpi sottili, energie invisibili fuori controllo, psicosfera e tanatosfera. La maggior parte della gente ne ride, ma chi è in grado di relazionarsi con le forze ctonie e con i sacri archetipi ben se ne guarda.

E l’Acqua, soprattutto l’Acqua che da tempo è furiosa. Tu già lo hai scritto anni fa, riportando presagi scaturiti dalla bocca di una sciamana metropolitana che, se non ricordo male, esercita il mestiere di veterinaria dalle parti di Torino. E, come stiamo purtroppo constatando, lo stato, per capirci, emotivo del clima sta peggiorando.

Vorrei limitarmi a due casi in grado di far pensare. Due esempi che mi fanno propendere verso l’idea di quel mastodontico essere pensante in grado di colpire con una logica inaccettabile a livello razionale.

La tromba d’aria sull’ILVA di Taranto del 28 novembre 2012.

Il fulmine su San Pietro il giorno delle dimissioni di Papa Benedetto XVI il 13 febbraio 2013.

Se vogliamo, andando più indietro nel tempo, possiamo anche citare anche la tempesta di sabbia che sconvolse l’Iraq all’alba dell’operazione Decapitation Strike, l’invasione americana del marzo 2003, e che bloccò le truppe per tre giorni. Ti paiono “puramente casuali” tali esibizioni da parte di quel che io chiamo il Clima Oscuro?

La tromba d’aria che colpì lo stabilimento fu a detta di molti esperti inspiegabile e “selettivo” in quanto si scatenò soltanto su quell’area con luttuose conseguenze. L’evento avvenne all’apice di un lungo periodo di giornate convulse e pesanti sul piano lavorativo e sindacale. Il commento unanime fu: «Ci mancava solo più la tromba d’aria»…

Il fulmine sulla cupola di San Pietro, caduto quasi al termine della drammatica giornata delle dimissioni del Papa, fu sbeffeggiato dalla maggior parte dell’opinione pubblica come un falso. Capirai,   la forzatura del simbolismo celeste con un fotografo lì pronto a scattare? Ma chi ci crede? Eppure era così vero che il fortunato fotografo Alessandro DiMeo ha vinto pochi mesi un prestigioso premio indetto dalla AMAN, l’alleanza delle agenzie di stampa del Mediterraneo.

Per l’evento successo in Iraq, concedimi solo di citare quanto hai scritto tu stesso in un racconto intitolato Tufanaltorab – La coperta di Allah:

«La tempesta di sabbia che iniziò sulla nostra rotta il 25 marzo del 2003 fu impressionante. Cominciò con una luce soffusa da sud-ovest, all’inizio quasi impercettibile, un bagliore che di colpo divenne accecante. Preso nel vortice della sabbia il sole si trasformò in un disco lattiginoso e opalescente. Tufanaltorab, ovvero la coperta di Allah, così le guide rinnegate chiamano questo vento del deserto che entra ovunque, in bocca come nelle scarpe, nelle mutande e nel cervello, negli occhi e nei polmoni, che acceca gli uomini e inciucca le macchine, blocca l’avanzata dei carri e intasa i filtri dei motori, scaraventa per terra con bufere improvvise e raffiche da 100 chilometri l’ora, piazza muri di oltre 1500 metri e gli elicotteri non possono alzarsi. Un Apache e un Black Hawk tentarono la sorte ma non tornarono più. Avevamo già perso 4 uomini senza avere sparato un colpo. Quel vento ci bloccò per 3 giorni, sino alla sera del 27 marzo, e quando cessò prese il via l’attacco.»

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Spero che si capisca dove voglio parare. L’energia si scatena laddove è già in atto un vortice energetico non so dirti se di segno contrario o affine. Ma è un dato di fatto, e non è neppure una regola. Perché, quando capita, eccoci a considerare: «Guarda che caso, ci mancava solo più questa.»

Ma torno all’acqua, torno alla sua furia, incredibile, cattiva, che punisce laddove non si dovrebbe. Considerando, come tutti, che il clima è forse impazzito, ma, essendo un prodotto di quell’essere immenso che ci odia, forse non è tanto pazzo quanto determinato.

Determinato a spaventarci con le forme inedite delle sue nuvole. Simboli di terrore e distruzione: funghi atomici, tsunami al contrario, volti demoniaci. La gente le fotografa pure e dice ancora: «Guarda che caso!», e poi arriva sul serio la distruzione.

E la colonna sonora? Altrettanto inedita. Adesso è un rombo continuo in grado di durare decine e decine di minuti. Io sono molto vecchio, come sai, ma i temporali sino a qualche anno fa suonavano un po’ diversi. Adesso si manifestano così, ad libitum, e chi se ne intende afferma che sono frutto delle supercelle. Ho cercato in rete la foto di una supercella e guarda caso mostra la forma di un fungo atomico.

Appunto, guarda che caso.

Tuo Quirino

 

Carissimo, pubblico senza remore il tuo gradito e affascinante contributo. Ma, per non mettermi nei guai con i miei affezionati coristi del discredito, metto le mani avanti dichiarando che i tuoi sono disdicevoli vaneggiamenti a ridosso di quel crinale mistico-esoterico che abbiamo condiviso ai tempi di Satana ti vuole, libro al quale hai contribuito, tu assieme ad altri, con spunti e idee ancora oggi seminali. Sì, il cosmo che è un immenso animale infernale e noi che ne siamo riproduzioni in scala ridotta. I frammenti del Grande Specchio e ogni pezzetto che non è parte dell’immagine, ma rispecchia a sua volta tutta l’immagine. Appunto, l’immagine di quell’entità cosmica, ostile, distruttiva e indifferente.

Il fatto è, caro Quirino, che tutto ciò pare ampiamente superato. Roba filosofica che non si vede. Oggi si preferisce parlare di guerra climatica, scie chimiche, Progetto HAARP. E tu ne stai lì a sragionare sul patetico bestione cosmico. Dai, aggiornati, poi ne riparliamo.

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