di Daniela Bandini

Corsadeltopo.jpg
Gianluca Gardini, La corsa del topo, Edizioni Pendragon, pp. 215, € 14,00.

Desidero anzitutto segnalare a tutti bolognesi e agli interessati che il libro verrà presentato alla Nuova Libreria Pendragon di Via Saffi 15, martedì 20 alle ore 18,30 a Bologna.

Non è un vero e proprio ristorante. E’ un posto molto spartano, all’inizio di Via del Pratello, venendo dal centro…” Il sostituto procuratore Francesco De Carolis non è un “nativo” bolognese, ma sa benissimo che Bologna si svela in quel groviglio di strade dai portici stretti e dai lezzi incerti… Che dietro certi androni spesso si nascondono come per incanto cortili ombrosi d’estate e raffiche gelide d’inverno. Neanche Matteo Distefani è bolognese, eppure le vie del centro, le piazze, le chiese, un certo clima di paese che permea l’ambiente di efficienza e al tempo stesso di abiura alla fretta deve averlo respirato anche lui: meditabondo, incurante della tollerante Bologna e della Vergine di San Luca, mentre prepara contro la città una metamorfosi personale che ne scalfirà un poco la tracotante sicurezza.


Una sfida a una città incline all’eternità, che fa scivolare come fiumi sotto i portici popoli e lingue, una miscela multiculturale che non intacca i marmi e l’anima dei bolognesi, fluida solo quanto basta per scuotere il capo, come chi di cose come queste ne ha già viste e chissà quante ne vedrà ancora. Torrenti di pensieri, di studenti fuorisede, di idee affatto nuove che qui trovano scopo e grandezza nelle dimensioni delle piazze e nell’abbraccio stretto, sensuale e materno dei vicoli e delle osterie. A Bologna l’approccio alla vita è linguistico, arricchito da mille aggettivi e accenti parodici: forte e deciso come un buon rosso e destinato a perdersi nelle albe nette del mattino, senza ferire nessuno. Eppure c’è che vuole ferire, e non solo metaforicamente, Bologna.
Si tratta di un gruppo con un nome eccezionalmente bolognese: “L’Assalto al Cielo”. Un nome che sembra venuto fuori al terzo giro di Guinness, o mentre, distesi, si guarda il cielo d’estate dai colli di san Luca. Un gruppo terroristico, spietato e disarmante allo stesso tempo nella sua ideologia. E tra questo ragazzo, Matteo Distefani, 28 anni, campione di scherma, e i membri dell’Assalto al Cielo sembrano esserci di quelle fatalità di cui nessuno si meraviglia: sono fatti l’uno per l’altro, dovevano solo incontrarsi, sapere l’uno dell’esistenza dell’altro.
Perché Matteo quello che la vita può offrire in termini materiali, ce l’ha già. Ma gli manca “la ricerca estetica nella progettazione degli obiettivi… Purificare il mondo dalle sue peggiori vergogne… Una folle crociata dello spirito contro la materia…” Un gruppo che assalta i furgoni portavalori uccidendo le guardie ma lascia intatto il bottino, in una dimostrazione di annientamento dei valori consumistici: lasciare il denaro, anzi incendiarlo, ostentare un disprezzo verso ciò che tutti noi siamo costretti a considerare l’unico mezzo capace di realizzare i nostri sogni, dai più nobili ai più abbietti. Si incontrano, e sono all’inizio messaggi, un tastare determinazione e fedeltà. “…Sei stato accorto, ma non abbastanza. Sei stato attento, ma solo a te stesso. La tua capacità di vedere le cose da fuori ti ha impedito di cogliere la verità che sta dentro di esse. Per questo hai guardato e non hai visto…”
Insomma, loro l’hanno notato, lo stanno studiando. E’ affascinante una tale prova di penetrazione: forse, anzi certamente, essi sanno più cose di lui di quante egli stesso sappia. Certamente sapranno cogliere quelle potenzialità ed esaltare quelle capacità che finora, sommerse e latenti, non vedevano la luce.
Un altro messaggio, immediatamente successivo: “Stasera hai avuto una dimostrazione del danno che può provocare l’incomunicabilità, quando i simili non sanno riconoscere i propri simili”. E’ tutto talmente alto e nobile che se non ci fossero gli omicidi, se non ci fosse quel procuratore Francesco de Carolis che indaga, tutto, dico tutto, sarebbe sottoscrivibile. Siamo talmente stanchi di parole che non portano a null’altro che a una condizione peggiore dell’esistente, dove l’azione sembra ormai ridotta a mera e infantile regressione, risibile contrazione sul passato. Dall’Assalto al Cielo viene la promessa di una via privilegiata verso la conoscenza e la purezza, estranea ai canoni estetici dei rapporti interpersonali: una filosofia dell’azione contro tutte le nostre snervanti titubanze… Perché no?
La mia apologia di reato finisce qui. Per il semplice motivo che non c’è nessun assalto al cielo dietro la paura di un uomo che sta per essere ammazzato, e l’adrenalina che scorre nelle vene di chi sa di dover morire di lì a poco è tutto tranne che un’esperienza insolitamente rivoluzionaria. Anzi, è la norma: la scia, la bava di una lumaca che procede nel suo zigzagare impazzito dalle periferie di Rio ai bracci della morte delle prigioni USA. Per cui ben vengano le indagini e gli incidenti di percorso, i dubbi, le fratture, le coincidenze che faranno crollare tutti questi castelli di idee polverose e salvifiche. Ben vengano le tragedie consumate sotto il neon fastidioso e irrispettoso verso la retina e l’anima di un Pronto Soccorso, dove i protagonisti si vedranno senza i filtri predisposti all’incontro. L’amore, come sempre, trionfa in quei piccoli gesti che non ti aspetti possano significare tanto e che tanto possano lasciare, quanto a pagine in bianco ancora da scrivere.
Un romanzo che piacerà ai bolognesi, che si ritroveranno nei cupi portici invernali e spesso infernali coi nostri allucinati interlocutori, piacerà per la descrizione delle strade e dei dintorni, da Monte Donato a via San Felice, piacerà a chi spera di rappresentare, almeno in se stesso, nell’umiltà della fierezza respirata dai dialetti che la compongono, una città fantastica come Bologna.

Gianluca Gardini è professore di Diritto amministrativo presso l’Università di Chieti e Pescara e insegna Diritto dell’informazione e della comunicazione presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli giuridici su riviste specializzate. Questo è il suo primo romanzo.