Il metodo-Gomorra e l'alitosi della ragione
di Girolamo De Michele
E chisto munno
ca s'è vennuto l’anema e 'o core
e nun se importa 'e chi nasce
e se ne fotte 'e chi more.
Nino D’Angelo
«Non sono affatto un eroe. Non basta esser minacciati per esserlo. Chi vive qui, a sud, nella provincia d’Italia fa semplicemente una scelta. Io ho fatto la mia (23 marzo 2004)» Quando scrive queste parole sul lit-blog Nazione Indiana, Roberto Saviano non è ancora l’autore di Gomorra: è uno scrittore che divide la propria attività tra il lavoro d’inchiesta e la critica letteraria. Ha già ricevuto avvertimenti, minacce: due pagine su “Sandokan” Schiavone, pubblicate sul Diario hanno suscitato l’attenzione della camorra. Non per la risonanza che l’articolo può avere (Diario è una rivista ben fatta, ma quasi di nicchia): per aver nominato Casal di Principe.
di Alberto Prunetti
Sono a Bangalore, nel Karnataka meridionale, a 24 ore di treno da Mumbai, che in India sono poche. Mi trovo in un ristorante con alcuni mumbaiti, in una sera d’un inverno tropicale che assomiglia a un giugno italiano. Le mie dita sprofondano nel thali, un piatto locale servito su una foglia di banano. A tavola dicono che devo venire presto a Mumbai, rispondo si vedrà. Per tornare in albergo divido il risciò con Maya, una ragazza indiana. Per strada, mentre l’autista centra tutte le buche col suo apino giallo e nero, lei continua a parlarmi di Mumbai, dove fa più caldo che a Bangalore e la vita notturna per fortuna non finisce alle 23. Si vedrà. L’India è grande e non si può girarla tutta, e io non amo le metropoli. Chissà, forse ci passerò.
di Filippo Casaccia
Lo scippo
Genova, via XX Settembre, diretto verso la Stazione Principe. Sto andando a prendere l’ennesimo treno che, in questa calda giornata autunnale, mi porterà a Milano. Prendo il 18 anche se è pieno: ho abbastanza anticipo sul treno, ma non si sa mai. Meglio che dover aspettare un altro autobus vuoto e rischiare.
Salgo e noto che c’è una tizia con una evidente faccia da idiota. Razzista! - penso - ancora ad insistere con la fascista presunzione di giudicare dalla faccia. La città mi scorre davanti agli occhi, tra salite e discese, Garibaldi a cavallo, sole e gallerie. Una, due, tre fermate: mancano duecento metri alla fermata di Principe, ho quindici minuti per fare il biglietto, obliterarlo e partire. Tranquillo, come piace a me, così mi scelgo un bel posto e posso leggermi in pace Cuore.
All’improvviso uno starnazzo impone il silenzio in piattaforma, dove l’apposita targhetta ricorda che è vietato sputare: “Conducenteee, autistaaaa, mi hanno rubato il borsellinoooo…”
Da Lasciami entrare, l'originale e raffinato romanzo di vampiri dello svedese John Ajvide Lindqvist pubblicato da Marsilio nel 2006, è stato tratto un film diretto da Tomas Alfredson e sceneggiato dallo stesso Lindqvist che nei mesi scorsi ha fatto il giro dei festival internazionali ottenendo recensioni entusiastiche e facendo incetta di premi (il più importante, la vittoria al Tribeca Film Festival di New York). Diventato un caso cinematografico, il film avrà un'ampia distribuzione internazionale, Italia compresa, ed è ormai considerato la risposta europea al fenomeno Twilight. Sarà nelle sale i primi giorni di gennaio 2009. Nel frattempo sono già stati venduti i diritti per un remake in lingua inglese, che dovrebbe essere pronto nel 2010 e la cui regia è stata affidata a Matt Reeves, che ha diretto uno dei più fortunati film horror degli ultimi anni, Cloverfield.
Su Film Tv, il critico Mauro Gervasini ne ha scritto una recensione molto bella, che rendiamo qui disponibile in pop up, cliccando al link che segue.
Mauro Gervasini: L'inverno svedese del nostro (s)contento
[E' in tutte le librerie l'annuale Almanacco Guanda, curato da Ranieri Polese. A partire dal caso Gomorra, convocando critici e scrittori, che intervengono teoricamente o attraverso racconti, si discute di rapporti tra politica e narrazione, dagli scrittori «noir» (Lucarelli, De Cataldo, Fois ecc.) all'opera di romanzieri come Cordelli (Il duca di Mantova) e Siti (Troppi paradisi, Il contagio). Intervengono Arpaia, Biondillo, Breda, Caprara, Casadei, Casalini, Cordelli, Cortellessa, De Cataldo, Desiati, Franchi, Genna, Polese, Rebori, Savatteri, Stajano. Pubblico qui, ringraziando l'editore per il permesso, il mio racconto, in perfetta continuità con Italia De Profundis, l'ultimo romanzo, appena uscito per minimum fax. gg]
IL CORPO DEL CARDINALE
di Giuseppe Genna
Sia osservato.
E’ nudo. E’ anziano, ma ha il volto di un bambino gonfiato dal cortisone dopo una purpurea. L’incarnato è pallido, è della tonalità di certe fotografie ovoidali in ceramica sulle lapidi. I capelli radi, senza la zucchetta rosso porpora, erano insospettabili capelli di quella foggia chemioterapica. E’ nudo. Le braccia parallele al costato e alle anche e ridotte a una circonferenza minima, i bicipiti assenti, il ventre che sporge come una protesi e invece è gonfio per il rilascio addominale.
ovvero: come crisi e fanatismo possono rilanciare la narrativa italiana
di Gregorio Magini e Vanni Santoni*
[In calce a questo post, link e novità dalla discussione sul NIE; tutti gli mp3 del convegno di Cuneo]
Questo articolo è la versione rivista e ampliata del nostro intervento al convegno "The Italian perspective on metahistorical fiction" tenutosi il 2 ottobre 2008 all'Institute of Germanic and Romance Studies della University of London, e costituisce un'ideale continuazione del nostro precedente lavoro
Verso il realismo liquido, con il quale si era voluto soprattutto dar nome a una necessità, quella di un'evoluzione contenutistica e stilistica nella narrativa italiana recente.
È indiscutibile – fatto che rende così importante
il memorandum sul New Italian Epic di WM1 – che dopo un periodo di stagnazione, la narrativa italiana ha rialzato la testa, tornando ad affrontare temi di grande respiro e a confrontarsi con la società; a presentarsi finalmente, dopo la freddezza ghignante degli ultimi accoliti italiani del postmoderno, con un «ethos accorato e partecipe». Crediamo sia indispensabile che essa cresca da un punto di vista formale, in quanto la portata etica della narrazione rischia di spegnersi nell'avventuroso-didatticheggiante se lo stile non sarà in grado da parte sua di rendere la complessità della realtà contemporanea.
Nel nostro articolo abbiamo interpretato la nuova epica italiana come la scoperta che un certo filone della letteratura nostrana recente germina dalla cultura pop di fine millennio.
di Alessandra Daniele
Percentuale accettabile
- Avete trovato la testa? – chiese Magni guardando il cadavere decapitato.
Longo alzò le spalle – Macché. Solo poltiglia.
- Niente segni di effrazione, o di lotta?…
- Come al solito. Sangue e cervella dappertutto, ma solo qualche soprammobile rotto, e il televisore sfondato.
Magni annuì – Dev’essere così che li ammazza – mimò il gesto col braccio – prima gli afferra la testa, e gliela sbatte violentemente contro lo schermo, e poi gliela spacca come un cocomero.
- Che stronzo…
- Già
- No, dicevo che stronzo a sfasciare questi – disse Longo, indicando il grande televisore a parete – Questo è l’ultimo modello di bioplasma home-theatre ultrapiatto LivingColors della Sunya.
Magni sospirò – L’avevo riconosciuto
un’analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
Gli Stati Uniti d’America - ultima superpotenza eretta a baluardo del mondo libero - sono la nazione che sta trionfalmente vincendo la “Guerra al Terrore” globale, al tempo stesso proteggendo i propri interessi dovunque nel mondo, ma anche (e soprattutto) esportando tutti i valori fondamentali quali pace/progresso/libertà/democrazia/diritti umani etc. etc. etc. Esportandoli in particolare ai popoli oppressi del Medio Oriente, in generale a tutti i popoli del mondo che anelano alla lista di cui sopra.
Giusto?
Sbagliato.
di Luisa Catanese
[Il racconto Ite, missa est è tratto da AA.VV., Quando suona la campanella. Racconti di scuola, Manifestolibri, 2006]
Mia madre è nata sugli Appennini, mio padre a Cosenza, io a Bologna. Mi studiano a lungo, mi interrogano. No, non sono sposato, non ho figli; vivo con la donna che amo. C’è chi mi chiede se do le note. «Non l’ho mai fatto». Non dico il falso, dissimulo. Non entro in un’aula da quando ho votato alle ultime elezioni. Da quanti anni non vedo un registro? Provo a sfogliarlo come se l’avessi studiato all’università. Non apro, non tocco un libretto delle giustificazioni da dodici anni, dall’esame di maturità.
di Danilo Arona
Il mio amico Sergio Barbano di Casale si è spento il 3 marzo sulla poltrona di casa sua per mesotelioma pleurico. Sergio era un grande sportivo, mangiava solo in un certo modo e seguiva ogni tattica preventiva per salvarsi la vita in quanto profondo conoscitore delle medicine non ufficiali. Tuttavia non ce l'ha fatta perché ha vissuto per tutta la sua esistenza a Casale Monferrato.
Le pagine locali de "La Stampa" hanno dedicato un certo spazio alla sua scomparsa. Sergio era persona conosciuta, quel che si dice in provincia "un personaggio". Sotto il titolo del trafiletto: "Nel Casalese 470 decessi per mesotelioma", si scorge un punto di domanda, ovvero: "amianto all'origine del male?"
di Dziga Cacace
268-Woodstock di Michael Wadleigh, USA 1970
Dopo 5 o 6 anni e dopo varie visioni parziali mi sparo, in rigida soluzione unica, il rockumentary più bello di tutti i tempi. Premesso che ho passato i primi quaranta minuti pressoché in lacrime di fronte alle idilliache immagini di vita comunitaria hippie, che dire? ECCEZIONALE! Le immagini del concerto sono stupende con i Santana in pieno trip, Alvin Lee col melone, Bob Hite dei Canned Heat abbracciato sul palco da un tizio evidentemente fuori fase, Janis che soffre un blues, gli Who che sfasciano tutto, Hendrix che simula le bombe sulle note distorte dell’inno americano, il cafonissimo Cocker o gli imbarazzati Crosby, Stills e Nash. Ma sono grandiose anche le varie interviste agli spettatori, agli hippie arrivati semplicemente per l’evento in sé e ai cittadini di Bethel (alcuni incazzati neri, altri orgogliosi di questi ragazzi). Come non emozionarsi di fronte alla tronata in preda ad agorafobia in mezzo a cinquecentomila persone? Come non sciogliersi di fronte alla suorina che fa il segno della vittoria, alle scene d’amore e di nudismo, all’esercito che rifornisce il Festival di cibo o al poliziotto che, serafico, si ciuccia un ghiacciolo?
Carlo Lucarelli - NAVI A PERDERE - VerdeNero Edizioni Ambiente - 10 euro
Un uomo entra in un bar, prende un caffè, risale in auto e muore. Chi è? Perché niente nella sua storia è quello che appare? Carlo Lucarelli racconta la vicenda di Natale De Grazia, unico testimone al processo della Jolly Rosso, la nave dei veleni, per scoprire la verità celata dietro uno dei più grandi scandali dell’ecomafia italiana: un micidiale traffico di rifiuti tossici e radioattivi affondati nel Mediterraneo insieme alle navi, a perdere, che li trasportano.
Pubblichiamo, a corollario dell'importante libro di Lucarelli, parte di un'inchiesta di Riccardo Bocca, vicedirettore dell'Espresso, che nel 2004 affondò il bisturi nel pantano radioattivo del caso "Jolly Rosso".
di Tito Pulsinelli
Il vertice di Washington è stato il mesto addio di Baby Bush, l'ultima occasione di simulare "gesta" trascendentali, all'altezza dei disastri che lascia in eredità al mondo. Tante foto di ospiti eccellenti, poca discussione, nessun accordo. Non c'e' stata nessuna Bretton Woods, solo un breve conciliabolo e la disposizione a riparlarne quando ci sarà al comando Obama.
"Nessuno spera che questa amalgama di nazioni disparate - i ricchi del G7, le nuove potenze del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e Paesi assortiti come Argentina, Corea del Sud, Turchia e Arabia saudita, tra gli altri - possa mettersi d'accordo in due riunioni di 90 minuti sulla nuova architettura internazionale" ha commentato la BBC.
di Alessandra Daniele
La contessa Belinda Von Blurg aveva appena perso al televoto contro l’altro nominato, il tronista Teodosio. Secondo il regolamento del reality dell’anno, “L’Isola dei Famelici”, sarebbe perciò dovuta servire come pasto agli altri tre sopravvissuti.
- Scendi da quella fottuta mangrovia, vecchia stronza! – urlò Bignol la pornostar, agitando la picca che s’era fabbricata col femore del precedente eliminato – tu sei la nostra razione di cibo per questa settimana, e abbiamo fame!
- Quel cazzaro della settimana scorsa, l'opinionista Gelsometti, era così pelle e ossa che l’abbiamo finito giovedì! – si lamentò Teodosio
Fine e nuova nascita del mondo nella narrativa italiana contemporanea
di Simone Sarasso*
[In calce al post, link, discussioni e iniziative sul New Italian Epic]
1. LA ROTTA
Il
memorandum di Wu Ming 1 sul New Italian Epic, diffuso in rete a fine aprile 2008, ha generato una lunga coda di approfondimenti. Se ne sono occupati quasi tutti i "citati" (Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Girolamo De Michele, tanto per fare qualche nome) e molti altri: scrittori, ma anche operatori del settore e semplici lettori. La riflessione è progredita, è mutata, si è sviluppata. Segno che, a dispetto della solita critica letteraria un po’ miope e anzianotta, che accusa di sotterranei consociativismi e si affretta a gridare alla ghenga, alla cricca, all’adunata degli amichetti del circolino, esiste ed è pulsante un sostrato comune, un’intenzione forte.
Intenzione, o meglio direzione e fonte di ispirazione, che lega opere di autori molto diversi che, per un motivo o per l’altro, – più o meno scientemente – si sono trovati a fare un pezzo di strada insieme.
Ragionando sulle opere menzionate da WM1, e compiendo un passo ulteriore verso la “seconda linea” di autori (di cui faccio parte), mi sembra di ravvedere un ulteriore tratto comune a una certa produzione degli ultimi quindici anni.
Imbraccio il saggio al contrario, come da piccoli s’impugnava la chitarra, incerti sulla destra e la sinistra, e leggo:
di Blicero
Sabato 21 luglio 2001. E' notte. I cortei e gli scontri che hanno ribaltato la città di Genova sono finiti e la gente torna a casa stanca e provata dalle botte, dalle corse, dai gas lacrimogeni, dalla violenza della polizia, dalla paura, dalla sensazione che sarebbe potuto accadere di tutto, che sia accaduto di tutto, ma che possa accadere altro ancora. Sono in pochi a rimanere, principalmente nei grossi centri di accoglienza: piazzale Kennedy, lo stadio Carlini, le scuole Diaz e Pascoli, dove l'attività di comunicazione e assistenza legale freme ancora. Per il resto migliaia di persone sono nelle stazioni e sulle autostrade. La maggior parte delle persone pensa che ormai sia finito tutto, che l'adrenalina di tutti stia lasciando il posto a una spossatezza infinita. E proprio quando la penombra è al massimo della sua intensità, quando gli occhi collettivi del mondo stanno per chiudersi per passare al prossimo spettacolo, ecco che le luci si riaccendono al massimo della loro intensità.
di Alessandra Daniele
La suoneria lo svegliò di colpo, dissolvendo le tracce del sogno.
Aprì gli occhi, guardò il braccialetto elettronico da cui provenivano i trilli. Non ricordava di averlo mai avuto. Un rumore più forte sovrastò la suoneria, e un megaschermo si accese davanti a lui, abbagliandolo. Il volto perfetto di una donna bionda apparve sorridente sul video «Buongiorno! – disse. Poi il suo sorriso si stemperò in un’espressione di gentile autorevolezza – Ci troviamo nel secondo distretto Occidentale, e oggi è il giorno 301 del quarto anno dopo la Neurodemia, cioè la pandemia di necroencefalite che ha ucciso tre quarti della nostra popolazione, e semi distrutto le capacità mnemoniche dei sopravvissuti, con effetto anche retroattivo.»


Il vertice di Washington è stato il mesto addio di Baby Bush, l'ultima occasione di simulare "gesta" trascendentali, all'altezza dei disastri che lascia in eredità al mondo. Tante foto di ospiti eccellenti, poca discussione, nessun accordo...
La sensazione di questo romanzo è quella di una profonda liberazione, di spezzare le catena del conformismo, dell’osare prendere posizione a fianco degli esclusi, dei matti, dei caratteriali, è la rivincita non dell’irrazionalità ma di una razionalità distinta e più profonda, che probabilmente tutti noi dovremmo approfondire. Davvero imperdibile.
"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."
[...]La Croce è stata. E’ memoria, è un ricordo. Viene l’Alzeimher sul lungo periodo, e ci si scorda di quello che è stato, Croce compresa. Bisogna innovare sapientemente. Fare l’antico coi mezzi nuovi. I mezzi giustificano il fine. Il potere non logora nessuno...
Un uomo entra in un bar, prende un caffè, risale in auto e muore. Chi è? Perché niente nella sua storia è quello che appare? Carlo Lucarelli racconta la vicenda di Natale De Grazia, unico testimone al processo della Jolly Rosso, la nave dei veleni, per scoprire la verità celata dietro uno dei più grandi scandali dell’ecomafia italiana.
L’aerostato di cuoio cucito staffilò l’aria turbinando su se stesso il pubblico pagante la bocca spaziosa contenente aspettazione sgolato strillo in stand-by imbacuccato dallo screensaver della quiete pronto a sciogliere watt e microrganismi sparati nell’aria illuminata a giorno dai fari...
[...] Portato per vocazione di classe a colpire i soggetti subalterni, Monsieur Le Capital insisterà perché gli operai siano pagati meno, perché rinuncino a tutto ciò che prima avevano di garantito...

[...] Usciamo dalla Sapienza che è notte fonda. Andiamo a San Lorenzo, a prendere qualcosa da mangiare. A parlare di poesia, di utopia. A confessarci, sotto il cielo nero, il nostro desiderio di bellezza...
Dal 21 al 29 novembre il
Nessuno faceva caso ai mini bimbi. Brulicavano nelle strade e nei marciapiedi, negli ingressi delle case e degli uffici, sul-le scale mobili della metropolitana (tutte e tre le linee), nei giardini pubblici, negli stadi...

