di Alessandra Daniele

Stamattina i rottamatori si sono svegliati, e al posto dei loro smartphone hanno trovato una curiosa pila di anticaglie.
Un telefono a cornetta, una macchina da scrivere Olivetti, una radiolina a transistor, una macchina fotografica Polaroid, un televisore portatile Brionvega, una scatola di pastelli, un telegrafo.
In cima c’era un biglietto con scritto: “Io sono vivo, e voi siete morti. Firmato: Silvio Berlusconi”.

La stessa settimana nella quale il Canaro viene ancora una volta indagato come uno dei presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del ‘93, il suo rianimato Polipo delle Libertà rivince in Sicilia, battendo il Movimento 5 Stelle e doppiando il PD.
La disfatta di Renzi era scontata. Ormai il Cazzaro che perde le elezioni è come “Nebbia in Valpadana” o “Cane morde uomo”.
I notabili PD suoi ex committenti proveranno ancora una volta a liberarsi di lui. E lui cercherà ancora una volta di difendersi, dicendogli che il suo accordo con Berlusconi è l’unica speranza che il PD abbia di tornare al governo.
Da morto.

La sconfitta dei 5 Stelle era meno ovvia, ma non certo imprevedibile.
L’ondata populista li ha ormai scavalcati a destra, spingendoli a rincorrerla inutilmente con meschine sparate fasciste tipo quella di Soldatino Di Maio sui “taxi del mare”.
Questo secondo posto siciliano si sarebbe potuto considerare una mezza vittoria nel 2012, quando il Movimento era ancora un outsider, ma non adesso, che cazzeggia da 5 anni in parlamento, e da più d‘un anno sia al vertice della capitale che dell’ex capitale, Roma e Torino.
Ormai il M5S gioca nella Major League, dove farsi battere da un ottantenne è comunque imbarazzante e deludente, come tutto quello che fanno i 5 Stelle da anni.
Dalla deriva fascioleghista, al continuismo dell’Appendino, per certi versi persino più deludente della cialtroneria della Raggi, per un movimento che vorrebbe fare del cambiamento e dell’assoluta discontinuità la sua cifra distintiva.
Il M5S rischia di tornare in parlamento solo per fare altri 5 anni d’opposizione coreografica e inutile, perfettamente funzionale al prossimo governo Renzusconi che il Cacarellum è nato apposta per propiziare, e che il risultato delle elezioni siciliane avvicina.
E alla fine gli toccherà pure trovarsi un altro candidato premier, perché Di Maio, già al secondo mandato, per il loro statuto non sarà più ricandidabile.
Il derby isolano fra i due protagonisti della TV anni ’80, Berlusconi e Grillo, s’è concluso come da pronostico.
Dieci anni di vaffanculi hanno prodotto un ritorno al berlusconismo.
Il “Laboratorio Sicilia”, da sempre considerato anticipatore delle tendenze nazionali, ha dato il suo verdetto: “Corri a casa In tutta fretta, c’è un Biscione che ti aspetta”.
Alle spalle.

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