di Lorenza Ghinelli

RobertoPaciDalo_YeShanghai_CD_cover (Roberto Paci Dalò, Ye Shanghai, Marsèll Records, 16 euro)

Facciamo un balzo indietro. 1935, leggi di Norimberga. 1938, la Notte dei cristalli. Due trovate nazistissime per sguinzagliare l’odio antisemita costringendo tantissimi ebrei tedeschi a rifugiarsi all’estero (cosa peraltro di difficile attuazione). Addirittura, a Vienna, si vociferava dell’esistenza di un luogo in cui gli ebrei sarebbero potuti andare senza alcun bisogno di visto. Un inganno ottimamente congegnato per farli confluire di loro spontanea volontà dentro i campi di concentramento. Nel frattempo, Giappone e Cina tutto erano tranne che in rapporti di amicizia, e nel 1937, durante la battaglia di Songhu, Shanghai venne assediata, e nel 1941 occupata dalle forze giapponesi fino alla resa del Giappone nel 1945.
L’unico porto al mondo che consentiva l’ingresso senza visto né passaporto era proprio quello di Shanghai, e quando gli ebrei tedeschi arrivarono, altre due comunità ebraiche si erano già stabilite nella città: quella composta dai facoltosi di Baghdad e quella Russa, fuggita dall’Impero in seguito ai pogrom antisemitici attuati dal regime zarista e dagli eserciti controrivoluzionari, ma anche a causa della lotta di classe propugnata dai Bolscevichi.
Furono quindi questi esuli a formare la comunità russa di Harbin e, in seguito, il Ghetto di Shanghai, conosciuto come il “Settore limitato per i rifugiati apolidi” (mukokuseki nanmin gentei chiku).
Il ghetto si estendeva per circa un miglio quadrato nel distretto di Hongkou nella Shanghai occupata dai giapponesi. Ospitava circa 23.000 rifugiati ebrei.

La premessa era necessaria per parlare di Ye Shanghai, composto e arrangiato dal compositore e autore Roberto Paci Dalò. Ye Shanghai è molto più di un disco. È una ricerca innovativa in cui l’artista indaga l’incredibile storia di questo Ghetto.
La performance si basa su materiali visivi e sonori degli anni compresi tra il 1933 e il 1949.
Ye-Shanghai (Le notti di Shanghai), in origine, è il titolo di una canzone interpretata da Zhou Xuan (cantante e attrice cinese vissuta tra il 1918 e il 1957), e rappresenta l’ambiente sonoro del pezzo.
Roberto Paci Dalò ha operato decomponendolo e ricomponendolo, fino a farlo diventare una texture che ammanta l’intera performance, fatta di suoni dal vivo strumentali e campioni di materiali di archivio (voci in inglese, yiddish, cinese, tedesco).
In questa performance, i paesaggi sonori del passato rivivono, filtrati da suoni elettronici.
Dalò ha basato la sua ricerca su materiali originali audio e filmici degli anni compresi tra il 1933 e il 1949. Le immagini provengono da un fondo del BFI di Londra ritrovato dall’artista.
Questo è un progetto che inevitabilmente coinvolge anche l’Italia: molti profughi diretti verso la Cina partivano proprio dai porti di Trieste e di Genova. Coloro che riuscirono ad acquistare i biglietti per un piroscafo italiano del Lloyd Triestino, descrissero il loro viaggio di lusso come surreale. In effetti, ritrovarsi nei bassifondi di Shanghai dopo le persecuzioni antisemite in Europa, con tre settimane di lussuosa crociera in mezzo, doveva sembrarlo.

Ye Shanghai, Pubblicato dalla nuovissima Marsèll Records, ha già avuto presentazioni dal vivo in Cina, Belgio, Italia, Spagna, Austria.
Di questa disco, Gabriele Frasca ha scritto: “Ye Shanghai di Roberto Paci Dalò supplisce a questa mancanza d’informazione, l’unica in grado di suscitare in noi una ricezione empatica; e lo fa ricorrendo a suoni campionati, dalla voce registrata di una sopravvissuta che racconta del suo arrivo a Shanghai ai richiami dei venditori ambulanti cinesi dell’epoca, nei quali irrompono, quasi allucinate in quel mondo d’echi, le melodie klezmer che il clarinetto, e finanche il clarinetto basso (di regola estraneo a questo tipo di musica), provvede a frammentare, per poi ricomporre e persino dilatare. L’elettronica, contrariamente a quanto si è soliti pensare, è l’opposto di un trattamento a freddo: è la lavorazione diretta dell’ipertrofia di testimonianze che si sussegue per ogni epoca dalla prima riproducibilità tecnica“.
Qui, potrete trovare il link al Trailer e alle date della performance
Ma non è la prima volta che Roberto Paci Dalò indaga simili argomenti.
Il nostro 2014 non è poi tanto lontano dal 1914, basti pensare alla progressiva frammentazione dell’Europa di oggi che paradossalmente si muove su vuoti slogan “unionisti” mentre al suo interno lo sgretolamento in micro-stati è sempre più forte. Così come le guerre in corso: basti pensare a ciò che sta succedendo alla frontiera tra Ucraina e Russia (de facto in guerra), in una fantastoria che avrebbe affascinato Philip K. Dick”.
Parole sue, parole di chi da anni si interroga sulla Storia e le tante, talvolta minuscole ma non meno importanti, storie.
1915 è il titolo del suo prossimo progetto che esplora il dramma del Genocidio Armeno attraverso ricerche che l’artista sta svolgendo a Beirut, Instabul e Eravan. Genocidio che anticipò quello decisamente più noto della Shoah ma che – a differenza di quello nazista – non ha mai avuto riconoscimento, e scuse, da parte del governo Ottomano e turco di oggi.

Roberto Paci Dalò (musicista, regista e artista visivo) ha presentato le proprie opere nei principali teatri, festival e musei in Europa, Cina, Giappone, Russia, Medio Oriente, Israele, Africa, Canada, USA, Messico, America Latina.

robertopacidalo.com
arthubasia.org
soundohm.com
marsell.it

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