Redazionale

Gaza.jpgCi risiamo. Il governo israeliano non rinuncia a celebrare la fine del 2008 e il capodanno con il solito, sanguinosissimo massacro. I governi occidentali, e molti di quelli arabi, avvallano il “festeggiamento” con tonnellate di menzogne, pari, per efficacia distruttiva, ai carichi di bombe.
Hamas ha violato la tregua, Hamas lancia razzi sui villaggi israeliani oltre confine, Hamas è un gruppo terroristico. Tutto vero, a parte la prima proposizione e l’ultima. Hamas ha rotto la tregua dopo che gli israeliani l’avevano violata, uccidendo in solo un mese e mezzo circa venticinque palestinesi. Per non parlare del feroce embargo (viveri, medicine, combustibili, energia elettrica ecc.), di cui l’Unione Europea si è resa complice, che ha fatto di quasi due milioni di persone — persone, non islamici o altro — un ostaggio di carne, su cui sperimentare ogni sorta di sopruso.

Hamas sarà un gruppo terroristico (per il cosiddetto Occidente la nozione di “terrorismo” varia a seconda delle convenienze), ma è anche il partito per il quale i palestinesi hanno avuto il torto di votare in libere elezioni. Probabilmente stanchi del malgoverno e della corruzione di una cosa dal passato glorioso e dal presente vergognoso chiamata Al Fatah. Creatura, nella versione attuale, di Israele e dei suoi alleati, come lo era stato lo stesso Hamas quando tornava utile.
Sono i governi israeliani che modellano i propri nemici. Pronti a fomentare l’integralismo islamico allorché una OLP laica e di sinistra si fa troppo potente; e viceversa a trattare da fanatici e terroristi gli “integralisti” che loro stessi hanno alimentato e condotto per mano alla supremazia a Gaza. Il tutto accompagnato da un insopportabile piagnisteo, per cui l’unica potenza atomica regionale, responsabile di mille aggressioni e persino di assassinii individuali apertamente rivendicati, forte di un pieno sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, svincolata per tacito consenso dall’obbedienza alle direttive ONU, si lamenta, ogni volta che commette un crimine, di essere minacciata e sottoposta a violenze.
Certo, vi sono i razzi Qassam, che hanno fatto varie vittime (paradossalmente, più che altro palestinesi). Ma che cosa potrebbe fare, chi è sottoposto a strage, chiuso tra muraglie, privato di acqua, luce, alimenti e medicine, soggetto a rastrellamenti periodici, se non reagire come può? L’alternativa è arrendersi ai suoi massacratori. Chi propugna questa soluzione smetta di parlarci di Matteotti, dei Rosselli o dei fratelli Cervi. Se la vigliaccheria è virtù, i palestinesi sono responsabili della colpa opposta: il coraggio. Ormai da sessant’anni. Il tempo sufficiente a logorare le organizzazioni della resistenza (lo si è visto), ma non chi resiste (anche questo si è visto).
Qui non è questione di “ebrei”, e nemmeno di israeliani in senso lato. Molti cittadini di Israele, per quanto minoranza, sottoscriverebbero quanto stiamo dicendo. Mancano piuttosto all’appello gli Oz, i Grossman, gli Yehoshua. Menti brillanti e scrittori di grande talento vedono che il loro governo compie un massacro, capace di scatenare forze oscure con cui dovremo confrontarci per decenni. Tacciono oppure approvano (Oz). Anche per loro la vigliaccheria è virtù.
Ma il massimo della codardia è quella di chi scelse di fare della Fiera del Libro di Torino una celebrazione della nascita dello Stato di Israele, malgrado le proteste, i dubbi e le riserve di tanti intellettuali israeliani. Oggi quei signori si ritrovano i loro banchetti di bestsellers imbrattati di sangue. Non è la prima volta, il macello di Beirut è del 2006. Non ci dicano che non sapevano.

Qui un’allegra canzoncina augurale.