silvio.gifAgiografia? Non basta. per definire questo pezzo di prosa d’arte bisogna scomodare la letteratura patristica, evangelica, talmudica, qabbalistica. E’ più divertente dei momenti catartici, sembra uscita dalla sceneggiatura di un ‘Non-Stop’ di Enzo Maria Trapani, nemmeno lo scriba faraonico arriva a tanto. Godetevela, Claudio Sabelli Fioretti ha da imparare il mestiere, Verdone anche. E’ la biografia che la federazione di Forza Italia di Coriano (il qual paese non so neanche dove cazzo stia) ha steso e pubblicato sul suo prestigioso sito. E’ come leggere ottomiladuecento frasette da baci perugina senza pagarne il prezzo o accumulare calorie… [gg]

Chi è veramente il leader di Forza Italia, come vive l’uomo che vuole cambiare il Paese? Abbiamo ripercorso la sua vicenda umana, dall’infanzia milanese al liceo dei Padri Salesiani. E poi, l’università, il lavoro, le sfide e le vittorie. Ma, soprattutto, vi raccontiamo gli affetti, le passioni, le amicizie, gli amori di Silvio Berlusconi

Dal padre Luigi, milanese tutto d’un pezzo, di stampo antico, Silvio acquisisce il senso del dovere, l’amore per il lavoro, la capacità di sacrificio, il rispetto per la parola data. Papà Luigi e mamma Rosa gli trasmettono positività e serenità. Ma l’infanzia del futuro Presidente è segnata dalla guerra. Una tragedia immane che Silvio, come i suoi coetanei, non potrà mai dimenticare. E i ricordi di quel periodo lontano nel tempo lo commuovono ancora oggi: “Facciamo un po’ di conti: sono nato nel 1936 e avevo dunque sei anni quando la guerra entrò, disastrosamente, nella nostra vita quotidiana. Poi arrivò il 1943, la grande crisi, la caduta del fascismo, l’8 settembre, i tedeschi, la paura, i bombardamenti. Mio padre era militare al momento della disfatta. I tedeschi avevano iniziato la caccia al soldato italiano e lui si fece convincere da alcuni suoi amici a riparare con loro in Svizzera. Fece la scelta giusta. Salvò la sua vita e salvò il futuro di tutti noi. Per questa lontananza lui soffrì molto, mia madre soffrì molto. Per me fu uno struggimento devastante, il chiodo fisso dei miei pensieri: papà, il mio papà. Mia madre si era trovata con due figli piccoli e il peso di due anziani: suo padre e la mamma di mio padre, che manteneva con il proprio lavoro di segretaria alla Pirelli a Milano. Tutti i giorni doveva arrivare in ufficio molto presto, cosa che la costringeva ad alzarsi alle cinque per prendere la corriera che la portava a Lomazzo, dove trovava il treno delle Ferrovie Nord per Piazzale Cadorna, a Milano. Da lì a piedi fino alla Pirelli. Alla sera, cammino inverso, nel buio. La sua vita era così: ogni giorno avanti e indietro su quella strada, prima con la mia sorellina nella pancia, e poi di fretta alla sera per tornare ad allattarla. E con un ricordo indimenticabile. Quello di vedersi un mitra piantato sul petto e la quasi certezza di lasciarci la pelle. Accadde quando in treno impedì ad un uffuciale delle SS di portar via una signora ebrea destinata al campo di sterminio. Tutti erano paralizzati dalla paura, ma non mia madre. Afferrò per il bavero l’ufficiale tedesco e si mise a gridare: «Vai via, dì che non l’hai trovata e vattene di qui». Il tedesco incredulo le dette uno spintone facendola cadere e le puntò addosso il fucile: «Zitta tu, o ti ammazzo». Ma lei ebbe il fegato di continuare: «Guardati in giro: se mi spari, tu da questa carrozza non scendi vivo». Allora quello si guardò intorno e vide tutte quelle facce spaventate che erano diventate minacciose, che non si sentivano di lasciare sola una donna con una grande pancia, piccola di corpo ma grande di spirito, che metteva in gioco la sua vita per salvarne un’altra. Il tedesco diventò paonazzo, strinse il dito sul grilletto, ebbe un attimo di esitazione e poi se ne andò. Il treno ripartì, mia madre aveva vinto, ma la tensione, lo spavento la stremarono e l’ultima parte della sua gravidanza ne risentì. Ma seguitò a fare il suo dovere sia in ufficio che in casa. Mia madre non si è mai vantata di quell’episodio. Lo raccontarono i suoi quotidiani compagni di viaggio. Ero orgoglioso di lei e avevo imparato che se si supera la paura, se si ha coraggio, alla fine si vince”. Iniziò in quei giorni una lunga e dolorosa attesa che durò sino alla primavera del 1945. Sino al giorno del ritorno. “Quando la guerra finì”, ricorda Berlusconi, “e cominciarono a tornare tutti quei padri, zii e fratelli che si erano sottratti ai rastrellamenti tedeschi e alla deportazione in un campo di lavoro o nei lager, per me iniziò invece un altro periodo d’apprensione e di attesa. Andavo ogni giorno ad aspettare il trenino che veniva da Como. Lì arrivavano i rifugiati che tornavano dalla Svizzera. Tornavano in tanti, ma non mio padre. Per un mese ci andai tutti i giorni. Mi arrampicavo su un paracarro che era il mio posto d’osservazione. Poi, dopo tante attese a vuoto, cominciai a stare più lontano. No, non era soltanto pudore, era delusione, era dolore. Volevo poter piangere senza dare a nessuno lo spettacolo delle mie lacrime. Perché il treno se ne andava via e mio padre non c’era. Poi un giorno arrivò. Lo riconobbi da lontano, ebbi un tonfo al cuore, mi scattarono le gambe e con una corsa sfrenata piombai tra le sue braccia. Molti altri bambini non rividero più il loro padre e io fui fortunato. Quel momento mi è rimasto nella memoria come quello più straziante e più felice della mia vita”. Con la fine della guerra, la serenità torna nella famiglia finalmente riunita. Finite le elementari, Silvio frequenta la scuola media e il ginnasio dai Salesiani di via Copernico. È una scuola impegnativa, dove si studia sodo. Il giovane Berlusconi fa i conti con i ferrei regolamenti salesiani: sveglia alla sette, colazione, messa, lezioni, compiti, studio. Unica distrazione concessa da mamma e papà, un film il sabato pomeriggio. Ma dove trovare i soldi? Silvio è intraprendente. L’ostacolo si può aggirare. Diventa assistente dell’operatore del cinema vicino a casa. Intraprendente, a volte cocciuto, comunque carismatico: in classe e in oratorio è il capo. E dimostra anche un preciso senso pratico: sbriga i compiti prima degli altri, poi aiuta i compagni più lenti o meno studiosi. In cambio di qualche spicciolo. Ma se il compagno non strappa almeno il sei meno, lui restituisce il compenso. Insomma, una specie di “soddisfatto o rimborsato” ante litteram. Dirà più tardi Silvio Berlusconi, ormai padre di cinque figli: “Non si ottiene nulla senza applicazione e senza sacrifici”. Dopo la maturità classica il giovane Berlusconi comunica a papà Luigi che gli studi all’Università vuole pagarseli da solo. Come? Con Fedele Confalonieri, destinato a diventare l’amico di una vita, organizza un complesso musicale, “I quattro doctores”. Si esibiscono nei ritrovi studenteschi, alle feste universitarie e private. “Ma mai nei night-club — ricorda Berlusconi con un sorriso — perché eravamo ragazzi di buona famiglia”.

IL TEMPO DELLA NUOVA GENERAZIONE
Milano. Silvio Berlusconi, una mattina, passa davanti alla Stazione Centrale. Lo attende l’imprevisto. Si chiama Carla Dell’Oglio. Sta aspettando l’autobus. Improvvisamente Silvio dimentica tutto. Si presenta, scherza, si offre di accompagnarla a casa. Lei tergiversa e infine accetta. Si sposeranno il 6 marzo 1965. Il 10 marzo 1966 nasce Maria Elvira, detta Marina; due anni dopo, il 28 marzo 1968, arriva Pier Silvio, subito soprannominato Dudi. I due ragazzi crescono felici a Milano, nella casa di via San Giminiano, e poi ad Arcore. Il padre sta diventando rapidamente un personaggio pubblico, un imprenditore di successo. Ma la vita della famiglia non cambia, a Silvio non piace ostentare, vuole che i suoi ragazzi crescano come tutti i loro coetanei e, soprattutto, lontani da ogni clamore. Racconta Pier Silvio: “Papà anche quando veniva a casa per rilassarsi, era sempre a nostra disposizione e il suo tempo libero lo impegnava a farci divertire: ci raccontava indovinelli, storie, faceva l’imitazione del vecchietto del West …”. La vita professionale di Berlusconi si fa sempre più fitta di impegni, giornate e notti dedicate al lavoro. La famiglia è serena, ma qualcosa nel rapporto con Carla cambia agli inizi degli anni Ottanta. L’amore si trasforma in sincera amicizia. Silvio e Carla, di comune accordo, decidono di continuare la loro vita seguendo ognuno le proprie aspirazioni. Ma molte cose continuano a unirli; innanzitutto, Marina e Dudi. La vita continua. Una sera Berlusconi, al Teatro Manzoni di Milano, vede recitare Veronica Lario. È subito amore. Qualche anno dopo si sposano e nascono Barbara (1984), Eleonora (1986) e Luigi (1988) che porta il nome del nonno. Il tempo passa… Marina, la figlia primogenita, 34 anni, è ora vicepresidente della Fininvest, mentre Piersilvio, 31 anni, è vicepresidente di Mediaset e numero uno di Rti, la società che controlla le attività televisive. Marina è una delle donne-manager più ammirate d’Italia. Ama vestirsi in modo classico e discreto. Ha ereditato dal papà la stessa passione per il lavoro. Alla scrivania resta anche dodici ore al giorno. Pier Silvio, che dopo un terribile incidente stradale alle Bermuda si è ricostruito con lo sport uno straordinario fisico da atleta, è il responsabile di tutte le produzioni e di tutti i palinsesti di Canale 5, Italia 1 e Retequattro.

IL SABATO È PER I BAMBINI
Per i suoi tre ragazzi, mamma Veronica ha scelto la scuola steineriana. Ispirato al pensiero di Rudolf Steiner, filosofo ed educatore austriaco, il metodo è stato concepito per stimolare la creatività e la libera formazione del carattere, anche attraverso la pratica delle arti e della musica. Silvio Berlusconi ha sempre avuto un culto per la famiglia e dedica alla famiglia tutto il tempo che riesce a sottrarre al lavoro. “Parliamo della scuola, degli amici, del Milan, di quel che ho fatto io e che hanno fatto loro. Spesso ci mettiamo al piano e cantiamo insieme. Sono tutti intonati e con un buon talento musicale. Gielo dico sempre: potremmo mettere su un coro o un’orchestra”. Ma a volte nasce qualche discussione: risolta democraticamente, con il Presidente in perenne minoranza. Il motivo? Sempre il solito, comune peraltro a tante famiglie: “Succede quando c’è da accogliere in casa qualche nuovo inquilino: un cane, un gatto, uno scoiattolo. Io voto contro, regolarmente, ma regolarmente perdo. Salvo essere poi io il primo a viziarlo”. Dai più piccoli di casa, Luigi ed Eleonora, una volta s’è fatto anche intervistare. Non era però un compito a casa, un’esercitazione imposta dal metodo steineriano o un nuovo gioco. I giornalisti in erba la combinarono bella: all’insaputa del genitore pubblicarono lo “scoop” sul settimanale Tv Sorrisi e Canzoni. Papà, da bambino ti piaceva giocare al pallone? chiese Luigino. “Altroché, il problema era di trovare un pallone”, fu la risposta di Silvio. Ed Eleonora: Adesso papà che hai una squadra tutta tua, ti senti più forte? “No. Non è una questione di forza, è una questione di amore”.

LA BATTAGLIA PIU’ DIFFICILE
Tra le sue vittorie, quella del maggio 1997 è stata la più importante e la più sofferta, quella contro il tumore. L’ha raccontata lui stesso, tre anni dopo. Sembrava un incontro come tanti, quel giorno di luglio, tra l’ex presidente del Consiglio e i ragazzi di una comunità per il recupero di alcolisti e di tossicodipendenti, la “Piccola comunità” di don Gigi Vian e di don Antonio Zuliani, sulle colline di Conegliano Veneto. “C’è stato un momento della mia vita in cui ho dovuto sfoderare tutta la mia voglia di resistere, la mia forza d’animo. Sapete, ragazzi, ho avuto un cancro. Ho vissuto mesi da incubo, ma ho continuato a lavorare senza far trasparire nulla. Poi sono stato operato, ho affrontato le dovute terapie e ce l’ho fatta. E ho ricominciato con ancora più grinta”. Berlusconi fu operato il 5 maggio: “Per fortuna — ha spiegato in seguito — il tumore era localizzato ed è stato possibile vincerlo. Sono riuscito a venir fuori dal tunnel e a superare un periodo terribile. Fu dura, eppure mi battei con coraggio per tutta la campagna elettorale. Erano in gioco le elezioni amministrative, ma più ancora il sogno di iniziare a cambiare l’Italia. L’ultimo giorno fu tremendo. Era la manifestazione di chiusura per l’elezione a Sindaco di Gabriele Albertini. In Piazza Duomo, a Milano, c’erano trecentomila persone. Parlai con la solita forza, con la solita passione, ma avevo la morte nel cuore. La mattina dopo dovevo entrare in sala operatoria, non riuscivo a non pensarci, ero convinto che il male fosse diffuso e incurabile”. I clinici del San Raffaele di Milano minimizzarono e dissero che si trattava soltanto di un calcolo al rene. Il segreto rimase tale per tre anni; soltanto i familiari, gli amici più stretti, quelli di sempre, sapevano della malattia e della guarigione. Ma perché Silvio Berlusconi ha voluto violare quel segreto, parlando in quella occasione? L’ha spiegato lui stesso, con semplicità: “Ero davanti a quei ragazzi che lottano per uscire dalla droga e dall’alcol, volevo far capire che anche i momenti più neri si possono superare, e mentre li incoraggiavo, avvertii che loro stavano pensando che per me tutto è facile perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Allora mi decisi a raccontare quel che ho raccontato”. Quella lunga battaglia e la sofferta vittoria sulla malattia hanno lasciato nell’animo di Berlusconi, un segno profondo, indelebile. “Da allora ho impresso un indirizzo diverso alla mia vita. Dopo la malattia sono tornato al lavoro con maggiore intensità, ma il cambiamento è stato un altro: oggi attribuisco meno importanza d’un tempo alle apparenze, alle ambizioni, al successo, alle cose di questa terra. Dopo aver creduto di morire ho scoperto nuovi orizzonti e nuove energie. La vita dopo simili prove cambia davvero”. “È la conferma che di cancro si può guarire”, ha commentato il professor Umberto Veronesi, “e che la forza di volontà, il coraggio possono essere in questo di grande aiuto. E il fatto che questa confessione Silvio Berlusconi l’abbia resa davanti a degli ex tossicodipendenti è stato importante: questi ragazzi spesso non sentono di avere una prospettiva di vita. Invece bisogna porsi delle mete. E così facendo viene la voglia di raggiungerle e di superarle”.

TUTTI PER UNO…
Nel 1991 Silvio Berlusconi ricorda per Capital i suoi anni scolastici

Credo di essere stato fortunato con la mia classe, così viva e unita, e con i miei professori, tutti di buon livello. Almeno tre, anzi, superlativi. Ma non furono anni facili. Si studiava molto. Il pomeriggio, la sera dopo cena, il mattino presto. Una disciplina dura, dal ginnasio sino all’esame di maturità. Cominciò il caro don Olmi a martellarci in testa la grammatica latina e greca. Venivamo interrogati ogni giorno e non c’era scampo: alla fine verbi e declinazioni li sapevamo davvero. Imparammo così a studiare sul serio, a stare sui libri sino a capire a fondo e ricordare bene. Al liceo furono i professori di lettere ad affascinarci. In particolare don Muffatti per il latino e il greco e don Biagini per l’italiano. Ci insegnarono a comunicare. Esigevano chiarezza di contenuti, pulizia di linguaggio, “consecutio” delle argomentazioni ed equilibrio della composizione. Ci è rimasto anche il gusto della parola giusta e l’aspirazione all’etimo, alla radice del significato. Con i compagni c’erano un’intesa profonda e una grande carica umana che ci veniva dalle famiglie di provenienza. Di livello medio basso, direbbero oggi i sociologi. E naturalmente, nel gruppo contarono molto alcune individualità. Dobbiamo a questa esperienza quel senso di rispetto e simpatia che proviamo per gli altri, specialmente per i più umili. Dopo il liceo la “squadra”, professori e compagni, è rimasta davvero molto unita. Con tutti ci vediamo spesso. Non solo alla ricerca del tempo perduto…

NEL NOME DEL PADRE
La grande personalità di Luigi Berlusconi ha inciso profondamente nella vita del fondatore della Fininvest. Per Silvio è stato un genitore, un consigliere, un amico. E fino all’ultimo giorno è stato al suo fianco

Padre severo, ma affettuoso e poi amico e consigliere, Luigi Berlusconi è una presenza centrale nella vita di Silvio. Nato a Saronno nel 1908 e trasferitosi giovanissimo a Milano, Luigi viene assunto come semplice impiegato alla Banca Rasini, ma inizia subito a far carriera. Il titolare, Carlo Rasini, lo ricordava come “un collaboratore fedelissimo, di una dedizione assoluta. Prima di dare agli impiegati una matita nuova si faceva restituire il mozzicone di quella vecchia, spegneva le luci superflue. Altri tempi”. Luigi andrà in pensione come Direttore Generale dell’Istituto di Credito, ma non cesserà di lavorare; iniziò subito a seguire le attività delle società del figlio, quell’Edilnord che firmerà Milano 2 e Milano 3. Sin dagli inizi papà Berlusconi ha creduto fermamente nelle idee del suo ragazzo tanto da affidargli come capitale iniziale della sua prima società l’intera sua liquidazione e aiutandolo poi ad ottenere gli altri finanziamenti necessari, curando i bilanci delle sue prime società e consigliandolo con la sua lunga esperienza. Lo si vedrà nei momenti cruciali, come la creazione di Canale 5, l’ingresso nel campo della pubblicità e del cinema, l’acquisto della Standa, sempre al fianco di Silvio. Un vincolo fortissimo, dunque, rinsaldato anche dallo sport. Papà Luigi, infatti, trasmette al suo primogenito la grande passione per il Milan. Diventato presidente della squadra rossonera, Silvio ricorderà spesso quei pomeriggi domenicali quando il papà lo portava a gioire e a soffrire per il “Diavolo”. La prima “Coppa del Mondo” vinta dal suo Milan stellare non può che dedicarla a papà Luigi.

LO STUDENTE
I ricordi dei suoi insegnanti e dei suoi compagni di classe

A perfezionare il carattere di Silvio ci penseranno i Padri Salesiani del Liceo Sant’Ambrogio di via Copernico a Milano. Una scuola dura, dove il giovane Berlusconi impara a “stare sui libri fino a capire a fondo e ricordare bene”. Padre Erminio Furlotti, quarant’anni e più d’insegnamento al liceo, ricorda così lo studente Berlusconi: “Era geniale, disinvolto, padrone di sé e di facile comunicativa tanto che, in occasione di visite di autorità, gli veniva affidato il discorso ufficiale che sapeva anche improvvisare lì per lì. Aveva capito l’interazione tra attenzione e memoria e la sfruttava al meglio”. Guido Possa, compagno di scuola racconta: “Gli studi in quegli anni erano severi e i professori rincaravano la dose: andava avanti solo chi si impegnava a fondo. Così faceva Silvio, che eccelleva in italiano, latino e greco, materie che richiedono finezza espressiva orale e scritta. Gli piacevano le poesie e la grande letteratura. Berlusconi riusciva bene anche negli sport ed era il più bravo della classe nella corsa veloce. Nella dinamica relazionale all’interno della classe, Berlusconi occupava tra i compagni una posizione centrale, data la sua prorompente ed estroversa vitalità. Suscitava tuttavia qualche invidia il suo buon gusto nel vestire, la parola facile, l’aureola di successo con le ragazze, la passione per lo spettacolo e il canto e soprattutto la sua capacità di tenere un’intensa vita sociale fuori dalla scuola nelle poche ore lasciate libere dallo studio. Berlusconi ha sempre avuto molto cari i suoi compagni di classe mantenendo con loro stretti rapporti. Non pochi sono stati per lunghi anni suoi collaboratori nella vita imprenditoriale.

UNA MAMMA COME AMICO
Una donna severa, determinata, battagliera e, al tempo stesso, una madre affettuosa, protettiva, tenerissima. Un ritratto di Rosella Berlusconi

La signora Rosa, chiamata Rosella sin dagli anni dell’adolescenza, oggi ha dodici nipoti, ma al primo posto nel suo cuore restano i suoi figli: “I ragazzi li ho fatti io, i sacrifici per loro li ho fatti io. Ma voglio bene anche ai miei nipoti. Sono tutti belli, intelligenti, affettuosissimi”. La nipote del cuore è Marina: “Fra di noi c’è come un fluido”, confessa. La signora Rosella è una donna piccolina, dritta, curata, attenta, ma anche battagliera. Dice sempre ciò che pensa, anche e soprattutto a suo figlio Silvio. Lei era contraria alla sua entrata in politica e continuava a ripetergli “perché?”. Lui le rispondeva, tormentato: “Mamma, lo devo fare, non vedi come siamo combinati? Bisogna pure che qualcuno si faccia avanti. I comunisti sono rimasti gli stessi, disferanno l’Italia, non ci sarà più libertà, non si potrà più lavorare”. Una sera dell’inverno 1993 mamma Rosella guardò diritto negli occhi suo figlio. Poche parole, semplici: “Se senti il dovere di farlo, devi trovare il coraggio di farlo”. Da quel momento è stata al fianco di Silvio anche in politica, sempre pronta a ridargli la carica. “Un giorno del ’94”, racconta, “ho trovato Silvio stanco, preoccupato, demoralizzato. Gli ho detto: Silvio! Non puoi deludere chi ha fiducia in te. Devi andare avanti, ma prima imponiti una sosta: ritroverai il tuo coraggio, la tua energia, il tuo entusiasmo e la tua fede e ritornerai il combattente di sempre”. All’ingresso della casa di mamma Rosa c’è un bellissimo bassorilievo. Una Madonna col bambino che offre una rosa. È di Pietro Canonica. “Sa la storia di questa Madonna? Quando ho compiuto settant’anni, Silvio, che era a Parigi, mi ha mandato settanta rose alte come sono alta io. Poi, a mezzanotte, sento suonare il campanello. Era lui, si è scusato dell’ora, mi ha riempito di baci e mi ha portato in casa, aiutato dal suo autista, questa Madonna, pesantissima. Mi ha detto che era stata scolpita nel 1936, l’anno in cui è nato lui, e per questo ha voluto donarmela. ‘Perché questa sei tu e questo sono io che ti offro una rosa’”. La signora Rosella è fiera dell’amore che i figli hanno per lei: “Ogni domenica Silvio mi invita ad Arcore. Può avere qualunque personaggio a tavola, ma mi fa sedere sempre alla sua destra. Quando parlo tutti mi stanno ad ascoltare, con attenzione e con rispetto. Io sono orgogliosa di tutto quello che hanno realizzato i miei figli, per questo ringrazio il Signore. Ma sono particolarmente orgogliosa del riguardo e dell’affetto che hanno per me”.

L’OROSCOPO
Ecco il profilo astrologico di Silvio Berlusconi, nato sotto il segno della Bilancia il 29 settembre 1936. Secondo gli studiosi delle stelle il suo destino era già tutto scritto nel firmamento.

Il carattere
Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, Bilancia. Come la maggior parte dei nati sotto questo segno è un personaggio comunicativo, capace di forti passioni e amori profondi. Carismatico, grazie alla grande adattabilità e al talento innato, spicca in attività che lo portano di fronte al grande pubblico, ha ottime capacità di giudizio, di analisi e di sintesi, costruisce ogni ragionamento con logica stringente, riesce a conferire chiarezza a ogni argomento.

L’amicizia
Amicizia e ammirazione lo aiutano a sviluppare le tendenze più positive della sua natura, mentre il carattere robusto lo rende capace di assorbire anche le più difficili avversità della vita e trarne profitto per raggiungere le proprie mete. Dalla Bilancia, Silvio Berlusconi trae la sua capacità di sapersi adattare agli avvenimenti e alle situazioni, cogliendo il meglio da ogni circostanza, senza subire influenze negative. Combattente determinato e tenace, ha come segreto un fiuto preciso che gli fa subito comprendere quali sono i personaggi che gli saranno più congeniali e quali, prima o poi, saranno fonte di delusione. La sua indole critica lo porta a valutare con serenità le diverse facce della verità e della personalità umana; esigente e instancabile, ha innanzitutto il culto del lavoro e dell’efficienza.

Le stelle di quest’anno
Quest’anno il transito di Saturno nel segno dei Gemelli richiederà uno sforzo di puntualizzazione e di consolidamento, mentre il transito di Giove nel segno dello Scorpione darà garanzia di risultati all’impegno profuso. Le battaglie del leader di Forza Italia coinvolgeranno interessi economici e politici, per cui si troverà ad affrontare una concorrenza agguerrita, ma c’è da credere che non sarà certamente lui ad arrendersi. Astralità numerose e potenti garantiranno efficienza e vigore, facendo vivere a Berlusconi un periodo movimentato e faticoso, ma al tempo stesso denso di successi e soddisfazioni nella vita privata e in quella pubblica. Dopo un lungo periodo difficile, le stelle sono quest’anno nuovamente con il suo segno.

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