di Antonio Riga

Il 4 giugno a Firenze, a 59 anni, è morto di infarto Lorenzo Bargellini, storico leader del Movimento di lotta per la casa di Firenze.

Partito da Lotta Continua, Bargellini occupava illegalmente i palazzi vuoti, consegnandoli ai senzatetto. Poi le manifestazioni in piazza per il diritto alla casa, i picchetti all’alba per impedire gli sfratti. Era soprannominato Mao dagli amici, più volte sanzionato penalmente per le sue irruzioni. Svolgeva i lavori socialmente utili per scontare le tante condanne”, così la cronaca fiorentina on line.

Lorenzo Bargellini era nipote di Piero Bargellini, il sindaco dell’Alluvione del ’66, ma ad una vita comoda e garantita ha preferito, per dirla in breve, la lotta di classe.

Sul suo profilo F.B. campeggia una foto in limpido B&N metà ’70, alla testa di un corteo, capelli lunghi e braccia tese sulla spranga.

Y.T. è piena di video di vari lustri, con le sue dichiarazioni e le manifestazioni del Movimento.

Quarant’anni ininterrotti sul pezzo e nessuna stagione del riflusso per Mao Bargellini.

Come tutti coloro che vivono a Firenze e che hanno memoria della stagione delle lotte, conoscevo perfettamente di vista Lorenzo ma non ho mai avuto niente a che fare con lui, se non incontrarlo una volta in veste professionale, dopo che una palazzina di un mio cliente, affittata alla Regione, era stata occupata da una ottantina di somali, molti dei quali con pratiche di asilo politico in corso, capitanati e organizzati dal Movimento. Tralascio il resoconto tecnico della vicenda che si concluse con il finanziamento, da parte della Regione e col supporto di una cooperativa sociale, di un progetto di “rilascio spontaneo”, tramite mediazioni culturali, alfabetizzazioni ed avviamento al lavoro. Visitai con il mio cliente l’immobile – nel quale, in pochi giorni, gli occupanti erano diventati 140, divisi per piani fra somali, eritrei ed etiopi – e l’accesso si rese possibile su autorizzazione di Lorenzo Bargellini, che ci accolse ed al quale gli occupanti si erano interamente affidati. Capii da quell’incontro la capacità che Bargellini aveva non solo nella gestione degli occupanti – per nulla semplice, visto che erano somali della zona di Mogadiscio, i più restii a forme di integrazione – ma anche nell’interlocuzione con tutte le Pubbliche Amministrazioni coinvolte nella vicenda.

Ebbi l’idea di un uomo sereno, tanto civile nel colloqui quanto fermo nei suoi propositi e, soprattutto, alieno da qualsiasi forma di protagonismo narcisistico.

Dopo la morte si sono lette le dichiarazioni di politici cittadini, tutte genericamente rispettose della persona, scontate nella censura alle occupazioni illegali ma pronte a ricordarne la tempra di “uomo vero, di una coerenza incrollabile” o a sostenere che “se il Movimento non ha intrapreso derive radicali, il merito è stato proprio di Bargellini”.

Ma la resipiscenza dei politici è stata rifiutata dal Movimento di lotta per la casa, che ha rivendicato la “parte” scelta da Mao Bargellini, con la testardaggine e senza compromissioni di chi ha scelto di fare sul serio.

Un corteo di duemila persone per il centro città, il saluto dei compagni sui muri delle periferie – come quello in foto – ed un comunicato; bello, non solo perché un necrologio per la morte di un rivoluzionario “è romantico per definizione”, come avrebbe detto Gramsci, ma perché intransigente nel restituire la figura e la scelta di vita di Lorenzo Bargellini.

Eccolo.

Ci sono morti che pesano come macigni. Quella di Lorenzo è una di queste. Perdiamo un compagno come pochi. Straordinario nella sua generosità e nella sua coraggiosa testardaggine. Lorenzo ha passato una vita dietro le barricate, senza mai fermarsi, anche negli anni e nei momenti più difficili. Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Una vita dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. Non con le “chiacchiere”. Lorenzo se ne è andato, ma non lascia il vuoto. Quelli come lui vivono per lasciare qualcosa di molto prezioso ai propri compagni. Lui lo ha fatto, impegnandosi fino all’ultimo respiro affinché il fuoco delle lotte non si spegnesse.

E non si spegnerà.

E’ questa la nostra promessa, che facciamo a Lorenzo e ai suoi nemici di una vita intera. Non importa se oggi dalle istituzioni arrivano parole di cordoglio e attestati di stima. La memoria di Lorenzo continuerà a essere una memoria di parte, un’immagine indelebile, scolpita nei cuori e nella memoria di migliaia di proletari di questa città: quelli con cui Lorenzo si è schierato, dalla stessa parte della barricata. Perché quello era il suo posto, e siamo sicuri che sarebbe infastidito, oggi, dai tentativi di istituzionalizzare e santificare la sua memoria. Lorenzo non ha mai condiviso niente con chi sta nei palazzi, e non è stato un santo. La sua vita ha deciso di viverla contro, dando tutto se stesso nella lotta contro i ricchi e i potenti. Perché non c’è un altro modo di essere al fianco degli ultimi, e lui lo sapeva. Siamo invece sicuri che quello che vorrebbe è continuare a vivere nella memoria di chi non ha nulla e vuole riprendersi tutto. Quello che ci chiederebbe sarebbe di portarlo con noi nei prossimi picchetti e nelle prossime occupazioni, di continuare a essere in qualche modo al nostro fianco ad affrontare una carica della polizia, di fare tesoro dei suoi insegnamenti per tornare a dare l’assalto al cielo… come prima, più di prima… con lui per sempre nei nostri cuori.

Non lo deluderemo…

I compagni e le compagne del movimento di Lotta per la Casa

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