di Sandro Moiso

fortopia 1 CSOA FORTE PRENESTINO, Fortopìa. Storie d’amore e d’autogestione, ed Fortepressa – La Bagarre ONLUS, Roma 2016, pp.440

[Spesso la scarsità di lotte politiche e sindacali degne di questo nome fa dimenticare che da decenni esistono realtà che, dalla battaglia NO TAV in Val di Susa ai centri sociali occupati, esprimono materialmente l’esigenza di radicare quelle stesse lotte nella pratica di una realizzazione, già qui nel presente, di uno altro modello di vita ed organizzazione sociale. In occasione dei suoi primi trent’anni di vita una di queste realtà, il CSOA Forte Prenestino di Roma, pubblica un testo, arricchito da una grafica straordinaria, che narra in maniera corale la storia delle sue battaglie e iniziative. Qui di seguito la Prefazione a cura della redazione.]

E ad un certo punto ti accorgi che sono passati trent’anni. Il primo maggio 2016 il Forte compie 30 anni di occupazione.
Assurdo pensarci. Guardarsi indietro vuol dire guardare la vita del Forte e le nostre vite.
Chi quel giorno ruppe la catena mai poteva pensare che questa storia sarebbe durata abbastanza da parlarne in un libro trent’anni dopo.

Eppure è così, e oggi pubblicare e diffondere questo libro è più importante che mai, visto l’attacco che stanno subendo gli spazi sociali di Roma. Un attacco concentrico e continuato di fronte al quale è necessario raccontare a voce alta la nostra storia che è lunghissima e fatta di ricerca, culture, scoperte, iniziative, laboratori, resistenza. Una storia fatta di esperienze che hanno reso questa città viva, vitale, sostenibile.

Attorno alla voglia di raccontare i trent’anni del Forte Prenestino si sono attivate le energie. Abbiamo chiamato a raccolta persone che si erano allontanate dalla vita quotidiana del Forte ma che non hanno esitato a rimettersi in gioco..
In otto mesi di lavoro fitto abbiamo gioito dello splendore del ritrovarsi e del progettare insieme. Siamo partiti alla ricerca dei contatti e abbiamo cercato risposte: un turbine emozionale si è attivato dentro e fuori di noi e la giostra meravigliosa della collettività in creazione ha cominciato a girare.

Questo libro per noi è importante per il processo con cui si è generato, una scrittura collettiva che racconta una storia collettiva: abbiamo chiesto a tutte/i quelle/i che hanno attraversato il Forte Prenestino di mandarci un contributo, di raccontarci una storia, e in pochi mesi siamo stati sommersi di memorie e racconti.
fortopia 3 Quello che avete tra le mani è la raccolta dei punti di vista delle(ei centomila pazze/i. Tante prospettive che illuminano un unico grande cuore pulsante e un senso che, dai sotterranei alle torrette, sorridente ci viene a cercare.

Tra i racconti troverete anche dei testi a cura della redazione: sono schede nelle quali iniziamo a delineare alcuni dei temi fondanti del Forte: la solidarietà internazionale, e i movimenti antiliberisti, l’antisessismo e l’autodeterminazione, l’antiproibizionismo, la comunicazione e le battaglie contro l’istituzione repressiva del carcere, solo per citarne alcuni. Moltissimo c’è ancora da raccontare e approfondire per ognuno di questi temi e vi rimandiamo per questo a un secondo volume o a futuri fascicoli di una non-enciclopedia del Forte tutta in fieri.

“Fortopìa – Storie d’amore e autogestione” non è un punto di arrivo ma il gradino da cui ripartire per continuare a costruire insieme mille mondi possibili perché la Fortopìa non è un’utopia, qualcosa che si allontana sempre più. La Fortopìa è un eterotopia, un luogo che una volta passato il ponte e superato il cancello è reale , presente e pulsante, con le sue regole che sono vere qui e non altrove. Un luogo dove il possibile si espande nel potenziale senza allontanarsi dal reale, divenendo concreto e praticabile.

Questo libro è autoprodotto perché nulla di quello che abbiamo fatto viene fuori da altro che non siano i nostri desideri e i nostri sforzi, e dal sostegno e dalla complicità delle migliaia di persone che ci attraversano. E a loro è dedicato: a chi ci sta ancora e a chi non c’è più.
A tutti gli spazi occupati e autogestiti.

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