di Valerio Evangelisti

DieciPassi

Marco Cardone (a cura di), AA.VV., Dieci passi nell’aldilà, ed. Liberodiscrivere, Genova, 2013, pp. 210, € 15,00. Il libro è acquistabile qui. Racconti di Alessandra Lusso, Federica Maccioni, Polly Russell, Marco Migliori, Alessandro Cal, Roberto Bommarito, Livio Gambarini, Marco Cardone.

Dieci formidabili racconti per una formidabile antologia. Quando ho avuto in mano il testo, non mi aspettavo nulla di simile. Pensavo a una raccolta di storie horror a buon mercato, come me ne sottopongono tante. Sangue, fantasmi, morti viventi: la solita paccottiglia, che all’estero ha grandi autori, ma che in Italia sfocia molto spesso in fallimenti e in ingenuità.

Questo libro è totalmente diverso, per fortuna. Qualche tocco horror c’è, ma resta marginale. Prevale invece una inventiva scatenata declinata in vari registri: dalla black comedy al sarcasmo cattivo, dalla fantascienza al noir, e persino al racconto di ambito regionale ancorato a favole e leggende. Difficile dire chi abbia la meglio, nella tenzone. Gli autori gareggiano in bravura. Alcuni sono veri e propri stilisti. L’efficacia è comunque garantita. Iniziato un racconto, resta difficile staccarsene. Senza che siano messi in campo gli usurati meccanismi della suspense elementare. Alcune narrazioni sono destinate a rimanere per sempre nella mente del lettore.

Il tema è quello dell’incognita rappresentata dalla morte, e soprattutto da ciò che viene dopo. Qui alla sorpresa della bella scrittura se ne aggiunge un’altra: quella della profondità. Ridendo, scherzando, incupendosi o sghignazzando, gli autori non mancano di avanzare ipotesi scientifico-filosofiche. E’ molto citato Jung, ma lo sono anche, in forma esplicita oppure no, scienziati più o meno eretici o teologi ai limiti dell’eresia. Una vera festa dell’intelligenza, servita da uno stile ora raffinato, ora quanto meno brillante.

Gran parte del fantastico italiano soffre di una malattia dovuta all’emarginazione pluridecennale di cui ha patito. Privo di modelli autoctoni, cancellati dalla storia letteraria, ha fatto propri moduli importati dal mondo anglosassone, cinema e televisione inclusi, replicandone non solo le forme esteriori, ma anche la superficialità. In molto fantastico nostrano si nota l’aderenza allo schema esteriore importato, impoverito da una rinuncia alla complessità che magari nell’originale era sottintesa, andata perduta nel surrogato riscritto in diverso contesto.

Dieci passi nell’aldilà è uno schiaffo sonoro a questa postura. Nessun luogo comune, nessuna imitazione, nessuna scopiazzatura. Storie solide e originali, capaci di irretire, di trascinare, di indurre a porsi domande. Spero che l’antologia, malgrado la povertà dei mezzi, abbia larga fortuna. Potrebbe rappresentare, se divulgata come merita, un serio passo in avanti del fantastico in Italia.

Aggiungo, quasi tra parentesi, una nota marginale. Tanti autori italiani scrivono ottimi racconti, lunghi o brevi, però non sanno come concluderli. La fine è goffa, troppo rapida, monca o inadeguata. Qui ogni conclusione è perfetta.

Avevo deciso di leggere questa raccolta saltando pagine, concentrandomi sull’inizio o la fine di un testo. E’ stato impossibile. Va letta per intero, la sua dinamica lo impone. Si è premiati dal sollievo di una constatazione. Ecco il nuovo fantastico italiano. Pochi sapranno fare di meglio.

 

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