di Valerio Evangelisti

Manolo2.jpgSebbene tutte le prove a carico si siano rivelate inconsistenti (a partire dal famoso “codice segreto” per evitare l’intercettazione delle e-mail, reperibile su vari siti Internet), Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, arrestati il 18 gennaio nell’ambito della stagione di caccia al “brigatista presunto” iniziata il 10 giugno 2009, continuano a vagare di carcere in carcere. Attualmente sono detenuti in Calabria, a Siano, vero e proprio “magazzino” riservato a questa categoria di prigionieri. Forse è la tappa definitiva.
Il fatto è che la caduta delle prove materiali non annulla l’ipotesi associativa, consistente nella generica volontà di dar vita, un giorno o l’altro, a una riedizione delle Brigate Rosse, o a qualcosa di simile. Certo, non lo avevano ancora fatto, però avrebbero potuto farlo, col tempo.

Soprattutto su Manolo gravano almeno due indizi pesanti come macigni: 1) è figlio di genitori brigatisti, e li ha dipinti con affetto in un libro autobiografico; 2) possedeva una copia di Stato e rivoluzione di Lenin, il che, secondo gli inquirenti, dimostra la sua natura di uomo cattivo e di potenziale terrorista.
[Qui mi autodenuncio: per molti anni ho posseduto addirittura i 45 volumi delle Opere complete di Lenin, prima di accorgermi che non sarei mai riuscito a leggere tutto quel malloppo e di regalarlo a un amico; il che dimostra che sono uomo cattivissimo e terroristissimo.]
Chi non sia convinto di questo quadro istruttorio assai traballante e voglia aiutare Manolo, Costantino e tutti gli altri incarcerati può farlo molto concretamente, con un versamento su conto corrente o un bonifico a favore di:

Associazione Solidarietà Parenti e Amici
conto corrente postale
80152077

Bonifici bancari nazionali (bban):
i-07601-12100-000080152077

Bonifici bancari internazionali (iban):
it-94-i-07601-12100-000080152077

Nella causale, scrivere:
“Per Manolo e Costantino” (se la donazione è per loro due)
“Inchiesta 10 giugno” (se è per tutti gli implicati nello stesso procedimento)
“Inchiesta 12 febbraio” (se è per gli altri brigatisti in pectore della cosiddetta “Operazione Tramonto”, condannati a 110 anni di prigione).

Poi, per sgravarvi la coscienza, la prima volta che udite un vecchietto al bar che dice “Qui ci vorrebbero le Brigate Rosse” (mi è capitato pochi giorni fa), denunciatelo.
Intanto guardate in questo video il subdolo Manolo che, per distogliere i sospetti dalla sua passione per la clandestinità, presenta in pubblico il suo libro, con la ghigna feroce che lo contraddistingue.