di Walter Catalano

Partendo dalla libera rielaborazione di semplici sinossi proposte da Hano, l’editor della Lion Books – come egli stesso ha testimoniato – Thompson, dopo l’exploit de L’assassino che è in me, produce a tempo record Tornerò per farti fuori (Cropper’s Cabin) del 1952, ambientato nel nativo Oklahoma, fra pellirosse arricchiti e pozzi di petrolio, una storia di odio, fra padre e figlio, e di amore –ammesso di poter mai usare la parola amore nei romanzi di Thompson – fra un bianco povero e un’indiana ricca. L’insolito happy ending fu estorto dall’editore e il compimento dell’unione interrazziale e interclassista tra i due giovani protagonisti smentisce ottimisticamente l’intenzione originale dell’autore di mostrare come la diffidenza e l’incomprensione fra mondi diversi lasci cicatrici troppo profonde e dolorose per non essere indelebili.

Seguono nel 1953, The Alcoholics, inedito in italiano, e Il criminale (The Criminal), in cui, come in Cropper’s Cabin, compare un teen-ager accusato di omicidio. In un momento in cui la delinquenza giovanile diventa una preoccupazione generale, lo scrittore considera il fenomeno un effetto naturale che trova la sua causa nello zeitgeist del dopoguerra e del bipolarismo nucleare, “quando le ragioni dell’esistenza sono perse nella lotta per esistere”: criminale non è un ragazzo sbandato ma la società che lo rende tale, una società in cui il semplice omicidio non è in fondo nemmeno il crimine peggiore; come nota Michael J. McCauley nel suo pionieristico Jim Thompson: Sleep with the Devil, un romanzo magistrale e sottostimato…Narrato in prima persona da dieci diversi personaggi in quattordici capitoli, è un vero tour de force strutturale. Apparentemente mystery poliziesco, è in realtà uno studio sulla colpa collettiva”. Sempre del 1953, Una libertà molto condizionata (Recoil), in cui un’organizzazione di estrema destra, The National Phalanx, e il suo demagogico leader, hanno istituito a livello nazionale un comitato per boicottare i testi in uso nelle scuole accusati di fomentare tendenze sovversive; in realtà il governo sta usando la Falange e l’organismo di censura sui libri per far divergere l’attenzione dai propri rapporti corrotti con l’industria estrattiva del petrolio. Nonostante il finale tutto sommato rassicurante, di nuovo imposto dall’editore, la visione anticapitalista di Thompson non offre facili soluzioni politiche: il sistema ha irreparabilmente degradato le sue vittime, le devastazioni del capitalismo hanno colpito maggiormente le figure più marginali della società, ogni azione politica resta problematica perché proprio le classi subalterne sono state deformate da forze sociali distruttive più di ogni altro gruppo.

La silloge dei romanzi migliori di Thompson prosegue, intercalata dalle due “autobiografie” romanzate Bad Boy e Roughneck del 1953 e del 1954, con Notte selvaggia (Savage Night) del 1953, dove si raggiunge il massimo culmine della deformazione espressionistica, del grottesco e dell’humour noir tratteggiando, come scrive Robert Polito, “un inferno psichico che sembra il frutto di una collaborazione fra Swift, Edgar Allan Poe e William Burroughs”. Storia di un killer e un delitto su commissione in cui il syndicate novel sfocia nell’horror e lo scenario mafioso si prolunga in riflessione sulla morte e il morire, ricordando il Todd Browning di Freaks,  anticipando David Lynch, e dando modo allo scrittore di portare al massimo sviluppo la congiunzione tra le forme della narrativa popolare e le sperimentazioni riprese dalle Avanguardie storiche. I protagonisti sono parodie degli stereotipi del genere:  il sicario Carl “Little”  Bigger, una specie di nano tubercolotico e sdentato, fatto di pezzi di ricambio (dentiera, scarpe col sopratacco, capelli tinti, lenti a contatto), e Ruthie Dorne, la femme fatale con una gamba sola che Carl osserva durante uno degli amplessi più grotteschi della letteratura: ”Guardai in basso, con la testa contro la sua perché non vedesse che stavo guardando. Guardai e chiusi in fretta gli occhi. Ma non riuscii a tenerli chiusi. Era un piede da neonato. Piedino e caviglia minuscoli. Cominciava subito sopra l’articolazione del ginocchio  – dove ci sarebbe stato il ginocchio, se l’avesse avuto – una caviglietta minuscola, non molto più larga di un pollice, caviglia e piede da neonato”.

Ancora più del solito, il sesso, come quasi sempre in Thompson, è qualcosa di ripugnante, disgustoso e sgradevole. C’è spazio anche per un cameo in cui lo scrittore compare in persona tra i personaggi secondari, uno scrittore alcolizzato che esprime il suo onesto parere sulla letteratura contemporanea: “Era uno scrittore, però non si definiva tale. Diceva di essere un venditore di sterco… Disse che aveva una fattoria su nel Vermont, e l’unica cosa che ci coltivava erano le parti più interessanti dell’anatomia femminile… ’Anche chiappe e tette stanno diventando una droga in commercio. Solo che per quella cosa lì c’è ancora più domanda’. Mi passò la bottiglia, poi bevve anche lui…”. Sarà proprio il suo alter-ego letterario ad enunciare anche qui la verità fondante dell’universo thompsoniano, formula che ricorre ossessivamente, proferita quasi con le stesse parole, di romanzo in romanzo: “Sì, l’inferno esiste, ragazzo mio, e non c’è bisogno di scavare troppo per trovarlo”. Il finale allucinatorio vedrà, dopo lo smembramento definitivo, restare del protagonista solo una voce narrante disincarnata che racconta la propria morte: siamo a un passo da Samuel Beckett.

Gli esperimenti continuano nel 1954 – dopo The Golden Gizmo, mai tradotto in italiano, uno dei suoi lavori peggiori insieme a The Alcholics, scritto in realtà qualche tempo prima e rimasto nel cassetto per anni – con L’altra donna (A Swell-Looking Babe), in cui lo scrittore si scaglia coraggiosamente contro le contemporanee epurazioni dell’era McCarthy: il padre del protagonista Dusty Rhodes,  è vittima della lista nera e perde il posto di direttore scolastico per aver concesso al filo-comunista Free Speech Committee di tenere una riunione all’interno della scuola, ignora che lo stesso figlio adottivo Dusty è firmatario della petizione pubblica che lo ha cacciato e quando scoprirà chi è davvero il ragazzo si avvelenerà bevendo whiskey fino alla morte: ai temi politici si intrecciano quello edipico e quello criminale (Dusty sedurrà la giovane matrigna e sarà coinvolto in una rapina nell’hotel in cui lavora).

Poi Diavoli di donne (A Hell of A Woman), in cui Frank “Dolly” Dillon, un maldestro venditore porta a porta trentenne, espulso dalla scuola superiore per averci provato con l’insegnante, è , a ogni costo, alla ricerca della “possibilità”, cioè della sua fetta di Sogno Americano: penserà di averla trovata con Mona, una ragazza leggermente ritardata che la zia Ma Farrell sfrutta facendola prostituire. Quando scopre che la megera nasconde 100.000 dollari Dolly uccide a tradimento la vecchia e un balordo, simulando un reciproco omicidio durante un tentativo di rapina e si appropria dei soldi raggirando Mona, viene però sorpreso col malloppo dalla moglie Joyce e dovrà decidere quale delle due donne eliminare: “’Non puoi, Dolly ! N-no, ti supplico. NO! Aspetto un bambino’ Era troppo tardi per fermarsi. E comunque, come avrei potuto fermarmi, anche se non fosse stato troppo tardi ? Le mollai un gancio e lei crollò nella vasca. Mi chinai su di lei e… e alla fine, quando la tirai su strappandole la vestaglia, non sembrava neanche più Joyce. O un qualunque altro essere umano. La portai fuori passando dal retro. Gettai il corpo su uno dei carri carichi di carbonella, e saltai su anch’io. Scavai a mani nude, modellando una buca lunga e poco profonda e ce la seppellii. Anzi, li seppellii tutti e due”.

A questo punto la mente di Dolly va progressivamente in tilt e Thompson utilizza tutte le tecniche delle avanguardie sovrapponendo al corso lineare della vicenda, dei capitoli in cui la stessa storia viene di nuovo raccontata da un diverso punto di vista e con significative varianti in un’improvvisata narrazione pulp, presumibilmente scritta dallo stesso Dolly, e terminando il romanzo con un enigmatico finale in doppio stream of consciousness a righe alternate in differenti caratteri tipografici, quasi uno split-screen cinematografico, dove Dolly dopo l’ultima rivelazione sulla vera identità di Mona – che nel frattempo ha ucciso – viene castrato dalla nuova compagna Helen e, presumibilmente, si getta o viene gettato giù dalla finestra. Il Sogno Americano realizzato non è altro che il peggiore degli incubi. Thompson raggiunge in questo romanzo gli estremi sia dello sperimentalismo formale sia della abituale misoginia: se gli uomini muoiono sul colpo, le donne vengono sempre torturate e brutalizzate, e Dolly fa confusione anche in questo: “Credo proprio che sia stata Doris a reagire così, la ragazza che avevo sposato prima di Joyce. Eh, sì, doveva essere proprio Doris…o forse Ellen ? Bè, non fa molta differenza, comunque: erano tutte uguali, in fin dei conti… Cinque stramaledette baldracche, una di fila all’altra…o forse erano sei o sette, ma fa poca differenza. Era come se fossero tutte la stessa persona”. Polito, nella sua biografia, spiega come i rapporti di Thompson con le donne della sua vita – la madre, le sorelle, la prima fidanzata Lucille, la moglie Alberta, le figlie – furono spesso frustranti, pieni di rabbia e di complessi che lo scrittore, a fatica irreprensibile nella vita familiare, sfogava vendicativamente sui personaggi dei suoi romanzi oltre che nel disperato alcolismo.

(CONTINUA)

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