di Vittorio Catani

Che senso ha oggi, nel 2036, percorrere strade di città e metropoli vendendo merci su un carrettino? Ho settant’anni, e uno come me dovrebbe starsene a riposo, o magari lavorare ma rimanendo a casa in poltrona davanti al suo sito in Internet. Ho anche quello ma mi serve poco, perché per il mio mestiere – presto converrete – devo essere un “venditore ambulante”: qualcosa che appartiene al passato. Proprio come la mia mercanzia.

Prego signori, per un momento fermatevi a immaginare con me. E’ pomeriggio avanzato e camminate per una strada grigia tra due file di palazzi grigi altissimi, una specie di canyon sempre più in ombra, che attraversa una metropoli anonima fra mille. Intorno c’è traffico, gente, ascoltate voci e rumori. Eppure siete solo. E all’improvviso, il sole al tramonto (nascosto e lontano alle vostre spalle, dietro i grattacieli) riesce a farsi strada attraverso il cemento, e infiamma d’un rosa dorato balconate e mura lontanissime, di fronte a voi, al fondo del canyon. Una visione quasi fatata che per un istante vi apre il cuore: perché a volte il mondo sorride, a dispetto di tutto. Ma contemporaneamente vi fa pesare ancor più la vostra solitudine…

Siete su un verdissimo prato di montagna a oltre 1000 metri d’altitudine. Cielo turchese, luce. L’aria è secca, sottile, ritemprante. Il silenzio è totale, quasi religioso. E a un tratto vi giunge un intenso coro alpino che narra di guerre dimenticate e antichi amori, l’aria montana vi porta le voci nitidissime ma con un che di soffice, attutito, gentile, perché a quelle altezze anche i suoni comunicano un senso di pace, di appagamento, quasi di silenzio.

Vi ritrovate immersi nel mare e nell’azzurro d’un interminabile pomeriggio estivo. Acqua tiepida, limpida, splendente; orizzonte e cielo si confondono; con il leggero sciabordio sale un aroma di salsedine, di aria assolata, di spazi sconfinati ed è un flash di purezza, quiete, magia…

Eh, signori miei, potrei proseguire per ore a raccontarvi, ma mi fermo qui. Questi scenari, voi lo sapete bene, sono introvabili. Respiriamo faticosamente un’aria pesante scura di veleni e caligini. Il mare è un gorgo di mucillaggini e rifiuti; perfino atmosfere e prati montani hanno perso la loro verginità. Ma ecco: subentro io, sissignori.

Io, forse non lo credete, “ricordo” tutte queste cose. Queste e migliaia di altre. Circa un secolo fa, nei lontanissimi anni ‘50/60, era possibile sperimentare momenti come quelli che vi ho raccontato. Prima che gli animi e la Natura s’incupissero. Ora ascoltate il mio grido di ambulante della memoria: “Vendo ricordi. I miei ricordi!” Gradite questi dischetti: fate un’offerta, pochi soldi ciascun disco, inseriteli nel vostro lettore e collegateli alla vostra presa craniale. Subito nella vostra mente si espanderanno visioni di scenari e sensazioni mie personali legate alla memoria. Panorami, profumi, percezioni. Li vivrete intensamente come fossero vostri, anzi adesso “saranno vostri”. Sperimenterete esperienze incredibili. Garantito…

Ricordi! Ricordi in vendita!  Prego, signori: pochi denari, a vostra scelta, per vivere un’esperienza unica: trasferirvi per qualche istante in un vostro prezioso universo rubato.

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