di Roberto Sturm

[Roberto Sturm è uno storico collaboratore di Carmilla. Per Italic PeQuod ha recentemente pubblicato un sorprendente romanzo d’esordio, Uomini di riviera, di cui questo è un estratto. F.C.]

1.
riviera.jpgUn rombo fa tremare i vetri delle finestre della casa e risveglia Claudio dai soliti pensieri tetri. Si affaccia dalla terrazza e vede un’auto di colore e marca insoliti varcare il cancello che tiene sempre aperto.
Rientra e scende al piano inferiore.
Una donna è di fianco allo sportello aperto dell’auto ferma in mezzo all’aia.
Il cane ringhia, ma il richiamo deciso di Claudio lo zittisce immediatamente. Con la testa bassa e la coda tra le gambe, l’animale torna verso la cuccia portando con sé la lunga catena legata al collo.
— Scusi, credo di essermi persa.
— Dove deve andare?
La donna fa un gesto vago con il braccio senza rispondere. In quello stesso istante Claudio si chiede dove l’abbia già vista.

2.
Se la ritrova in casa.
Seduti in cucina, Roberta tormenta l’attizzatoio in ferro battuto appoggiato accanto al camino.
— E’ da molto tempo che abiti qui?
— Quasi due anni.
— Mi piace. C’è un’atmosfera che trasmette calore.
La casa è su una piccola collina. Vecchia costruzione di campagna, è stata ristrutturata dai precedenti proprietari che però ne hanno mantenuto le caratteristiche originali.
I pavimenti interni in cotto, i mattoncini delle facciate, la vecchia stalla riadattata a cantina e magazzino, la scala interna che scende al portone d’ingresso. A lui e Sara era piaciuta subito. Era bastato uno sguardo per decidere quello che avevano sempre desiderato.
Claudio si era trasferito in campagna senza alcuna esitazione. Sara lavorava a Senigallia. Per lei sarebbero stati non più di dieci minuti di macchina.
Ma da quando lei è morta, Claudio è pervaso da una tristezza che ha contagiato tutto.
Perfino il verde che circonda la casa lo deprime.
Se n’è andata all’improvviso, e lui non riesce a farsene una ragione.
Vorrebbe trasferirsi altrove, cambiare ambiente, magari tornare ad Ancona dove vivono tutti i suoi amici, ma la consapevolezza che questo non cambierebbe il suo stato d’animo gli impedisce di prendere qualsiasi decisione.
— Scendo in cantina a prendere una bottiglia di vino.
Sul tavolo di legno ha lasciato due barattoli di verdure sott’olio e un pezzo di salame da affettare.
Quando risale, trova Roberta in piedi davanti alla foto di Sara sopra la madia.
— Scusa se ci ho messo tanto, ma mi sono fermato a guardare.
Lei si volta lentamente, senza curarsi di nascondere la propria curiosità verso la foto e gli risponde con un sorriso.
— Temo che dovrai accontentarti, per la cena. Non ho neanche un po’ di pane fresco in casa. Dovremo arrangiarci con il pane per i toast.
Claudio si avvicina a una piccola dispensa.

3.
— E’ tua moglie? La ragazza della foto, intendo.
Claudio versa un po’ di vino rosso dal bicchiere che si sta portando alle labbra.
— Scusami, non volevo essere.
— Era la mia compagna. E’ morta in un incidente d’auto. Tornava dal turno di notte all’ospedale.
— Mi dispiace.
La cena continua in silenzio. L’accenno a Sara sembra aver creato una cortina palpabile d’imbarazzo.
Alla fine è Roberta a parlare, riportando su di sé gli occhi di Claudio.
— Usciamo fuori? — dice scrollandosi alcune molliche che le sono cadute sui jeans.
Claudio guarda la zanzariera alla finestra.
— Ci sono molti insetti, alcuni di dimensioni mostruose la sera da queste parti.
Roberta si guarda le braccia scoperte.
— Be’, dammi qualcosa per ripararmi. Magari fuori farà anche fresco.
Vanno in camera da letto e Claudio prende dall’armadio una felpa verde. Lo stesso colore degli occhi di Roberta.
— Era di Sara, — ammette passandogliela. — Gli ultimi tempi era quasi ossessionata dall’idea di avere un figlio, ma non ne abbiamo avuto il tempo.
Lei gli passa una mano sulla spalla.

4.
Prima di uscire Claudio accende le luci esterne.
— No, dai. Passeggiamo al buio. Si devono vedere parecchie stelle qui.
Lui le spegne subito.
Mentre camminano affiancati, Roberta lo prende sottobraccio.
Si avviano verso gli alberi, gli albicocchi e i peri, dove spesso Sara si arrampicava per raccogliere e mangiare la frutta. La luce della strada illumina debolmente lo sterrato. Si siedono in una vecchia panchina di legno. Roberta appoggia il viso sulla spalla di Claudio. Rimangono così per qualche minuto in assoluto silenzio, con la brezza che li rinfresca.
— A cosa stai pensando?
— Roberta.
— Sì?
— Tu.
— Cosa.
— Niente, scusami.
Lei ritrae la testa dalla spalla.
— Rientriamo? Comincio a sentire un po’ di freddo.
Controvoglia, Claudio si alza. Si avviano verso casa. Roberta continua a tenerlo saldamente stretto a sé.
Prima di rientrare, si fermano sotto il pergolato che copre parte della facciata d’ingresso a osservare le stelle.
Il cane abbaia.
— Zitto, Buck, — lo riprende Roberta. — Guarda lo spettacolo in silenzio con noi.

5.
Roberta gli chiede di andare in bagno.
— Aspetta, ti prendo un asciugamano pulito.
Lei va in bagno e Claudio pensa che è la prima volta che si trova in compagnia di una donna da quando Sara è scomparsa. Non riesce a spiegarsi ancora perché Roberta sia andata da lui.
Non la sente, immerso in cento ipotesi, mentre rientra nella stanza.
— Vieni. — Lo prende per mano.
Claudio non dice niente. Lei lo porta in camera da letto. Lo fa sdraiare sul letto e comincia a coprirlo di baci e carezze. Lui si abbandona immediatamente a Roberta.
E’ una cosa brevissima.
Roberta che lo aiuta a spogliarsi, gli si sdraia accanto e si sveste a sua volta.
Lui che l’abbraccia, una forte sensazione di calore al ventre e quattro stilettate di piacere subito dopo la penetrazione.
Lacrime liberatorie gli rigano il volto mentre si stringe sempre di più a lei.
E’ esausto, ma finalmente svuotato dall’angoscia di quegli ultimi insostenibili mesi solitari.
Lei gli rimane accanto, accarezzandolo e coccolandolo come un bambino fino a quando non si addormenta.
Prima dell’alba, senza far rumore, si alza e si veste senza fretta. Deve essere all’ospedale tra meno di un’ora.
Prima di uscire, passando per il salone dove era rimasta la luce accesa, lancia un bacio alla foto di Sara sopra la madia. A casa ne ha una identica.
Manchi a tutti in ospedale, piccola mia. Avrai il figlio che volevi da Claudio, te lo prometto.

6.
Sono le otto passate quando Claudio si sveglia.
Ripensa alla sera precedente, a quando è andato a prendere il vino per la cena. Di fronte al vecchio baule si era ricordato dove aveva visto prima Roberta. Rimettendo a posto le cose di Sara aveva trovato, nel cassetto dell’armadio della biancheria intima, un album. Lei non glielo aveva mai mostrato.
Nell’ultima pagina dell’album c’erano due foto. Una sua e una di Roberta.
Sotto, a matita c’era scritto: gli unici amori della mia vita.
Quando era sceso a prendere il vino, si era attardato proprio per riguardare quella foto.
Si alza dal letto e fa la doccia.
Poi si trasferisce sul terrazzo.
Fissa lo spicchio di mare che s’intravede tra le colline.

Roberto Sturm, Uomini di riviera, Italic PeQuod, Ancona 2012, 144 p., 14 €.
Il romanzo verrà presentato da Luca Martini e dall’autore martedì 16 ottobre alle ore 18, presso la libreria Trame di Bologna.

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