di Danilo Arona

Take-Shelter.pngTesto tra i più interessanti degli ultimi tempi, quanto meno per gli studiosi delle “Cose di Sotto”, è il saggio di Vincenzo Incenzo La partitura infernale — Eventi sonori nelle bolge dantesche (Editore Montedit) che può diventare, a suo modo e di sicuro al di là delle intenzioni dell’autore, un importante riferimento per più di una tematica affrontata, da anni ormai, in questa rubrica.
Come attesta il critico Menico Caroli, la visualità infernale rappresenta soltanto una metà della discesa dantesca. Nell’altra «ci sono suoni evocati da parole e aggettivi, (disperate strida, un greve truono, dolenti note) e similitudini (urlar li fa la pioggia come cani), ma anche da ossimori (suoni non musicali) e da climax ora ascendenti (sospiri, pianti e alti guai) ora discendenti (lingua, favelle, parole, accenti, voci), alternate fra di loro come in un crescendo sinfonico».
Siamo in prossimità di quello «strato acustico» dell’Inferno dantesco che, citando ancora Caroli, l’autore ingrandisce e sviluppa, da bravo «fotografo della parola cantata», coi suoi suoni e rumori aspri, striduli e dissonanti. «Sospiri, pianti e alti guai» sono anche «la terribile sinfonia» dei giorni neri della storia. L’urlo sovrumano dei campi di concentramento. La disperazione degli innocenti senza pane. Il silenzio muto di «donne piccole e violentate». Urla, sospiri, e lamenti. Il suono della vita che può essere anche infernale.

Come leggiamo nell’introduzione, «lo strato acustico dell’Inferno con i suoi suoni e rumori aspri, striduli, dissonanti, disarmonici, volgari, ridicoli, spaventosi, rabbiosi, animaleschi, rispecchia e caratterizza questo mondo violento e spaventoso, volgare e doloroso, tetro e caotico. Qualunque definizione di rumore sin qui riconosciuta dagli studi acustici, si addice agli effetti di questo ‘paesaggio sonoro’: suoni non desiderati, suoni non musicali, suoni di forte intensità, disturbi all’interno di qualsiasi sistema di comunicazione si sono dati appuntamento qui, concorrendo a creare quella ‘tonica’ (come direbbe R. Murray Schafer, studioso di ecologia acustica), che risuona con varie gradazioni ma incessante sotto gli argini, tra le bolge, lungo i ponti, negli abitacoli dell’Inferno. Si potrebbe coniare in proposito, in contrapposizione al termine ‘profumo acustico’, quello di ‘fetore acustico’, definendo così in una parola quella infernale musica che trasuda da ogni dove nella prima cantica della Commedia. Avrebbero avuto un bel da fare designer acustici e studiosi che cercano di scoprire i princìpi grazie ai quali può essere migliorata la qualità estetica di un ambiente acustico, qui nell’Inferno, dove l’udito viene spaventato, oltraggiato, violentato! Come se non bastasse, Dante, trasponendo la disarmonia e la dissonanza di quei luoghi a livello linguistico, e ricorrendo a un vero e proprio ‘simbolismo fonico’, ci rappresenta la terribile e stridula atmosfera infernale con parole di suono oscuro e aspro, che ancora di più ci calano tra stridori di denti, venti impetuosi, latrati disumani, grida rabbiose, scrosci improvvisi, tuoni spaventosi».
Meglio non si potrebbe dire del “fetore acustico” proveniente dal Mondo di Sotto. Ma spingiamoci oltre, servendoci dei contributi di due grandi intellettuali italici. Con Gian Maria Panizza, quando scriveva svariati anni fa in un saggio fondamentale: «… all’origine della modernità ha inizio la risalita dell’inferno che inizia il suo cammino ascensionale come metafora e come condizione, invadendo e pervadendo il paesaggio mondano, rendendo città e corpi infestati». E con Guido Ceronetti che in un celebre editoriale pubblicato su “La Stampa”, intitolato Sacrificio al Dio Suono, affermava: «Nella civiltà contemporanea si sta celebrando un rito in cui il dio si manifesta in forma di suono, la più primitiva, la più tremenda di tutte… Un’invasione sonora è una torva novità nella storia dell’esistenza umana. Ed è un flagello epidemico, uno dei tanti, il più oscuro, il meno afferrato come tale. Il suo obiettivo è lo sterminio della coscienza.»
Sicuro, metafore. Ma non solo. Perché da tempo l’uomo è in gara con sé stesso per ricreare di sopra il “fetore acustico” del Mondo di Sotto. Se non fossi il felice agnostico che sono, oserei dire che l’ultima metamorfosi dell’oscuro e cornuto signore sia proprio quella della sua trasformazione (quintessenziale) in araldo sonoro di un’Apocalisse alla quale nessuno razionalmente crede (il sottoscritto in primis), ma che nel profondo nutriamo più o meno tutti con partecipazioni, aspettative e varie iniziative mediatiche (solo nella mia città, Alessandria, nel giro ristretto di due mesi sono state organizzate tre cicli di conferenze sull’Apocalisse e dall’inizio dell’anno sono uscite in Italia ben quattro antologie di autori nostrani sull’identico tema).
In tale contesto va pure collocata la congerie di artefatte distorsioni e strani suoni dal mondo di cui ci siamo occupati in un precedente intervento (Trautonium), in parte vere e proprie bufale che impazzano in Rete (basta digitare su Google “strange sound” e c’è da scegliere…) e in parte genuini misteri su cui varrebbe la pena di indagare. Sia come sia, tra bufala, creazioni artificiali, metafora e simbolo, il rumore di fondo dell’inferno sembra farsi strada tra le dimensioni “sottili” e l’invasione è talmente abile e pervasiva che l’uomo neppure pare accorgersene. Come per il diavolo archetipico. il cui inganno più grande è che nessuno crede alla sua esistenza, il demonio “sonoro” è non-percepito, nascosto nei reami dell’infrasuono e nell’assenza programmata del silenzio. Si sa poi da secoli che il diavolo è Colui che Divide, spingendo l’uomo alla lotta fratricida. Il rumore demoniaco genera insania, spaesamento, vittime sacrificali. E all’ultima metamorfosi nessuno, razionalmente e giustamente, intende dar peso. Ma questi non sono più tempi razionali. Men che mai “giusti”.
Di questo “rumore di fondo” ho scritto spesso. Sempre l’ho collegato a una energia vibrazionale. In grado anche di “entrare dentro” e di “possederti” al pari di un qualsiasi Pazuzu sumerico. L’ho battezzata in tanti modi: eggregoro, Sale Nero, Black Magic Woman… ma sempre quella è. Una frequenza mostruosa, forse “quantica”, una vibrazione planetaria che spinge chi la ode tra le braccia dell’Ingiustizia. L’eggregoro è, fra i tanti che ho usato, il riferimento forse più convincente. Trattasi della forma-pensiero collettiva che si genera quando un gruppo di persone riunito concentra la sua attenzione su un determinato oggetto, un discorso, o condivide una determinata situazione. Dal punto di vista semantico il termine ha la stessa valenza di aggregare, riunire. Possono esistere eggregori positivi e forme di pensiero negative, ma qui non voglio, anche per ragioni di spazio, scantonare. Diciamo solo, per semplificare, che non è così paradossale ipotizzare che si formino eggregori determinati e materiati dalla paura, che in questo momento purtroppo è sentimento dominante. Una vibrazione in grado di infondere terrore a livello planetario. Persino lo stesso Diavolo potrebbe essere una delle più vaste creazioni eggregoriche. Un fenomeno riconducibile all’azione dello psichismo collettivo e che può a un certo punto non più “dipendere” da altrui intenzioni, dandosi volontà propria e in questo progettare le proprie metamorfosi… Forse non vediamo ancora il fine lontano dello scopo da raggiungere. Forse non c’è addirittura un fine. Forse la paura planetaria può genera fenomeni autonomi. Forse, se milioni di persone si mettono in aspettativa dell’Apocalisse, questa arriva. Forse
Tante scuole di pensiero, magiche e filosofiche, ammettono l’esistenza dell’eggregoro fisico. Dobbiamo quindi muoverci sul solco di questo paradosso. Che tanto paradosso non sembra dal momento che l’uomo è un continuo emettitore di energia variabile nella sua intensità, frequenza e ampiezza secondo l’intenzione, la parola e la gestualità. Esistono quindi eggregori fisici, spirituali e forse, eggregori sonori. Più gente li sente, più loro diventano potenti.
Si suppone che gli eggregori fisici possano produrre campi energetici in grado di distaccarsi dal piano fisico per poi formare, sotto forma di vibrazioni di una certa frequenza, eggregori spirituali con caratteristiche negative, in grado di incutere terrore, paure e in grado di “dividere”. E’ un fenomeno di risonanza e, guarda caso, “onde acustiche di risonanza” è una delle definizioni acclarate in campo più strettamente scientifico per definire gli “strani suoni” e le “vibrazioni misteriose” in aumento nel mondo.
Peraltro in campo esoterico gli insiemi eggregorici sono intesi come una serie di campi intensivi, saturi di energie sconosciute e “vive” che seguono le leggi della fisica (magnetismo, elettricità, acustica), della matematica e dell’insiemistica (lo schema “ondulatorio” degli strani suoni…). Tradizionalmente, quindi, lo spazio è uno spazio quasi “metafisico”, vivente, magico, magnetico o elettromagnetico, dove ogni gesto fatto, ogni segno tracciato, ogni parola pronunciata, ogni suono emesso hanno un senso assoluto, incancellabile, decisivo, positivo o negativo.
I percepiti fenomeni di “risonanza” sono in deciso aumento. Se pensiamo a un insieme energetico in grado di essere identificato da molti come “diavolo”, ecco che possiamo ipotizzare che dalle infestazioni locali — di luoghi e case — caratterizzate da strani rumori, suoni e voci, percepibili da persone terze, si possa passare all’ipotesi delle Zone Zero contenute nella Tanatosfera, con l’ulteriore ipotesi che ormai sia tutto il pianeta a essere sonoramente “infestato”. L’elenco delle zone sta aumentando: Bristol Hum, Taos Hum, Kokomo Hum, Durham Hum, Aucklnad Buzz, Windsor Ontario Rumble, Spring Hill Road Hum… Basta digitare su Google e si passano ore, se non giornate, tra rumori spaventosi, molti di dubbia provenienza. Ma anche le imposture concorrono all’aumento esponenziale del “rumore di fondo”.
Sembrerebbe quindi che l’inferno — al di là della metafora – stia sul serio “emergendo” sulla Terra, almeno per quel che riguarda il suo “simbolismo fonico”. Cos’altro potrebbe richiamare alla mente questo ascolto planetario di continui “stridori di denti, venti impetuosi, latrati disumani, grida rabbiose, scrosci improvvisi e tuoni spaventosi”? Non ha importanza che il rumore collettivo sia vero o simulato perché, comunque, l’eggregoro viene nutrito, amplificato e moltiplicato.
In questo contesto assume un rilievo particolare la notizia che ha trovato un certo spazio sui media, specialmente nei paesi dell’Est, riferentesi a una vicenda a dir poco stramba, a metà strada tra la fantascienza, la bufala costruita ad arte e la pietà religiosa popolare. La notizia fu pubblicata inizialmente sul periodico finlandese “Ammenusastia” in un articolo intitolato Ricercatori registrano le urla dei dannati: si raccontava di una spedizione di alcuni anni fa avvenuta in una remota regione della Siberia, capitanata da un certo professor Azzacove che, con la sua equipe di ricercatori, stava praticando perforazioni a grande profondità. Durante le attività di scavo, a detta di Azzacove, a circa nove miglia di profondità, il lavoro venne bruscamente interrotto a causa di un vuoto; in seguito strani rumori provenivano dai rilevatori audio collocati in un’apposita sonda di profondità. Questi rumori, con il passare dei minuti, divennero sempre più chiari e, come testimonia il presunto audio della registrazione, si svelarono allo staff del professore come un coacervo di vere e propria urla di dolore e di disperazione. Spaventato dalla vicenda, il foro fu parzialmente riempito di detriti e lo stesso Azzacove decise di abbandonare la missione e di rilasciare alla stampa sia la registrazione audio che una sua pubblica intervista al fine di rendere noto l’accaduto.
«Siamo assolutamente convinti di avere bucato le porte dell’inferno. La perforatrice all’improvviso cominciò a roteare violentemente, indicando che avevamo raggiunto una grande caverna o cavità vuota. I sensori della temperatura mostrarono un drammatico aumento di calore fino a duemila gradi Fahrenheit. Calammo un microfono che doveva rivelare i rumori dei movimenti della piastra già lungo il condotto. Ma invece dei movimenti della piastra sentimmo una voce umana gridare dal dolore. All’inizio pensammo che il suono stava provenendo dalla nostra propria apparecchiatura. Ma poi non ci furono dubbi. Le urla non erano quelli di un singolo essere umano, ma le grida di milioni di persone». Assieme all’intervista, l’equipe di ricercatori consegnò anche una registrazione audio delle presunte “voci dei dannati”: per chi vuole deliziarsi l’orecchio, basta fare una ricerca su Youtube e visionare, nonché udire, decine di filmati che riportano la registrazione. Ognuno può farsi la sua opinione. E anche riderne, se ritiene di doverlo fare.
Intanto possiamo concludere con un’altra notizia, ovvero che nel mondo stanno aumentando i casi di “misophonia”, come quello di Emma Riehl, studentessa inglese di 19 anni, per la quale i rumori quotidiani sono insopportabili. La giovane soffre infatti di questa malattia rara, per la quale semplicemente non può tollerare rumori come la masticazione, la deglutizione e la respirazione. La condizione neurologica, che alla lettera significa “odio del suono”, indicare che molti di coloro che ne soffrono sono costretti a una vita di totale solitudine. Emma infatti ha difficoltà ad andare in classe a causa dei rumori che la distraggono e che la turbano, a dir poco. Attualmente frequenta l’università e sente una forte ansia ogni volta che deve andare a lezione. «Ci sono circa 25 ragazzi nella mia classe, e cinque di loro hanno il raffreddore, quindi è per me piuttosto difficile affrontare la cosa», dichiara la ragazza. Coloro che soffrono questa condizione hanno la sola alternativa di una vita di quiete e solitudine, solo perché fisicamente non sopportano di stare con persone che provocano rumori banali. Semplici attività alimentari come masticare, sgranocchiare, succhiare e deglutire innescano sentimenti di ansia e rabbia in alcuni, mentre l’accentuare il suono ‘p’, la lettera ‘s’ o espressioni come ‘uh’ e ‘um’ possono provocare in altri una cieca furia. Anche i rumori domestici, come quello prodotto dai sacchetti di plastica o dalle posate mettono in moto tali meccanismi.
E’ l’altra faccia dell’invasione sonora? L’estrema metamorfosi? La partitura infernale che sta emergendo e generando una nuova specie di mutanti dell’ascolto? Lo sapremo solo vivendo…

Share