di Luca Gricinella*

Hollande2.jpg “Non lo farò mai più. Mi sono fatto strumentalizzare. Vieni e canti perché ‘rappresenti’ le banlieue. Non mi prenderanno più”. Parole del rapper francese Disiz (1978), ma non si tratta di rime a tempo. Raggiunto l’apice del successo nel 2006 con l’album manifesto Les histoires extraordinaires d’un jeune de banlieue (Le storie straordinarie di un giovane di banlieue), l’artista di origine senegalese nel 2007 si è esposto politicamente fino a sostenere in pubblico la candidatura alla presidenza della socialista Ségolène Royal. Cinque anni fa altri esponenti del giro hip hop sono scesi per le strade delle cité, le stesse dove sono cresciuti, per spronare i giovani ad andare alle urne ma senza dare indicazioni di voto. Disiz in ogni caso non era isolato. Anche il rapper di origine marocchina Axiom (1975), durante un programma televisivo di Canal+, per il primo turno ha fatto il nome di Royal, dopo avere lanciato, giorni prima, la sua compagna di sensibilizzazione con lo slogan “Il voto è un’arma”. Sulla grafica, una scheda elettorale ritagliata a forma di pistola. Un sostegno critico in questo caso: al secondo turno Axiom ha denunciato che le banlieue vengono citate dai politici solo quando ne hanno bisogno.

Scottato dal ballottaggio choc tra Chirac e Le Pen del 2002, per le presidenziali del 2007 il rap si è lasciato coinvolgere come mai prima. Sarkozy per rimediare alle sue dichiarazioni di guerra rivolte alla “racaille” ha addirittura ingaggiato un volto noto del rap scanzonato, Doc Gynéco — originario della Guadalupa – che, in piena campagna elettorale, ha dedicato un libro all’incontro con l’allora Ministro dell’interno: Les grands esprits se rencontrent. Sarkozy et moi,une amitié au service de la France (I grandi spiriti si incontrano. Io e Sarkozy, un’amicizia al servizio della Francia). Un tentativo maldestro di controbilanciare il supporto, diretto e indiretto, del rap alla sinistra. Nel frattempo Ségolène Royal durante i suoi comizi citava Diam’s, tra le donne che si sono date al rap la più nota, popolare quanto le star del rap più muscoloso come Booba e Rohff.

Cosa è accaduto invece in questa campagna elettorale per le presidenziali del 2012? Axiom ha riproposto il suo slogan, questa volta senza fare nomi ma incitando la politica, e implicitamente il candidato socialista, a introdurre il tema dei quartieri popolari nella campagna elettorale. Circa tre settimane dopo questa uscita, Hollande, fino a quel momento abbastanza freddo sul tema, ha visitato vari comuni della banlieue parigina – Creil, Les Ulis, Clichy-sous-Bois, Aubervilliers e Aulnay-sous-Bois -, forte del suo slogan “il cambiamento è adesso”. Al suo consulente per i giovani e la cultura, Bruno Laforestrie, fondatore della radio hip hop parigina Générations e da anni impegnato contro l’ascesa delle destre popolari, si deve l’ideazione del video propagandistico di questa visita: il candidato socialista appare sorridente e interagisce con il popolo delle banlieue sotto le note di Nigga in Paris. Il brano risale al settembre 2011 ma soprattutto è americano, non francese. A firmarlo sono due pesi massimi del rap come Kanye West e Jay-Z, sostenitori di Barack Obama ai tempi delle presidenziali americane del 2008, come tiene a sottolineare Laforestrie. Oltre a qualche “yo”, tra le parole con cui il candidato socialista viene accolto, a un certo punto si sente anche “François Hollande président, inch’Allah!” (ecco il video). Eppure nella playlist che il socialista ha scelto di rivelare in anteprima al blog di “cultura urbana” Skeuds, non figura rap: le note più “sovversive” e popolari sono quelle de Le Chant Des Partisans firmato dai Motivés, movimento nato su iniziativa degli Zebda (sostenitori di Hollande). Pochi giorni dopo questo tour documentato dal video “hip hop”, a Drancy, cité della Seine-Saint-Denis, dipartimento caldo alle porte di Parigi, s’è visto anche Sarkozy: questa volta il presidente non era lì per annunciare le misure di sicurezza urlate nei suoi pochi raid in banlieue degli ultimi anni, ma per promettere rinnovamenti e miglioramento delle condizioni di vita. Una visita ufficializzata all’ultimo momento, per prevenire contestazioni organizzate. E senza il supporto di alcun testimonial o amico utile. Anzi, accantonato Doc Gynéco, anche il rocker veterano Johnny Hallyday, altro amico di Sarkozy, a differenza del 2007 ha preferito non dichiarare pubblicamente il proprio voto, c’è chi dice per prendere le distanze dall’inconsistenza del marito di Carla Bruni (e sia l’uno, sia l’altra figurano in una playlist presidenziale quanto mai inquadrata, pubblicata sul primo sito francese di musica on demand, Deezer). Tra le personalità che si sono esposte a favore del presidente in carica a questo giro si contano più attori cinematografici che musicisti. Basta fare qualche nome per capire come l’obiettivo su cui fare presa, o comunque il potenziale recettore, sia la classe media, non certo l’abitante del quartiere sensibile: Gérard Depardieu, Christian Clavier ed Emmanuelle Seigner (quando suo marito, Roman Polanski, nel 2009, ha rischiato l’estradizione negli Usa per la vicenda del 1978 legata alla presunta violenza sessuale su una minorenne, sua sorella, Mathilde Seigner, ha dichiarato in tv che “il presidente è stato super, molto efficace, l’ha sostenuto molto”).

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E i candidati usciti “sconfitti” dal primo turno? Se Marine Le Pen si è accontentata del sostegno di Brigitte Bardot, altra ex sarkozysta, il regista Robert Guédiguian stava con il leader del Front De Gauche, Jean-Luc Mélenchon (“[…] perché sono comunista”, ha detto). Quest’ultimo si è distinto per le citazioni colte, a partire da Victor Hugo, senza dimenticare il motto apparso sulla sua pagina facebook sopra il link della diretta streaming del suo ultimo comizio antecedente il primo turno: “The Revolution Will Be Not Televised”. “L’unico media siamo noi” ha aggiunto sotto lo stesso link. Mélenchon che tira in ballo Gil Scott-Heron, considerato uno dei padri del rap, sembra l’ulteriore conferma che in Francia l’immaginario black ha un potenziale di coinvolgimento enorme. Ma a oggi queste mosse e uscite, calcolate o meno, non sembrano aver dato gli effetti desiderati. I rapper autoctoni in questo 2012 sono stati più freddi perché le banlieue, sorrisi nei video a parte, sono disilluse e diffidenti. Lo dicono i reportage sull’astensionismo nei quartieri sensibili, in cui soprattutto i giovani, che portano sulle spalle i sogni di bisnonni, nonni e genitori, dimostrano di non credere più alle promesse. Eppure i politici, nel bene o nel male, continuano a coinvolgere proprio i portavoce degli esclusi, i rapper, o quanto meno a evocare la cultura da cui provengono, sapendo bene che quel linguaggio è comune nelle banlieue, specie tra i più giovani. E sapendo ancora meglio che i loro voti possono essere determinanti. Alcuni analisti hanno legato il successo di Hollande alprimo turno semplicemente all’ondata anti-Sarkozy. Questa ipotesi potrebbe funzionare anche considerando l’esigua percentuale di votanti nelle banlieue: se Hollande non cambierà la musica, quanto meno sarà servito a sbarazzarsi del nemico pubblico numero uno delle cité, quel Sarkò agguerrito come nessun suo predecessore contro la “racaille”, meglio se “black” e “beur”, non certo “blanc”. Il ventitreesimo Presidente della repubblica francese, insieme ai suoi compagni di partito, ha querelato a più riprese i rapper per diffamazione della polizia o incitamento a odio e violenza, senza mai dimenticarsi di definirli “antifrancesi”. Conscio che le loro denunce in rima sono le stesse dei milioni di francesi che vivono nelle periferie disagiate e che la Francia profonda gode quando vengono eletti capro espiatorio delle crisi moderne. Tutto mentre Axiom chiede a gran voce l’istituzione di un “Ministero della crisi delle banlieue”. Prima o poi arriverà un politico che si rivolgerà anche a lui? Hollande, in caso di vittoria, ha annunciato la creazione di un “Ministero dell’uguaglianza territoriale”, oltre ad aver puntato su temi caldi come l’assistenza sanitaria, i trasporti pubblici, l’educazione e la scolarizzazione. Sarkò più che altro ha rivendicato i miliardi investiti per il piano di miglioramento urbano e sottolineato come il suo rivale non abbia in programma alcuna azione concreta. Sulla stampa si continua a parlare di astensione record delle banlieue.

* Autore di “Rapropos”
“Il rap racconta la Francia”

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