di Alessandra Daniele

BenLinus1.JPG[Edit: come si può evincere dalla data, ho scritto questo pezzo dopo la quarta stagione, prima che Lost saltasse lo squalo nella quinta, e tutto l’acquario Dharma nella sesta. Queste righe quindi non sono più da intendersi come un omaggio alla serie, ma piuttosto a ciò che sarebbe potuta essere, e che purtroppo non è stata]

La quarta stagione di Lost ha segnato la sua evoluzione verso la fantascienza cosmologica, esplicitando ciò che in fondo è parso implicito fin dall’inizio nella struttura stessa della serie: passato e futuro sono intrecciati, sono collegati come le due estremità del serpente Ouroboros, simbolo portato dall’inquietante Ms. Hawking apparsa a Desmond. L’isola è l’Occhio di questo serpente, l’epicentro del cronosisma, e su di essa il tempo scorre in maniera diversa. Caratteristica che forse basterebbe da sola a spiegare la maggior parte dei suoi misteri: la guarigione rapida di ferite e malattie attraverso la rigenerazione accelerata dei tessuti; l’impossibilità di portare a termine una gravidanza a causa dello sviluppo asincrono del feto rispetto alla madre; la possibilità di rallentare – o addirittura invertire – il processo d’invecchiamento. I fenomeni di preveggenza, di bilocazione, e persino di resurrezione: dopotutto, come ci ricorda Vonnegut nel capolavoro Mattatoio 5 (“Slaughterhouse 5” 1969) tutti noi siamo sia vivi che morti in momenti diversi del tempo, e se questi momenti potessero intrecciarsi o comunicare tra loro chi ci ha visto morire potrebbe rivederci vivi.
L’intero episodio chiave The Constant è appunto anche una citazione di Mattatoio 5.
C’è però un altro fondamentale capolavoro della fantascienza cosmologica più volte esplicitamente citato nella quarta stagione di Lost: Valis (1978) di Philip K. Dick. A (ri)leggerlo è Ben.
Quando “Henry Gale” è apparso per la prima volta in Lost, non solo i losties, ma anche gli stessi autori non sapevano ancora esattamente chi fosse, né cosa fare di lui. Eppure lo straordinario Michael Emerson fin dall’inizio l’ha interpretato — contribuendo molto a plasmarlo — come se sapesse da sempre di essere Benjamin Linus.
Nel corso delle stagioni, Ben ha passato quasi tre quarti del tempo imprigionato o immobilizzato in qualche modo, ed è stato costantemente pestato a sangue da chiunque. Eppure, un episodio dopo l’altro, è riuscito a estendere la sua influenza e il suo controllo su tutti, persino oltre l’isola, manovrandoli come pezzi su una scacchiera sempre più grande, e sempre più complicata.
La sua forza sembra essere la conoscenza, sia dei segreti dell’isola, che della mente umana. Nel primo flashforward dell’altro episodio chiave The Shape of Things to Come si rivela infatti così abilmente efficace nel neutralizzare una minaccia di aggressione da farci sospettare che in realtà anche l’essersi sempre lasciato sopraffare fisicamente dai losties sia stata solo una parte della sua strategia per sopraffarli psichicamente.
Perché (PKD docet) è il controllo psichico quello che permette di plasmare la realtà.
Affabulatore enigmatico, insieme demiurgico e cristico, Ben ricorda certe misteriose e sarcastiche personificazioni dickiane dell’ingannevole natura dell’universo.
Altrettanto dickiane sono la visionaria e tormentata ricerca di Locke, e la crisi autodistruttiva di Jack che sbriciola il suo caparbio scetticismo; la continua destrutturazione del principio di realtà, e la sostanziale ambivalenza di tutti i personaggi, combattuti fra istinti primari e ansia di redenzione. La peculiare alchimia narrativa fra vicende personali, ed enigmi cosmici.
Che l’isola stessa sia quindi un Vaste Active Living Intelligent System?
Ancora due stagioni (la 5° partirà il 21/01/09) ci separano dall’atteso — e temuto — Gran Finale di quest’avventura nell’immaginario collettivo: se Lost riuscirà a rappresentare degnamente la migliore fantascienza letteraria a cui sembra ispirarsi, il finale non ci deluderà.

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