SCANNERS – THE BEGINNING

di Danilo Arona

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Era il 23 aprile 1916. Melissa Prigione aveva 9 anni, Giovanni Albanese stava per compierne 14. Bassavilla, come ogni altra città d’Italia, si mostrava fiera e risentita. Alle otto di sera, nel salone convegni del Dopolavoro Ferroviario sul cavalcavia Dongione, a pochi metri dalla stazione, un centinaio di persone sedevano composte in attesa della misteriosa relazione dell’ingegnere del Genio Civile Vittorio Galli dal titolo quanto mai sibillino e suggestivo: “Applicazioni di psicofisica in tempo di guerra.”

Alle otto e cinque minuti, l’ingegnere, giunto appositamente da Torino, guadagnò il palco ed estrasse dalla sua borsa una mezza dozzina di fogli appuntati a mano. Salutò gli astanti in modo sbrigativo e iniziò a leggere con gli occhiali penzolanti a metà naso.
“Amici, cittadini. Mentre dalla Quadruplice Intesa con mezzi militari, diplomatici ed economici viene assicurata la vittoria, affinché questa sia più sollecita possibile con notevole risparmio del maggior numero di vittime e della maggior parte delle afflizioni e dei disagi dell’attuale crisi europea, non dobbiamo trascurare l’impiego di energie di altro ordine. Con ciò non dubitiamo che la vittoria stessa riuscirà più fulgida di quanto mai si possa desiderare e tale da assicurare un lungo avvenire di benessere all’umanità. A chi, per legittime ragioni, non è consentito di prestare la propria attività con tali mezzi, sarà fatto obbligo di mettere in gioco altre energie che sono in suo possesso. Nel caso speciale intendiamo delle energie psicofisiche che tutti possediamo in maggiore o minor grado e della loro azione a distanza, che vogliamo impiegare nell’attuale contingenza, principalmente come mezzo di offesa e danno agli avversari della civiltà, i quali hanno creduto affidare impunemente la loro supremazia alla violenza usata nella maniera più barbara e vile. Giova anche premettere che in tale impiego deve aversi presente che si tratta di cosa del tutto umana, cioé senza l’intervento di esseri soprannaturali o di entità astratte.”
L’ingegnere si schiarì la voce e lanciò un’arcigna occhiata alle prime sedie davanti al palco. Facce attonite e occhi sgranati: gìà allora gli alessandrini erano i campioni del più puro pragmatismo padano. L’ingegner Galli non se ne fece intimorire e proseguì deciso:
“Restiamo cioé nel campo puramente pratico come per qualsiasi altra applicazione delle scienze fisiche e meccaniche. Si tratta di costituire un’arte, forse non nuova, con metodo esclusivamente scientifico, senza uscire da quanto ci è consentito dalle leggi naturali. Sto parlando in buona sostanza dei fenomeni telepatici e per i non iniziati occorrerà premettere qualche cenno esplicativo, prima di trattare dell’applicazione di cui è argomento questa comunicazione. I fenomeni telepatici sono ormai entrati nel dominio delle scienze sperimentali, in base a fatti debitamente accertati e controllati che tolgono qualsiasi dubbio sulla loro realtà, per quanto possano essere per la maggioranza delle persone poco o nulla accessibili, data la loro portata eccezionale che trascende il comune modo di sentire, di pensare e di agire. Prendiamo dal Manuale sulla Trasmissione del Pensiero di Armando Pappalardo, edito da Hoepli, la definizione della Telepatia fornita dal Myers: intendo per Telepatia la trasmissione dei pensieri o dei sentimenti operata dallo spirito di un uomo su quello di un altro uomo senza che sia pronunciata una parola, scritto un vocabolo o fatto un segno. Trattasi in sostanza dell’azione mediante il solo pensiero di un uomo sopra un altro uomo, e in generale si ammette che non vi siano limiti di distanza e di tempo. Per quanto riguarda la nostra applicazione di una tale facoltà, diremo pur straordinaria o eccezionale, non occorre richiamare quella serie di fenomeni che avvengono in particolare quando una persona è in punto di morte o ha perduto la vita da poco tempo. E’ sufficiente per noi il fatto della trasmissione del pensiero tra persone viventi. Né d’altra parte ci è necessario indugiare sulle diverse ipotesi che si sono fatte per la spiegazione del fenomeno. Ma passiamo all’applicazione particolare. Similmente a quanto si pratica con qualunque agente fisico, sarà necessario considerare i seguenti elementi principali: la quantità di energia psicofisica; la modalità dell’impiego; il fine da conseguire. Riguardo alla quantità di energia, si noti che, trattandosi di energia del pensiero che deve estrinsecarsi dall’uomo, è certo che per raggiungere un effetto di qualche importanza, tenuto anche conto delle resistenze interne o esterne e dei disperdimenti che possono verificarsi nell’azione o anche prima e dopo l’azione medesima, può credersi senza timore di errare che non è sufficiente l’energia psicofisica di un solo individuo, per quanto possa esserci qualche persona nella quale per disposizione naturale, o per esercizio della speciale facoltà occorrente, sia consentito uno sviluppo straordinario di tale energia. Occorrerà quindi per la miglior riuscita del fenomeno il concorso di molti individui, ciascuno dei quali, fornendo in maggior o minor copia l’energia, dia modo di accumulare la quantità necessaria per ottenere lo scopo. Sarà bene osservare nella scelta degli individui se vi fossero elementi passivi o negativi da eliminare. Sulle modalità d’impiego dell’energia raccolta mediante un numero sufficiente di persone, dovrà tenersi presente che l’impiego da farsene non potrà essere individuale o di gruppi separati di elementi. L’energia psichica deve essere unificata e ordinata al suo fine in un accordo perfetto, come la volontà di un solo uomo, senza incertezze e con fiducia illuminata, in modo da poter essere impiegata da tutte le persone con un indirizzo preciso e in determinati momenti. Per una maggiore sicurezza dei risultati che si vorranno conseguire, non si potrà pretendere di avere effetti troppo estesi e immediati, ma sarà necessario cercare di limitare l’azione dell’energia psichica a campi ristretti e in modo progressivo, non senza però mirare acché i risultati apparentemente limitati possano portare per conseguenza necessaria quella estensione di avvenimenti che si desidererebbero di primo impulso… Sin qui tutto chiaro, cittadini?”
In seconda fila il fioraio Camillo Albanese lanciò un’occhiata ironica a suo cognato Carletto Prigione, che mostrava preoccupanti sintomi di panico, e sussurrò: “Tutto chiaro, Carletto?”. Il silenzio suonò per assenso alle orecchie del Galli. E l’ingegnere proseguì con indomita dedizione.
“E ora il fine da conseguire. Del fine generale si è già detto, né può esser diverso da quanto è desiderato da tutti gli amici della civiltà e della giustizia e da tutti coloro che agognano al benessere dell’umanità, equamente distribuito secondo il merito di ciascun individuo o di ciascuna collettività. Il fine particolare, quello cioè che si vuol conseguire con l’applicazione delle energie psicofisiche a distanza e che non può fare a meno di concordare col fine generale, è quello di NUOCERE a una o più persone della parte avversaria alla Quadruplice Intesa, dirigendo cioè la nostra azione contro i principali attori responsabili e loro complici, e dovrà iniziarsi tale azione contro quel soggetto che dall’opinione pubblica è ritenuto il più responsabile, cercando di colpirlo, sempre con mezzi telepatici, personalmente o in quello che gli è più caro. Sul danno da procurare ai nemici non sta a me il decidere. Se, come non dubito, si formerà la coalizione delle forze psicofisiche della città di Alessandria, non mancherà alla mente o alle menti direttive di prendere le necessarie risoluzioni in un argomento tanto delicato, premunendosi del necessario consenso o autorizzazione di coloro che intendono cooperare all’azione telepatica. A ogni modo dovrà trattarsi di una giusta punizione esemplare, da produrre conseguenze tali da smontare la grande macchina di barbarie della Germania e dei suoi coadiutori o vassalli, e tale da dimostrare la superiorità di razza della Famiglia Latina più pura e dei suoi alleati e amici. Non entro in maggiori particolari, ma si comprenderà più facilmente che quanto più presto si raccoglierà il numero di persone necessario a produrre l’effetto telepatico progettato, più sollecito sarà il raggiungimento di quella liberazione incondizionata che è nel desiderio di ogni persona civile. A tal fine invito ciascuno di voi al palco per ritirare il foglietto personale con le norme iniziali di connessione psicofisica, affinché le operazioni di guerra telepatica possano avere inizio al più presto. Grazie dell’attenzione e buona sera a tutti voi.”
Un applauso non proprio convinto salutò la fine dell’esposizione dell’allampanato e alquanto cupo ingegner Galli. Poi, diligentemente, i cento di Bassavilla si accodarono per ritirare il foglio d’istruzioni e salutare personalmente il relatore. Albanese e Prigione, per quanto in seconda fila, furono tra gli ultimi a mettersi in tasca il documento. Una volta raggiunto il mondo esterno, ambedue si misero a leggere in silenzio quanto il Galli vi aveva scritto in data 22 aprile.
Terminarono la lettura più o meno nello stesso tempo, mentre risalivano il cavalcavia diretti verso il centro città. Carletto Prigione, il papà di Melissa, guardò con espressione sconcertata Camillo Albanese, papà di Giovanni, e profferì: “Ma può essere possibile una cosa del genere?”
Il fioraio gli rispose enigmatico: “Non ci resta che provare. Intanto non costa nulla. Un qualcosa di molto pratico, da verificare in tempo breve. Che ne dici? Cominciamo dal prossimo sabato?”
Prigione non rispose. Stava ancora tentando di capire il significato della sua partecipazione alla Grande Unione Telepatica di Bassavilla. Non ne sarebbe per caso scaturita qualche inaspettata e sordida conseguenza per i suoi famigliari e per l’adorata figlioletta Melissa?