di Sbancor

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Ma anche l’Islam non scherza:
– dalla Sura II detta “La Giovenca” versetto 191: “Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti”.
Dalla Sura V detta “La Tavola Imbandita” versetto 33: “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso”.

E infine dalla Sura IX detta “Il Pentimento e la Devozione”: “Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. Dicono i giudei: « Esdra è figlio di Allah»; e i nazareni dicono: « Il Messia è figlio di Allah». Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati! Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e il Messia figlio di Maria, come signori all’infuori di Allah, quando non era stato loro ordinato se non di adorare un Dio unico .Non vi è dio all’infuori di Lui! Gloria a Lui ben oltre ciò che Gli associano! Vorrebbero spegnere la luce di Allah con le loro bocche, ma Allah non intende che perfezionare la Sua luce, anche se ciò dispiace ai miscredenti. Egli è Colui che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la Religione della verità, onde farla prevalere su ogni altra religione, anche se ciò dispiace agli associatori. O voi che credete, molti dottori e monaci divorano i beni altrui, senza diritto alcuno, e distolgono dalla causa di Allah. Annuncia a coloro che accumulano l’oro e l’argento e non spendono per la causa di Allah un doloroso castigo nel Giorno in cui queste ricchezze saranno rese incandescenti dal fuoco dell’Inferno e ne saranno marchiate le loro fronti, i loro fianchi e le loro spalle: «Questo è ciò che accumulavate? Gustate dunque quello che avete accumulato!».

Si potrebbe continuare all’infinito in citazioni bibliche e coraniche, per non parlare della Chiesa medioevale, e in fondo ebrei, cristiani e musulmani hanno continuato a massacrarsi con alterne fortune per centinaia di anni.
Il problema che oggi viene posto dai “gazzettieri” di regime è: esiste un Islam Moderato?
Ho forti dubbi che per molti di loro la vera domanda sia: “Esiste un Islam corrompibile con il denaro e con il potere, come abbiamo fatto negli ultimi anni e come ancora facciamo in molti paesi?”
La risposta è no.
La rinascita islamica nel mondo “sunnita” ha adottato ormai, grazie anche all’appoggio degli americani negli anni ’80 e ’90 in funzione anti-khomeinista, il “wahabismo” come chiave di lettura coranica. Dal 1975 al 2003 si stima che la famiglia Saud abbia investito 70 miliardi di dollari in propaganda religiosa all’estero, realizzando 210 Centri Islamici, 202 collegi, e oltre 2000 “madrasa” in paesi non islamici. Questi sono sicuramente “fondamentalisti”.
La teocrazia sciita iraniana e irachena è più complessa. Assomiglia per certi versi a una Conferenza Episcopale, con all’interno diverse posizioni teologiche e politiche. E’ animata da spinte “messianiche”, L’Avvento del Mahdi, ma anche da gran pragmatismo. In senso tecnico non sono “fondamentalisti”. Il che non vuol dire che non sappiano caricare di tritolo una autobomba.
Sia ben chiaro: non è che la presenza di “un clero” immunizzi da scelte radicali in politica — la Chiesa Cattolica ed il Clero Sciita ne sono un esempio — ma certo aumenta la possibilità di una mediazione.
Ciò introduce a una seconda questione: i “Testi Sacri” vanno letti o interpretati? E se vengono interpretati è perché dietro il loro senso palese ve ne è uno nascosto, riservato agli iniziati? Nel cristianesimo delle origini questa interpretazione era molto diffusa, nella famosa “eresia gnostica”, così come nell’Islam dei primi secoli in sette come gli ismaeliti, i drusi, i fatimidi, i “sufi”. Ve ne erano alcune come “I Fratelli della Purezza” (Ikhwan as Safa) di deciso orientamento esoterico. Roba da far impallidire Giordano Bruno e Cornelio Agrippa di Nettesheim!
Sospetto fortemente che anche nelle Chiese ufficiali ne esistano ancora molte.

Ma cosa ha a che vedere questo con il “problema del fondamentalismo”?
La risposta è che, come spesso è accaduto su questo pianeta, l’ “eresia” costituisce il territorio dove si può coltivare la speranza del mutamento. L’”eresia”, nel suo senso autentico, non è la fondazione di una nuova Ecclesia, ma la deviazione laterale dal cammino stabilito. Un’ “eresia” che pieghi verso un orizzonte inaspettato le linee già tracciate sul terreno dell’economia, della politica e delle ideologie. Un orizzonte che non può non chiamarsi che Guerra e Scontro di Civiltà.
Siamo giunti in prossimità del “nodo filosofico” del problema: una forma di pensiero in grado di evitare l’estensione del conflitto, o comunque di spostarlo dai suoi esiti peggiori: una guerra generalizzata dall’Indo al Mediteranno, il rischio di un conflitto nucleare in Medio Oriente, una “guerra civile” strisciante in Europa fra la minoranza mussulmana e le nuove forme di razzismo emergenti, oppure, the worst scenario, queste tre cose insieme.
Questo non è un nodo politico: i fantasmi religiosi sono stati evocati da decenni di dissennate politiche economiche, da politiche estere neo-coloniali, da spregiudicate operazioni di ”intelligence” — che non capisco perché continui a chiamarsi tale. Gli spettri si sono incarnati. Sia in Occidente sia in Medio Oriente i fanatismi accumulano odi, spirito di vendetta, attese messianiche, visioni apocalittiche.
Sfoglio antichi testi sciiti e improvvisamente leggo una profezia di Jafar al Sadiq, il VI Imam, morto nel 765 d.C.
“Prima dell’avvento di colui che sorgerà, la pace sia sopra di lui, il popolo sarò punito per i suoi atti di disobbedienza da un fuoco che apparirà nel cielo e da una nuvola rossa che oscurerà il cielo. Baghdad ne sarà inghiottita, Kufa ne sarà inghiottita. Il loro sangue sarà versato, e la case saranno distrutte. Morte sarà fra la gente e il terrore dominerà l’Iraq, cosicché essi non avranno pace.”
Jafar al Sadiq fu il maestro di Geber, l’alchimista, di cui si narra che disse: “Sbaglia Democrito a sostenere che l’atomo non possa scindersi. Ma se ciò avverrà ne scaturirà una energia capace di distruggere una città come Baghdad…”
Secondo la tradizione degli sciiti, ma in parte anche dei sunniti, l’avvento del Mahdi e il ritorno di Gesù Cristo coincidono. Nel tempo della “ierostoria”, la storia sacra, che è diverso dal Tempo Profano, gli eventi segnano essi stessi la temporalità. Sia gli sciti che i sunniti credono che prima dell’arrivo del Mahdi, e di Gesù, avverranno eventi terribili che culmineranno nella tirannia di un falso profeta, una sorta di “Anticristo” – Abu Sufyan per gli sciiti, il Dajjal per i sunniti. Per gli sciiti la lotta finale fra Gesù e il Mahdi avverrà in Palestina. Impressionante è la somiglianza fra alcune di queste apocalissi musulmane e quelle dei “cristiani rinati”.
Mi fermo qui….

L’Identità e la Differenza
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Ripartiamo dallo “Scontro di Civiltà”.
Oggetto di chiacchiera, più che di meditazione, questi due concetti stanno alla base “ideologica” degli attuali conflitti. Sionisti, integralisti mussulmani, cristiani rinati, e vari rivendicano ognuno la propria identità e il proprio diritto alla differenza rispetto ad un “Altro” avvertito come nemico ed ostile.
“A” è uguale ad “A” ed è diverso da “B”
Logica elementare. E spesso, non a caso, sanguinaria. Già, perchè presupporre “A” sempre identico a se stesso, e dunque predicare l’Identità dell’Essere, vuol dire dimenticare che noi, esseri umani, siamo nel Tempo — o come direbbe un marxista siamo nella Storia — e quindi l’Identità ci è irrevocabilmente preclusa, come avevano già scoperto da diversi anni e da differenti punti di vista, sia Parmenide sia Eraclito. Al massimo, a noi umani, è concessa l’esperienza della Ripetizione.
Differénce et répétiton è il titolo di una delle opere più importanti della filosofia del XX secolo. (Gilles Deleuze, 1968). Il libro non parla né di fondamentalisti, né di etnie, né di religioni. Anzi non si potrebbe pensare a testo più “classico” di filosofia teoretica. Eppure credo che lì siano nascoste chiavi importanti per decifrare il Labirinto che ci sta conducendo all’Abisso.
In esso Deleuze innanzitutto chiarisce che la “Differenza” non avviene tanto fra “A” e “B”, quanto fra “A” e “A”. Non vi è differenza fra opposti, più di quanto non vi sia differenza nell’identità e identità nella differenza.
Interpretando Spinosa Deleuze scrive (pag 73. trad.it. Bologna,1971):
L’essere si dice del divenire, e l’identità del differente, e l’uno del multiplo, e così via”. “E — prosegue Deleuze — Nietzsche non voleva dire altro con l’eterno ritorno. L’eterno ritorno non può significare il ritorno dell’Identico, (…) ritornare è l’essere, ma soltanto l’essere del divenire. L’eterno ritorno non fa tornare ‘lo stesso’, è vero invece che il tornare costituisce il solo Stesso di ciò che diviene”.
Risparmio al lettore — consigliandogli di farlo personalmente – il lungo excursus sulla Differenza e la Ripetizione nella storia della filosofia compiuto da Deleuze.
Nelle conclusioni Deleuze affronta il tema che a noi interessa di più: quello del Fondamento.
Il fondamento appare così come Memoria immemoriale o Passato puro, passato che non fu mai esso stesso presente, che fa quindi passare il presente e in rapporto a cui tutti i presenti coesistono in cerchio” (p. 436)
Il “cerchio dei presenti” oggi altro non è che la “cattiva contemporaneità” determinata dal mercato-mondo. La pretesa di accelerare l’integrazione del pianeta sotto un’ideologia unitaria e sostanzialmente totalitaria: “Democrazia e Libero Mercato”. Il Diverso è il Terrorista.

Che questo schema sia una falsa rappresentazione è evidente a tutti, tranne ovviamente che ai politici e ai giornalisti. Ciò che viene definito “Democrazia e Libero Mercato” è un sistema oligarchico basato su élites economiche scelte con criteri di cooptazione. Come nelle migliori tradizioni dello spettacolo, “Il Terrorista”, quasi sempre, fa parte a pieno titolo di queste élites.
Purtroppo, però, nei “presenti che coesistono in cerchio” vi è l’intera massa umana, rapita dalla contemplazione della Rappresentazione nella sua forma di Spettacolo.
Ognuno di questi “presenti”, dall’Occidente all’Oriente, dal sionista al mussulmano, dall’afro-americano al cinese e così via, cerca un passato a cui aggrapparsi, ma questo passato non c’è, non c’è mai stato, non esiste se non come “rappresentazione”. Qui però si schiude un abisso pieno di demoni. La Paura dell’Abisso rigenera la falsa Identità come Rappresentazione.
Fondare è sempre fondare la rappresentazione” (ibid.)
Il “fondamentalista” difende sia la sua Identità sia la sua Differenza con la violenza, ma egli in effetti non fa che difendere la Rappresentazione, il simulacro, della sua identità e differenza. Gli Arabi possono plaudire al “crollo delle Torri”, mentre gli “americani” fischiare a due dita di fronte al bombardamento di Baghdad. Entrambi si odiano attraverso l’immagine riflessa di un tubo catodico.

Come uscire dal “circolo vizioso” della Rappresentazione?
Paradossalmente i vecchi valori rivoluzionari di “fratellanza, libertà, eguaglianza” che avrebbero potuto giocare ancora un ruolo positivo, i vecchi valori dell’illuminismo e della tolleranza laica, sono stati depotenziati dall’appartenenza alla “macro-area” dell’oligarchia economico finanziaria.
Sono parte integrante dello Spettacolo. Sono ineffettuali o, peggio, giustificazioni per ulteriori violenze: le guerre umanitarie
Da questo punto di vista, “regolamentare” le società multi-etniche e multi-religiose in forme diverse da quelle che già attuano, con la consueta e venale spietatezza, il mercato e il capitale finanziario, appare davvero una beata e “sinistra” utopia.
Difficile intravedere vie di uscita.
Forse conviene affidarsi all’Hybris. Parola greca polisemica e assai pericolosa. Essa indica il superamento dei limiti, l’eccesso, sia nel senso dell’arroganza, della tracotanza, sia, soprattutto in Omero, nello sfuggire al proprio destino impersonale, la “moira”, segnato dagli Dei. Per i greci antichi costituiva un peccato grave, ma a volte indispensabile.
In genetica l’ibridazione è il processo attraverso il quale si incrociano specie o varietà diverse, di qualsiasi famiglia animale o vegetale. In biologia molecolare il termine ibridazione si riferisce all’unione di due filamenti di DNA.
Cosa può significare l’Hybris nelle banlieues europee e dentro i flussi migratori? Nelle Università, nei movimenti siano essi per la pace, per i diritti civili, o contro il precariato? E cosa significa nelle capitali del mondo arabo, dove nuove generazioni si stanno formando su Internet e Al Jazeera, oltre che su centinaia di canali satellitari?
Affidarsi all’Hybris è forse una strada assai rischiosa, l’Hybris è il “mostro di tutti i demoni”, ma può essere anche una “espressione di gioia (Deleuze, p.68).
Di fronte alla “ripetizione dell’orrore” che si sta preparando, ce ne stanno lasciando altre? Il prossimo Olocausto non riguarderà infatti solo il popolo d’Israele. E quand’anche riguardasse solo Israele o gli Arabi, avremmo ancora il coraggio di dirci umani?

Sono nato dieci anni esatti dopo la fine della II Guerra Mondiale. E non avevo mai pensato possibile l’esperienza di un “Ritorno”, neanche durante la Guerra Fredda. Evidentemente, come su molte altre cose, mi sbagliavo. All’esperienza del Ritorno non si sfugge. Ma — come sapeva Nietzsche — L’Eterno Ritorno non è mai il Ritorno dell’Identico. La Storia non è la “Storia di un Lungo Errore”.
Sarà quindi necessario attraversarlo con tutta la volontà e la potenza necessaria.
Solo allora è possibile una sola e stessa voce per tutto il multiplo delle infinite vie, un solo e stesso Oceano per tutte le gocce, un solo clamore dell’Essere per tutti gli essenti. Ma occorre che per ogni essente, per ogni goccia e in ogni vita, si sia toccato lo stato di eccesso, cioè la differenza che li sposta e traveste, e li fa tornare, ruotando sulla sua mobile estremità” (Gilles Deleuze, ultima frase del libro citato, 1968).