IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

di Danilo Arona

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Ecco che nella calura da estate post-atomica arriva una notizia. Purtroppo una notizia come tante, di quelle che provocano un’intollerabile assuefazione. Questa però esibisce un valore aggiunto, snocciolato nelle pieghe, raggelante e demenziale, che invita all’approfondimento, nostro malgrado.

TORINO, mercoledì 2 agosto. Avvicinata da tre uomini nei giardini di Piazza Borgo Dora, picchiata e portata a forza in un monolocale dove ha subito violenze sessuali al limite delle sevizie fino al giorno successivo: è quanto accaduto a una rumena di 22 anni a Torino. Gli agenti del commissariato Dora Vanchiglia, dopo la denuncia della giovane, sono riusciti a identificare i presunti colpevoli e li hanno arrestati.

I fatti risalgono alla notte tra il 13 e il 14 luglio. La ragazza, avvicinata dai tre, ha rifiutato il loro approccio: al suo rifiuto hanno iniziato a colpirla violentemente con pugni in pieno volto, per poi portarla in un monolocale. Lì l’hanno violentata ripetutamente a turno senza alcun contraccettivo; in più uno di loro aveva inserito piccole sfere metalliche sotto la pelle dei genitali, provocando lacerazioni alla ragazza che è stata poi visitata dai medici. Per lei la prognosi è di 20 giorni. La giovane è stata poi riaccompagnata nei giardini di Borgo Dora dove ha incontrato un altro connazionale che le ha consigliato di rivolgersi alla polizia. Gli agenti sono riusciti ad arrestare uno dei due violentatori, Ovidiu Cochior, rumeno di 34 anni, riconosciuto dalla giovane dopo intense ricerche e riscontri fotografici, grazie alle numerose cicatrici che aveva sul corpo e a un vistoso tatuaggio. Individuati e denunciati anche gli altri stupratori.

La storia in realtà andrebbe maggiormente dettagliata. Perché non se n’è parlato e scritto a sufficienza. E lo si capisce: scattano pudori, autocensure e sentimenti di pietà, imbarazzo persino nel più scafato dei cronisti. La gente gira lo sguardo da un’altra parte o salta la pagina del giornale pié pari. Ma bisogna invece parlarne e scriverne il più possibile per poi magari vomitare e ricordare al mondo che lo splatter più oltraggioso diventa un cartoon per bambini dinanzi a certe realtà e che Hannibal Lecter diventa Bambi se paragonato al signor Ovidiu, clandestino rumeno che in questo Piemonte impazzito si è aggiudicato il record, forse planetario, della mostruosità. Cercherò allora di riassumere la storia per quel che non si evince dalla notizia scaricata dal web.
Il quadro iniziale è un classico quasi ritrito di certi ambienti dell’Est trapiantati in Italia del nord: da un lato c’è la solita ragazza di Romania, che non dovrebbe essere proprio l’ultima delle ingenue perché nel suo paese fa la studentessa di economia, e dall’altro il racket degli sfuttatori connazionali che nella metropoli sabauda ha già messo in piedi “il giro”. Sullo sfondo Torino, civilissimo capoluogo dalle troppe pieghe oscure, in cui è facile perdersi o addirittura sparire. Un giorno la ragazza cade nella trappola del “lavoro onesto” e, imbeccata da una pseudo-amica, abbandona la patria di Dracula e raggiunge Torino dove i suoi concittadini la stanno aspettando con un bel kit regalo di microgonna, tacchi a spillo e chincagliera fetish. Lei non ci sta, si ribella e tenta di ritornare a casa. Ma sulla sua strada, per convincerla a desistere dalle sue oneste intenzioni, c’è Ovidiu, il monstrum (con tutte le sfumature latine del termine).
Così lo descrive su “La Stampa” del 2 agosto il giornalista Massimo Numa:
“Nato a Bacau 34 anni fa, pregiudicato anche nel suo paese, per rapine, furti e violenze sessuali. E’ in Italia, clandestino, da quasi tre anni. Durante il periodo trascorso nelle celle di Bucarest, in un carcere di massima sicurezza, Ovidiu si fa tatuare tutto il corpo. Sul torace il nome di una donna, Cristina, poi aquile, teschi, altri nomi femminili, croci, volti di santi e preghiere. In più un ‘chirurgo’ del carcere gli ha inciso la pelle del pene e gli ha inserito una decina di biglie di un metallo del tipo usato per il piercing, e quindi tollerato. Un filo sottile le collega e impedisce alle sfere di muoversi. Sono ‘grandi come arachidi’, spiegano i poliziotti che hanno fotografato l’organo genitale dello stupratore – considerato prova decisiva – e lui persino se ne vanta. Spiega, Ovidiu, di essere molto ricercato dalle signore per questa sua caratteristica di Frankenstein del sesso estremo.”
La povera studentessa in economia viene violentata da Ovidiu & Co. in un condominio di via Sassari. Un massacro iniziatico che non si riesce neppure a immaginare. Non si sa bene come, ma lei si trascina sino alla polizia e denuncia il mostro che l’ha stuprata e gli altri mostri “fiancheggiatori” che l’hanno rapita. I medici innorridiscono: le lesioni sul corpo sono inaudite e quelle sulla psiche ancora peggio.
In questo mondo impazzito l’esistenza di un personaggio del genere – uno che si fa cucire sull’organo sessuale una fila di biglie d’acciaio per arrecare il peggior danno possibile alla sua povera vittima – riduce l’immaginario del più crudo degli scrittori splatterpunk a un cartoon per lattanti. Spesso si è scritto, e gli scrittori noir sono i primi a sottoscriverlo, che dalla realtà e dalla cronaca si possono trarre fecondi spunti per la fiction, laddove quest’ultima intenda autoproporsi come capace e intelligente autometafora del sociale. Nel caso in questione la tentazione è quella di fuggire dalla realtà e di sollevarsi il morale con le versioni incensurate di Hostel o Le colline hanno gli occhi, nella certezza che i macellai dell’Est non vanno al cinema.
Ma l’episodio in questione parla anche d’altro. Negli stessi giorni, nelle stesse ore della sordida e inenarrabile violenza alla povera studentessa rumena, la Regione Piemonte decide di mandare al massacro 600 caprioli, provocando la gioia dei tanti cacciatori “bassavilliani” (o bassavillani?) che verranno pure pagati quali autori materiali della mattanza. Ce ne sono troppi (di caprioli, non di cacciatori) e fanno un mucchio di danni alla famosa flora delle verde valli alessandrine – sostengono alla Regione – perciò ammazziamoli, e nel contempo facciamo contenti i cacciatori, bel serbatoio di voti per qualsiasi nuance politica (complimenti alla giunta di sinistra e ai verdi che la sostengono). Ma sono – in tema di considerazioni politicamente scorrette – anche gli stessi giorni di un indulto insensato in Italia e del massacro di bambini innocenti in Libano: un crogiuolo di eventi, analogici nella loro essenza, che non scuote alcuna coscienza perché la nazione è in partenza per le vacanze. E anche, quando non è in vacanza, ormai si è diffuso per la nazione un senso di saturazione e d’indifferenza così tangibile che persino i telegiornali – fateci caso – che ci portano in casa le immagini delle tragedie del pianeta Terra sono divenute indifferenti, asettici e neutrali. Perciò affanculo i cani, i gatti, gli anziani genitori, i bambini libanesi, i caprioli piemontesi e le ragazze stuprate.
E a questo punto ci può soltanto venire in soccorso Thomas Harris.
Cosa diceva Lecter a Clarice?

Qualcosa ti ha svegliato, vero? Era un sogno, che cos’era?
E Clarice: Ho sentito uno strano rumore.
E Lecter: Cos’era?
Clarice: Era un grido, una specie di grido come la voce di un bambino.
Lecter: E cosa hai fatto?
Clarice: Sono andata di sotto, fuori mi sono avvicinata alla stalla. Avevo tanta paura a guardare dentro, ma dovevo.
Dr. Lecter: Che hai visto, Clarice, che hai visto?
Clarice: Gli agnelli… stavano urlando.
Dr. Lecter: Stavano macellando gli agnellini?
Clarice: Urlavano come pazzi.
Dr. Lecter: E sei corsa via?
Clarice: No, prima ho tentato di liberarli, ho aperto il cancello del loro recinto, ma non scappavano: rimanevano li, confusi, non scappavano.
Dr. Lecter: Ma tu che potevi lo hai fatto?
Clarice: Sì, ne presi uno e corsi via il più velocemente possibile.
Dr. Lecter: Dove volevi andare, Clarice?
Clarice: Non lo so, non avevo cibo né acqua e faceva molto freddo, molto freddo. Pensavo che potevo salvarne almeno uno, ma era pesante, pesante. Riuscii a fare solo qualche miglio, lo sceriffo mi trovò subito, il proprietario era così in collera che mi mandò a vivere in un orfanotrofio. Non vidi mai più il ranch.
Dr. Lecter: Che ne è stato del tuo agnello, Clarice?
Clarice: Lo uccise.
Dr. Lecter: Ti svegli ancora qualche volta, vero, ti svegli al buio e senti il grido di quegli innocenti?
Clarice: .
Dr. Lecter: Coraggiosa Clarice, me lo farai sapere quando quegli agnelli smetteranno di gridare, vero?

Purtroppo a Bassavilla non c’è nessuna Clarice e gli innocenti non hanno voce. A Bassavilla, a Torino, in Libano.
Buone vacanze. Nonostante il pistolotto, neppure io riesco a sottrarmi al rituale di massa, festa del silenzio degli innocenti e dell’indifferenza al Male. Le Cronache riprenderanno al mio ritorno, se ritorno. Nel frattempo, chi di voi solca le autostrade di notte, si azzardi a guardare nell’ombra delle corsie di emergenza. Magari vedrete Melissa, un cane abbandonato, comunque un innocente senza voce sacrificato sull’altare del suicidio della ragione di mezza estate.