a cura degli AMICI DEL CICAP ALLA MANIERA DI MARCO PHILOPAT
[Per la comprensione profonda di questo gonzo reportage, è fondamentale visionare i link evidenziati in grassetto dopo averlo letto]

philopat.jpg1. La solitudine degli strateghi

facciafaccia1.jpgE guardali, cazzo, fanno schifo! – tutti qui a vedere il faccia-a-faccia dalla sala stampa – lo schermo gigante è spento e li riflette – Come diceva Pertini: – “Bisogna scardinare l’immaginario di questo paese di merda” – o forse non era Pertini – Sono tutti riuniti in capannelli, guardali, gli spunta la coda dal mezzo delle chiappe – e puzzano di regime – qualunque regime – fai tanto che mi guardano e io gli faccio il ditaculo com’è vero Dio – bastardi… – C’è la moglie di Rutelli – giornalista, scrittrice, con uno sguardo sempre attento alla realtà attuale – deve avere trangugiato succo d’aglio – ha un alito che uccide i buoi muschiati – nelle regioni fredde del nord del Canada e della Groenlandia – Il nome deriva dal forte odore di muschio emanato dai loro corpi massicci – e infatti c’è Arturo Diaconale – con un borsello anni Settanta da sindacalista – e stivali a punta tipo Bitols – ride risate di prozac – C’è Gino Bramieri prima della dieta – pur di respirare l’aria del palcoscenico si accontenta di uno spettacolo di quart’ordine – lo ricordo fin da piccolo – la gioia dei miei pomeriggi – un quartiere devastato dall’eroina – percorso da compagni che erano diventati peggio degli altri – Bramieri era l’unico aggancio col mondo reale – e adesso è qui – c’è Beppe Severgnini – e c’è Piergianni Prosperini – con una copia autografata di Metello di Pratolini – (autografata da Severgnini) – ray-ban a goccia, e non è mai l’ultima – quella che fa traboccare il vaso – duecento posti esclusivissimi – per vedere il faccia a faccia – e anch’io ho ottenuto il pass – grazie alla mia amicizia con Raf Valvola e Marco Lodoli.

nixonkennedy.jpgUn’accozzaglia di zombi disumani usciti da Romero – ma il film era neorealismo al confronto – non c’è neanche lo spazio per respirare – e meno male perché a un metro da me c’è Barbara Palombelli che nessuno sapeva che aveva un alito così pesante – giuro si cristallizza sul linoleum – e appanna il vetro antiproiettile dietro cui siamo tutti – accalcati per vedere l’Osceno Spettacolo – qualcosa a cui non mi sarei aspettato di assistere in prima persona – tipo Nixon contro Kennedy – sono rimasto a bocca aperta quando mi è arrivato il pass – e anche la Palombelli con le logiche conseguenze batteriche del cavo orale. – Un vetro spesso centimetri – per ora coperto da dietro da una pesante tenda nera – stile palcoscenico o funerale – che è esattamente l’Osceno Spettacolo per come l’hanno pensato, due soli giornalisti dentro a praticare l’iniezione letale delle domande – il minutaggio fatale – milosevicgaliazzo2.jpge noi qua dietro in questo cubicolo ad assistere – io nella melma come una salma che guarda due candidati all’uomo che cammina – Paris Dell’Unto al mio fianco – i soliti capelli neri lisci pettinati a colpi di conato e frantoio – che invece si dimostra uno più in gamba di quello che pensavo – quando nell’attesa mi svela sottovoce: “Il cadavere di Milosevic. Lo hanno trovato steso a letto. Sul suo comodino c’era Cargo di Matteo Galiazzo, col segnalibro a metà e il sottolineatore. A me Cargo non è neanche dispiaciuto” – rivelandomi che da ex socialista che voleva fare il sindaco de Roma – ha ancora contatti col Sisde – informazioni riservate che condivide con me in attesa che si apra la tenda e appaiano le due statue di sego – c’è un insopportabile odore di bottarga – infatti che Majorca col figlio – majorca.jpganche loro hanno ottenuto i pass – e sono gli unici che riescono a respirare in questo cubicolo dietro al vetro – perché stanno in apnea – hanno dichiarato che con l’apnea arrivano fino a fine trasmissione – e non sentono il vapore laringofageo della Palombelli.
Non crediate alle mistificazioni dei pennaiuoli domani sulle pagine di carta igienica – non credete al profluvio di analisi e commenti alla Superbowl che invaderà i piccoli schermi – questo è il tempo in cui il cinegiornale dell’Istituto Luce non va in onda al cinema ma sugli schermi tv – non credete a niente: entrare qui ad assistere nella cosiddetta “sala stampa” – che è un cuniculo che termina in un cubicolo quattro metri per tre – dietro un grande vetro antiproiettile – è stato difficile come in Ellroy. Hanno fermato – ma è solo un esempio – ce ne sarebbero tantissimi altri – uno all’entrata – siamo blindati da una mandria di pulotti che nemmeno Abu Grahib – fermano quest’uomo – palesemente inoffensivo – un anziano perdipiù – con gli occhiali a montatura identica – giuro identica – a quella di Tanassi (che nacque a Ururi) – fermano quest’uomo intimandogli di mostrare cosa porta sotto il braccio – è il Kamikaze d’occidente del mio amico Tiziano Scarpa – l’uomo è Bruno Gambarotta – vanta un cinquantennio in Rai ma non lo fanno entrare – dicono “perché portante con se stesso, a mezzo braccio, in posizione subascellare, un manuale per kamikaze” – scandaloso ma ne hanno fermati altri – adesso fuori c’è un presidio democratico – spingono per entrare ma nisba – quanti “porchiddio” sta lanciando il Mago Alexander dalla sommità del suo elefante – non l’hanno fatto entrare – anche lui vanta esperienze Rai – non è tanto per l’elefante che non lo hanno fatto passare – quanto per la nota disavventura omosessuale durante il viaggio premio per dipendenti Fiat – nei bagni di una nazione mediorientale – ancora questa storia e gli impediscono di entrare – mentre a me che porto lo stesso pullover di Evo Morales per solidarietà – e protesta – contro tutti e nessuno – celebre nome di Ulisse – che è anche il nome del Famigerato Piano – e fa bene a ridersela Mario Melloni in arte Fortebraccio che ce l’aveva con Nicolazzi e Cariglia e anche Tanassi nato a Ururi mamma_ebe_250102.jpgperché stoppare e caricare ancora sui cellulari Mamma Ebe – una scheda da 100.000 euro – per crimini su estatiche vergini – l’hanno accusata che erano settantadue – Nilla Pizzi e Gino Latilla invece entrano belli tranquilli – belli, insomma, si fa per dire – anche perché a braccetto in mezzo a loro c’è Paolo Limiti – a tutto c’è un Limiti – si dice in Bovisa e si sa, la saggezza popolare la spunta sempre – Oppure ditemi perché a tre metri da me ci deve essere Tassan Din – che diritto ha lui di stare qui e donat.jpgDonat Cattin no – ah già, perché Donat Cattin è morto, forse – mentre controllavano i pulotti perquisendo hanno ritrovato tutti quelli della famiglia Carretta spariti – è un evento già da fuori l’Osceno Spettacolo – e Paris Dell’Unto che mi sussurra – nella noia del prepartita – che sa perfettamente da dove è entrato il preparatore atletico di Berlusconi – un’altra dritta Sisde, state attenti a quest’uomo meno sgradevole di quanto è – e io gli chiedo quale preparatore – “Verdiglione. Non lo sai? Baget Bozzo è in calo, stavolta lo ha preparato Armando” – e io fino all’Armando ci arrivo per la nota canzone di Jannacci in cui vien giù l’Armando – quando la folla dietro la vetrata si fende in due perché si è tuffato in mezzo – con una potenza inaudita da tsunami che ci ha spostati tutti – e ho infilato il gomito nelle costole di Paris il mio nuovo amico – si tuffa quello che pensavano essere il giornalista altoatesino TN_Klaus_Davi_35.jpgKlaus Davi – che ha fatto il praticantato in una testata bolzanina schuetzen – e invece si sono sbagliati e hanno mandato l’invito a – carlo-di-biasi.jpgKlaus Di Biasi (nella foto, Carlo, suo padre) – è arrivato in costume e si è tuffato lungo la gradinata sbaragliando tutti – unto a differenza di Paris – sempre davanti a Cagnotto – fermato fuori dai pulotti in quanto secondo loro “non appartenente al genere umano ma ai nematelminti che si è adusi a utilizzare in sede di pesca lacustre o marina” – queste sugne che trasudano attesa di vederli sul ring, i Due – attenti a quei due – un aggancio alla mia infanzia – la mia generazione si è formata con immaginario televisivo a cui ha contribuito Uno dei Due a cui bisogna stare attenti stasera – Cosa sia rimasto di noi, davvero non saprei dire – Ricordo il 1985 – si parlava della “staffetta” tra PSI e DC alla presidenza del consiglio – Craxi e De Mita – argomento molto poco cyberpunk – Per Milano girava un tale – con un tomahawk di gommapiuma e una corona di penne da capo indiano – a bordo di un Garelli bianco – e somigliava molto a Ezio Mauro. – Dicevano che un giorno aveva preso un acido e gli era andato di traverso – da allora si credeva un “seminoles” – (lo diceva sempre così, al plurale) – cacciava urlacci indiani – faceva danze della pioggia – come se a Milano ci fosse il bisogno – tutto questo in pieni anni Ottanta – avevo amici che avevano mollato l’eroina – per entrare in “Lotta comunista” – quelle incredibili prime pagine! – titoli da battaglia – “I SINDACATI SI PREPARANO AL DUMPING SOCIALE!” – oppure: – “DIALETTICA E INFINITO!” – lunghe tirate contro la rendita – ce l’avevano con la rendita personalmente – come fosse una figa che non gliel’aveva data – il loro guru si chiamava Arrigo – come Arrigo Sacchi. – Vianello e la Mondaini si erano già rimbambiti – Cosa sia rimasto di noi, davvero non saprei dire – tele5.jpgIncredibile pare che abbiano fermato Uri Geller al blocco coi cellulari i pulotti – ma lui ha trapassato i muri e adesso è qui – e annuncia che tenterà un esperimento – spostare con la mente la stilografica del Cavaliere – sì, lo so io, che con gli amici del CICAP controllai ai suoi tempi – visto che grazie al mio amico Raf Valvola avevo ottenuto l’invito – l’esperimento del cucchiaino – il fanfarone aveva coraggio, bisogna ammetterlo – chiedeva un bicchiere d’acqua e tutti a muoversi per prendrglielo – e lui intanto metteva il cucchiaino sotto il tavolo e poi lo ritirava fuori piegato – faceva la faccia come quando si caca sul water – ma io non mi ero mosso di un cm – cazzo me ne fregava dell’acqua minerale – e così Uri Geller era finito nel dimenticatoio – pressappoco come Tamara Baroni – o Dora Moroni.
Ricordo il 1983 – Alberto Cova si preparava alla maratona olimpica – Gabriella Doria correva il mezzofondo – e aveva un fotogenico culo rotondo – un anno cresciuto all’ombra di Mick Jagger con la maglia azzurra – Profetizzò che vincevamo 3 a 1 – l’urlo di Tardelli – e il gol sbagliato di quello là, come si chiamava? – Era l’idolo delle squinziette delle scuole – con le fichine ancora implumi – e adesso è Carneade – sick transit – Nel 1983 c’era il Virus – e anche adesso galline e gatti muoiono come mosche – e il paese si gioca tutto – sulla ruota di Napoli dove il 48 non esce dal ’48 – Mi ritrovo qui in attesa – dell’evento che decide non si sa bene cosa – in mezzo a una folla di cialtroni – C’è uno che somiglia a Marcello Veneziani – ma è impossibile, Veneziani è in tv, su La 7 – C’è uno che somiglia a Daniele Farina – C’è uno che somiglia vagamente a Severino Cesari – ma è un sosia di Leoluca Orlando – che lavora con Ciprì e Maresco.
Occio che inizia – la tenda – la tenda nera si apre: ECCOLI!

2. Il contrario della realtà

nixonkennedy.jpgMimun sembra George di “George e Mildred” Sorgi sembra il tizio di un “Mercoledì da leoni”, quello che si pettina col pesce per non andare in Vietnam. – Parlano di tasse, argomento ben poco cyberpunk – Napolitano o Napoletano che sia – anche se non è di Napoli – è Marcello Dell’Utri con le braccia più corte – sanna_ok.jpge Sorgi parla come Gavino Ledda – (o Gavino Sanna?) – chissà cosa ha fatto alle pecore il padre (di Sorgi, non delle pecore) – Paris Dell’Unto si china verso di me e dice: “Partiamo col piede sbagliato” – “Partiamo chi?” – “Noi” – “Noi chi?” – “Non lo so” – forse allude a Dustin Hoffman nell’Uomo del marciapiede quando sta male male – Berlusconi comincia con “Prendo atto che il signor Prodi” – come Nixon con Kennedy – Nixon non si era fatto la barba e sembrava sporco sotto i riflettori impietosi – sudava copioso – come Gino Bramieri durante la dieta – tre minuti e tutti si sono già rotti le balle – su Odeon TV davano un remake con Giorgio Porcaro – de “La vita è meravigliosa” di Frank Capra – un paese di estremisti che si fingono moderati – dove tutti corrono verso un centro – di igiene mentale – Giorgio Porcaro inventò il personaggio del “terrunciello” – “milanese al 100%” – faceva le serate con un giovane Abatantuono – poi Abatantuono fece strada – e Porcaro rimase al palo – porcaro.jpge oggi c’è chi crede che Porcaro imitasse Abatantuono – la solitudine degli strateghi – Qui si parla dell’IRAP – “Irish Republican Army – Provisional” – dicono che Berlusconi non l’ha abolita – come se potesse intervenire in Irlanda del Nord – dove Ratzinger controlla soltanto metà della popolazione. – Chissà dov’è finito Porcaro – e se era parente dei fratelli Porcaro, quelli dei Toto – mi hanno sempre fatto schifo – io sono un vecchio punkettone – col cuore al Virus.
Quelli di Innsbruck non vengono più a fare la spesa a Bolzano – “La cosa mi giunge nuova”, mi dice Dell’Unto – “l’ultima volta, a Bolzano, tutti parlavano austriaco!” – l’aumento della pressione fiscale batte sulle pareti delle arterie – Berlusconi dice che è stato in Francia e non è vero che i prezzi sono più bassi – sei euro per un tramezzino coi cipollini – tre euro un bicchierino di coca light – e in più non esiste il chinotto, da nessuna parte – la spuma, il tamarindo, l’orzata – non trovi un cazzo – le chiacchiere, i lupini – io non sono fiero di essere italiano – ma non sono nemmeno fiero di non esserlo – non sono più fiero di niente, ormai – tutto quanto mi fa cagare – mi nutro via flebo – “Quando nel 2001 siamo andati al governo abbiamo trovato un buco” – mi guardo intorno – “abbiamo convinto tutti i paesi rivieraschi a non mandarci più immigrati” – c’è anche Girolamo De Michele (o Gerolamo Di Michele?) – “mi stropiccio gli occhi e le orecchie” – lo scrittore tarantino non ascolta, ha le cuffiette dell’iPod ficcate nelle orecchie – “anch’io mi stropiccio gli occhi e le orecchie.”
goria.jpgRicordo il 1988 – Il presidente del consiglio era Goria – l’unico democristiano con la barba – Tomaso Staiti di Cuddia, notorio fascista, gli tirò una sberla e venne citato – queste citazioni mi vengono così, su Goria, non Amedeo – era piemontese – un Piemonte che ancora non sapeva dell’alta velocità – il Piemonte di Pavese, e Fenoglio – il Piemonte di Gianduia – nacque come burattino per poi trasformarsi nel Settecento – nella più importante maschera piemontese – Si narra che vivesse in una casetta assieme alla moglie Giacometta – Da semplice contadino, con il passare del tempo – divenne un gentiluomo allegro, amante del buon vino e della tavola – Sono tutti già sbronzi – Anche qui il vino scorre a fiumi – Passa Tiberio Murgia con la cassetta delle noccioline – e le Pringles aromatizzate al guacamole e tarzanelli – chi mi ricorda Tiberio Murgia? – Ma soprattutto, chi cazzo è Mose?
Se ho capito bene quel che dice Berlusconi – non è facile trovare donne disposte a smettere di lavare i pavimenti per andare in Parlamento e prendere venticinque milioni al mese – non si finisce mai di imparare – lo scontro sul servizio civile obbligatorio infiamma gli animi – Paris Dell’Unto mi informa che Giorgio Porcaro è morto – salto sulla sedia: “Quando? Durante il faccia a faccia?” – “No, prima” – jetsons.jpgParlano delle “scuole tecniche del ventunesimo secolo” – penso alla sigla dei Pronipoti – i Jetsons – insieme a Bramieri, l’unico aggancio col mondo reale – in un mondo sfasciato dall’eroina – nel mio quartiere c’era Tiziano Neroli – detto “Sarrussofono” per via delle scuregge – soffriva di meteorismo – spacciava la roba ai giardinetti – rottame ambulante – c’era Filippo il Gaviale – uno coi denti a punta a forza di digrignarli – spacciava la roba davanti alla scuola – c’era Nando Mannarese detto “Muscicapide” – (uccello passeriforme con becco leggermente uncinato nella punta, zampe sottili, piumaggio abbondante chiaro in alcuni individui, di colori brillanti in altri, migratori e sedentari) – spacciava la roba davanti al municipio – “Abbiamo visto un brutto film” – Berlusconi dice “frontman” e traduce “uomo di facciata” – C’era Andrea detto “Paronomasia” – perché blaterava cazzate tipo: “Gegè Telesforo al telefono con Telemaco” – non ha mai spacciato la roba in vita sua – ma aveva un bel soprannome.
Prodi che ha la faccia misurabile solo con la trigonometria e il goniometro – dice che bisogna diminuire “l’ora lavorata” – come Nixon con Kennedy – sto fresco, io, che già l’ho diminuita a due tre minuti, l’ora lavorata – ed entra sulla cronaca del bambino bellissimo biondo coi ricci rapito a Parma dove c’era uno scantinato col computer stracolmo di pedofilia – perché dice “mi costa meno prendere un ragazzo e tenermelo due mesi” – come Nixon con Kennedy – murgia.jpgmentre io chiamo l’uomo delle noccioline e della Coca – è Tiberio Murgia, il Sammy Davis siciliano, anche se Tiberio Murgia è sardo – mentre sia l’Uno sia l’Altro parlano solo di “Cuneo fiscale” – per cui ragazzi, un consiglio: via da Cuneo – perché lì in Piemonte alzano le tasse alla stragrande, tanto è vero che parlano di questa cosa da riformare – l’Agenzia delle Entrate – che se la riformi può solo diventare delle Uscite – tipo fughino al Tecnico Cattaneo ai miei tempi – quando si andava tutti al centro civico Virus – perché Berlusconi dice che ce l’ha coi “centri civici” – stile Nixon con Kennedy – Nixon ce l’aveva coi centri civici, come McCarthy – il mio passato bruciato in un attimo come ai tempi di Nixon quando si occupavano i centri sociali, sbagliando, perché erano civici – ho occupato solo biblioteche e sedi periferiche del Comune senza accorgermi, ma è stato bello lo stesso.
Ma attenti!, arrivano tempi pazzeschi per i nani nel programma dell’Unione, in quanto Prodi dice testuale che “bisogna dare un’assicurazione alle persone più basse”, è il momento in cui Paris Dell’Unto mi confida che lui va a Innsbruck a fare la spesa: canederli, stinco di maiale al forno surgelato, cappello di feltro verde con la penna nera, bocce di cioccolato di Mozart – ci è andato quest’estate – quest’estate che Prodi dice “è stata un’estate di plusvalenze incredibili” e che “tremano le vene al polso a chi prende in mano il paese” – immaginate quanto dev’essere enorme questo qui che prende in mano il paese – se è Cuneo deve essere alto almeno settecento metri – ma se il paese è l’Italia deve superare i settanta chilometri di altezza e avere un polso della madonna – con il sangue che trema immaginarsi i sismi al paese – altroché Irpinia – e allora Berlusconi non ci sta più dentro – comincia questa cosa dello “stropicciarsi gli occhi e le orecchie” – anche Prodi dice che bisogna farlo – dietro al vetro lo facciamo tutti – Cecchetto ci insegna come il Giocajoué – è una tattica per distrarre tutti e potere dire che “le donne sono una categoria” – a cui Prodi risponde che ai suoi tempi “in ogni città c’era una bella scuola tecnica!” – A me e a Bellini il tecnico faceva cagare – con i professori finti compagni che ci facevano fare quello che volevamo perché avevano il cagotto – ma Prodi dice che bisogna ridare dignità agli insegnanti – tipo Luperini Asor Rosa Ferroni e Mirtilla Malcontenta – sono scoràti, dice Prodi, e a me viene in mente Scurati – ridiamogli dignità – loro che secondo Berlusconi insegneranno in un nuovo modo pazzesco – licei di 12 anni a partire da 5 scegliendo a 13 e passando dall’1 all’altro imparando l’inglese come “seconda lingua madre” – ma poi Berlusconi dice (come Nixon con Kennedy) che Prodi non conta perché è pieno di Dante Causa – e Prodi si arrabbia, dice che non ha nessun Dante Causa – Io e Paris Dall’Unto rievochiamo la Vita Nova – complesso postpunk che celebrava Bach con tastiere elettroniche nell’84 – sai tipo Rondò Veneziano ma più acido? – e a un certo punto Prodi si arrabbia – e dice: “Il programma mio lo faccio io!” – ed è a quel punto che dicono dentro che fuori sta male l’elefante di Alexander – nonostante il Corriere che oggi diceva – Berlusconi i boxer e Prodi gli slip – stile Facis o Cagi immagino.

3. Costretti a sanguinaccio

Bisognerebbe uscire a uno a uno ma a Saxa Rubra, nome che non corrisponde al luogo, c’è anche Due e Tre – per cui usciamo esponenzialmente – Partiamo col piede giusto (quindi quello di John Voight in Un uomo sul marciapiede) io e Paris Dell’Unto – l’uomo con meno occorrenze su Google – Mi sta raccontando la vera storia del sindaco Giubilo e di Sbardella – detto lo Squalo – dimagrì per tumore e si fece vedere – cinquanta chili in meno – Vedo nella folla Girolamo Di Michele correre davanti a Majorca – Majorca è un noto scrittore di libri sull’apnea – Girolamo Di Michele bisogna ridargli dignità come insegnante – Bisogna farlo prima che i suoi allievi finiscano come al Casoretto il Bistecca – detto così perché faceva degli arrosti farciti tipo spinacino – con la bamba dentro gli spinaci – una fatica separare la bamba dagli spinaci – o Zàgola che spacciava dietro viale Padova – aveva un mastello con un mestolo – una precisione, ti dico, che nemmeno Rubbia – gli chiedevi tre grammi e quello ti dava tre grammi precisi con una mestolata unica e precisa – ed erano i tempi di Furtwangler – che aveva a casa dei nonni un vero pianoforte a coda che se provavi coi tasti quello zitto – perché sopra le corde ci stavano i sacchetti di roba – e Furtwangler dirigeva il traffico di roba come fosse sul podio – Fuori è vero che è svenuto l’elefante di Alexander – l’aria è fresca e militante ed è politico uscire adesso insieme a Paris Dell’Unto – Ho assistito a una roba tipo Nixon contro Kennedy – mentre Moira Orfei fischia e ferma l’unico taxi che va da Saxa a Rubra – e i Pooh iniziano il concerto previsto per cerebrare quanto c’era da farlo – Bruno Gambarotta è ancora lì anche se gli hanno sequestrato il libro di Scarpa – Lodoli non si vede perché è Severgnini, mi ero confuso – Ma la vera sorpresa è Paris – il sorprendente Paris Dell’Unto – che mi spiega la morale di quello che abbiamo visto – cioè non abbiamo visto.
sermide.jpgDice Paris Dell’Unto: “C’è un blog in cui si vede una webcam. Questa Webcam è puntata su una piazza: è una piazza di Sermide, paese nelle prossimanze di Mantova. La sera, la piazza è vuota, dalla webcam vedi questa piazza di cemento vuota dove non passa niente e nessuno, ci sono i lampioni ad arco fosforico arancione. E’ un paradosso, perché la webcam dovrebbe inquadrare qualcosa che si muove, qualcuno, e invece c’è solo questa piazza vuota, immobile. E’ esattamente quello che abbiamo visto stasera” – E se ne va, Paris, non lo rivedrò mai più?
Stanno sfollando tutti, Nino Rota, Valentina Cortese, Gianni Biondillo, i Quattro + Quattro di Nora Orlandi, il Duo di Piadena, i Legnanesi, – mi lasciano qui solo – capisco che non è il Casoretto – non so come muovermi – avrei bisogno di Marcescenza – quello che aveva i quartini nel parchetto di Villa Turro – ma non c’è – c’è solo uno sfigato – con le orecchie a sventola – tra di noi c’è una differenza di un metro e settantatré cm – mi dice: “Sono quello che ha installato la webcam sulla piazza di Sermide” – Ho paura.
Alla fine trovo anch’io un taxi di quelli con la tv – sul primo c’è Vespa – su Italia 1 Klaus Davi, l’epitome di quello che alle medie gli davi i coppini e le ginocchiate alle cosce – la buona vecchia ginocchiata alla coscia – a Milano diciamo “la vecchia”, a Bologna lo chiamano “il Lopez”, chissà perché – sulla 7 c’è Ferrara – Su MTV c’è la tipa con lo sguardo maialo che parla sempre di ciulate. – Ho fame – Le noccioline di Tiberio Murgia sono finite subito – Il taxista mi consiglia una trattoria di sapori rustici – perfetta se mi piace il sanguinaccio. – Tutto è immoto come una piazza di Sermide – mi scappa un po’ da cagare.

Marco Philopat, milanese, è agitatore culturale e scrittore dal 1981, quando iniziò a pubblicare su punkzine fotocopiate. Scrive oggi interventi politico-poetici e saggi su riviste underground e letterarie, quotidiani e siti web. Nel 1997 esce il suo primo romanzo, Costretti a sanguinare. Romanzo sul punk 1977-84, (ShaKe) giunto alla sesta edizione. Nel 2002 esce La banda Bellini (ShaKe) che ha venduto più di 10.000 copie nei primi sei mesi. Nel 2005 esce I viaggi di Mel (Shake). Einaudi Stile Libero sta per ripubblicare Costretti a sanguinare. Philopat è anche autore di teatro con MIRaMilano e sceneggiatore per il cinema con Forza Cani. ATTENZIONE: non è lui l’autore di questo reportage, bensì l’associazione “Amici del CICAP alla maniera di Marco Philopat”.

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