SATAN’S SCHOOL FOR GIRLS

di Danilo Arona

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Capita.
Capita soprattutto a chi ha scritto qualche anno prima un libro che s’intitola Satana ti vuole. Non da solo, per carità: il diavolo è una missione impegnativa. Il vecchio amico Gian Maria Panizza, direttore dell’Archivio di Stato in Bassavilla, mi ha tenuto compagnia per un democratico 50%. Così, nel corso del tempo (il tomo è del ’95), siamo stati qua e là per l’Italia a sproloquiare di Anticristi e di sette sataniche. E un paio di volte, in televisione, abbiamo guardato con un po’ di sconcerto il nostro libro (edizioni Corbaccio, cancellato in fretta e furia dal catalogo) far capolino fra i materiali sequestrati e repertati nei covi dei presunti satanisti. E’ un libro che ha venducchiato, però lo hanno comprato soprattutto loro, i cultori del maligno, perché con quel titolo e quella copertina sembrava una bibbia per apprendisti stregoni. Siccome non sono poi in tanti, non si è riscontrato l’auspicato picco di vendite.

Un mese fa il Panizza mi squilla e mi comunica: “Ci vogliono ad Asti al liceo scientifico, conferenza sul satanismo.”
“Ancora?”, sbuffo. “Ce ne libereremo mai?”
“Eh, l’argomento è caldo, sai. Le Bestie di Satana…”
“Eh, ho capito. Ma Introvigne a Torino…”
“No, no, hanno chiesto proprio di noi. Sai, quelle ore che i ragazzi si autogestiscono…”
“Vabbé, ma è l’ultima. Non voglio più occuparmene. Non sono l’uomo per tutte le stagioni.”
“Nemmeno io. Ma sai, ti lusingano quando ti chiamano…”
“Okay, ma teniamo un basso profilo. So’ ragazzi, per dirla con Greggio.”
“Chi?”
E’ un giovedì, se non ricordo male, e per farsi trovare allo scientifico di Asti alle 8,30 ci dobbiamo autopunirci con una levataccia demenziale. Panizza va a dormire con le galline e si sveglia normalmente alle 5, ma io no, ci sto male fisicamente a saltare nel letto per una sveglia che rompe i marroni alle 6 o giù di lì. Andrew Masterson scriveva che le 8 del mattino sono l’incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo. Già, e le 6 che cosa mai saranno?
Alle 8, superate mille difficoltà logistiche, imbocchiamo l’autostrada. Non potremo mai essere alle 8,30 sul luogo.
“Tranquillo, ho avvertito che arriviamo con mezz’ora di ritardo”, esclama il Panizza, fresco e sveglio come una lepre inseguita dai pallini il primo giorno d’apertura della caccia.
Guadagno qualche minuto per merito dello scarso traffico e alle 8,45 imbocchiamo l’ingresso del liceo. In portineria perdiamo un po’ di tempo per capire dove dirigerci. E, mentre discutiamo come due comari rimbambite per decidere la direzione (destra o sinistra, in alto o in basso), un ragazzotto contenuto in una larga t-shirt con la scritta “staff” ci viene incontro, esclamando:
“Arona e Panizza per gli esorcismi?”
“Esorcismi?”, gracchiamo all’unisono. Ma il pupo non ci caga e ordina perentorio: “Seguitemi in aula magna.”
Scendiamo al suo seguito e la grottesca inquietudine che inizia a pervaderci si trasforma in una sensazione di spiacevole estraneità quando leggiamo all’ingresso queste parole scritte con pennarello sopra un pannello bianco: “ORE 8,30: ESORCISMI”.
“I preti hanno già iniziato”, ci comunica il capostaff. “Ma venite, prego…”
“Quali preti?”, fa Panizza con un’espressione che pare Vanna Marchi in tribunale prima della crisi di pianto.
“Un esorcista e un giovane trinitario dell’America Latina, andiamo.”
Ci tocca far buon viso, è ovvio, e mentre procediamo verso il palco tra due ali di ragazzotti seduti e sogghignanti, non resisto più e sbotto sottovoce:
“Che scherzo è questo, Panizza? Dove siamo capitati?”
“Non lo so. Mi avevano detto che avremmo dovuto parlare di sette e satanismo. A casa mi hanno telefonato!”
Saliamo sul palco. Nelle orecchie il divertito brusio dei ragazzi che si capisce lontano un miglio che si trovano lì per bigiare quattro ore di scuola e divertirsi alle spalle dei conferenzieri. Questa è perlomeno la prima impressione. I due sacerdoti sembrano proprio loro, Padre Karras e Padre Merrin. Ma quanto sta uscendo dalla bocca del primo costringe Panizza a farmi piedino e a roteare gli occhi verso il soffitto. Cercherò di essere il più fedele possibile.
“…. varie sono le porte d’ingresso per il diavolo. La prima è la musica rock. La seconda è l’occultismo in tutte le sue forme: magia, parapsicologia, spiritismo, cartomanzia e varianti sul tema. La terza è il sesso, benintenso escluso quello praticato all’interno del matrimonio con lo scopo di procreare. La quarta è la New Age con tutte le sue finte religioni d’importazione. Infine le arti marziali, diffidate dalle arti marziali e da quelle discipline in cui si cita Kundalini…. Kundalini è un demone pericolosissimo!”
Non so che espressione mi si dipinge sul viso. Anche i ragazzi — anzi, le ragazze perché all’80% trattasi di femmine — si accorgono di qualcosa, perché con educata discrezione si danno di gomito, portandosi le mani alla bocca. Panizza intanto si è trasformato in una turgida maschera color vinaccia: quando sta per esplodere, prima diventa rosso. Per tutti i numi: allora io devo essere il re degli indemoniati… Sono un ex rockettaro non pentito, bazzico sul Lato Oscuro della Realtà e quando c’è trippa per gatti, non sto a pormi il problema della procreazione. Per di più la mia personal trainer ayurvedica mi ha aperto i chakras con mia somma soddisfazione. Sono salvo solo per le arti marziali, ma il mio povero amico Nerozzi che è tra i massimi cultori di karate dello stivale? Capperi, con quel che scrive poi, lui è di sicuro il Papa Nero d’Italia.
Afferro la bottiglia dell’acqua, mentre la conferenza prosegue tra esorcismi e storia della pratica dell’esorcismo dall’anno zero a oggi. L’acqua è naturale, non gassata. Hai voglia, le bolle: troppa trasgressione. Evito che i miei occhi s’incrocino con quelli di Panizza. Al di là della nostra ingiustificata presenza sul quel palco, il problema reale tra qualche minuto sarà capire che cosa dire senza fare brutte e senza creare inutili incidenti diplomatici davanti alle ragazze.
Padre Karras finisce l’ardente pistolotto anti-tutto e il più posato Merrin prende la parola. Ci tende la mano, ci presentiamo. Poi, sottovoce, ci chiede: “Siete esorcisti laici?”
“Laici, di sicuro”, rispondo diplomaticamente. “Ma francamente saremmo qui per parlare di sette e di satanismo.”
“Bene. Uniti contro l’avversario.”
Non ne ho voglia. Sono le nove e mezza. Ho sonno e mi tocca far buon viso perché qui mi hanno invitato. In più mi ritengo una persona beneducata. E che posso dirgli io a questo qui? Avrà sì e no 28 anni e delle idee quanto mai precise, il carisma del predicatore e la certezza sul nemico. No, bisognerà gestire con astuzia i nostri interventi.
Così, quando Merrin ci passa la palla, Panizza apre il suo microfono e lancia:
“Sono un ricercatore laico. Permettetemi di parlare del diavolo sotto il profilo storiografico. Soprattutto di quel diavolo la cui immagine scaturì all’alba del XV secolo dalla triplice alleanza fra il potere ecclesiastico, quello teologico-giuridico e quello imperiale dei sovrani…”
Bravo, Panizza. L’attacco al potere fa sempre il suo effetto, anche se con evidenza le ragazze forse si attendevano una polemica meno velata. Quando tocca a me, la butto sull’attualità: Bestie di Satana, la sentenza sulle medesime che risale proprio a qualche giorno prima, i tentativi — respinti — d’inserire il tema della possessione tra le carte giuridiche. E concludo con una notizia che manda in sollucchero Karras e Merrin: qualche psichiatra laico usa nel proprio studio la pratica dell’esorcismo a fini terapeutici, con la presenza di un sacerdote autorizzato.
“Ah”, sento commentare. “E’ la medicina che riconosce la realtà di Satana!”
Ci sarebbe da rimodellare il giudizio, ma qui si alza un professore che per inciso è anche un notevole scrittore, Edoardo Angelino (L’inverno dei mongoli, Einaudi, 1995), e che sbotta:
“Accidenti, basta, ma non vi rendete conto che le parole sono macigni? Il sesso, la musica rock, le arti marziali! Con tutto il rispetto, consiglierei una certa prudenza… Non crederete che questi ragazzi siano a digiuno degli argomenti che avete definito come ‘porte d’ingresso’? Vedete per caso degli indemoniati qui seduti?”
Il silenzio cade, questo sì, come un macigno. E allora, in una specie di limbico e sospeso imbarazzo, si alza dalla prima fila un ragazzo che pare un clone del cantante dei Cure, Robert Smith, e che chiede con un rabbrividente fil di voce:
“Sì, basta menate, descrivetemi per filo e per segno un esorcismo. A noi quello interessa.”
Due ore dopo stiamo tornando in macchina verso Bassavilla. E Panizza, dopo che abbiamo passato il casello, azzarda:
“Strano clima che c’è oggi in Italia, cosa dici?”
“Già, nessuno che ha fatto una piega sulle porte d’ingresso. Mi sarei aspettato qualche contestazione, almeno sulle arti marziali.”
“E’ la TV…”
“Sì, Berlusconi, Ruini, ‘er Mutanda…”
“Chi?”
“Lascia stare. La nostra porca figura l’abbiamo fatta. La classe non è acqua. E adesso ascoltati questo CD dei Mercyful Fate…”
Chi?”
E’ Bassavilla, amici, anche ad Asti. Anche in autostrada. Anche nella mente e nella coscienza. E i Mercyful Fate attaccano una loro hit del ’96 che s’intitola, vedi tu, Melissa e che fa:

I’m kneeling in front of the altar
Satan’s cross upon the wall
Strange emptiness, a crystal ball between two candles
Melissa, you were mine
Melissa, you were the light
She was a witch
Why did they take you away?
Melissa, you were the queen of the night
Melissa, you were my light
I swear revenge on the priest
The priest must die
He must die in the name of Hell
Melissa, can you hear me?
Melissa, are you there?
Nothing is left outside at the stake
They’re taken her away from me!

Proprio così: le porte d’ingresso….

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