di Mazzino Montinari

Una donna apre gli occhi. Accanto, la sua figlioletta dorme. È l’alba. All’esterno la foschia avvolge la laguna, a simboleggiare quel lento risveglio che avviene fuori e dentro la casa. In sottofondo, da un radiogiornale, il ripetersi di parole che sono espressione di un mondo orrendo rappresentato esemplarmente da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Notizie di crimini, di corti penali da tacitare, di massacri da perpetrare impunemente, di finte paci concepite al solo scopo di estendere il potere fino a trasformarlo in assoluto e totalitario.
In poche sequenze, ecco messe in scena la sfera privata e la dimensione pubblica svelate nella loro autentica proporzione, perché nel politico che osserviamo atterriti, si favoriscono interessi personali di una classe ristretta di persone distanziate da una collettività annichilita e prossima all’annientamento se decidesse di non reagire, di non essere antagonista. Mentre in quel piccolo nucleo, che sembra fuori dal mondo e dalla pluralità, rinasce la vita, l’interesse per altre e altri.
Dunque, non solo annichilimento e annientamento, governi ostili, leggi da ripensare, ordini economici che assegnano a cittadine e cittadini il dovere alla produttività e al forzato consumo. I sentieri per il cammino di eroi piccoli e grandi sono ancora aperti e conducono a luoghi imprevisti. Il traguardo non è garantito, gli ostacoli sembrano invalicabili, eppure è possibile mettersi in movimento, moltiplicarsi giorno dopo giorno, osteggiare la solitudine, «essere con» per non soccombere ed estinguersi.

Siamo sulle tracce di Schiuma di mondi, il nuovo film di Anna Marziano, autrice delicata nello sguardo ed estremamente rigorosa e ostinata nel portare avanti i suoi progetti. Attenta a sollecitare l’immaginazione delle sue protagoniste, dentro il set, del pubblico, in sala. Da sempre intenzionata a lavorare sul cinema, indagandone il linguaggio, le strutture narrative, le contaminazioni dei generi e, al tempo stesso, per niente intrappolata in una ricerca estetica fine a stessa. Anzi, capace, evitando l’autocompiacimento, di riferirsi ad altro, di sperimentare riflettendo sui cosiddetti temi del contemporaneo.
Una scelta difficile quella di Marziano in un contesto nel quale al cinema si chiedono risposte immediate e, soprattutto, racconti che siano già in linea con quello che già pensiamo di sapere. Un po’ come accade in Naza e in Wild Horse Nine, opere intriganti e sconvolgenti (questo non lo possiamo e vogliamo negare), molto diverse tra loro, che alla recente Mostra del Cinema di Venezia hanno attirato la curiosità di critici e spettatori che, appunto, esigono lo svelamento del già svelato. Meglio, però, non insistere su questa linea, finiremmo per riporre la nostra attenzione su titoli dei quali, appunto, si è molto parlato (Naza) o si è prossimi a farlo (Wild Horse Nine).
Torniamo a quella stanza da letto e alle sue due abitanti. Antonia è un’avvocata in difficoltà. Accanto a lei, Lena, la figlia che frequenta una scuola elementare simile a quella ripresa da Nicolas Philibert in Essere e avere. A differenza del celebre documentario francese, qui il punto di vista non appartiene al maestro che tra affetto e disincanto prova a regolare le relazioni del suo piccolo universo. L’orizzonte si amplia e valica i muri dell’aula. L’atto del prendersi cura è rivolto sia alla scolaretta cresciuta con il supporto di un’anziana coppia tedesca, quando la madre deve lavorare, sia a chi patisce gli espropri della libertà. Come scritto in precedenza, dentro e fuori la casa.
Marziano è un’artista del collage. Lo dicono le sue opere, lo dichiara lei stessa. Una composizione che va oltre il mescolare oggetti, ritagli, idee. È qualcosa che riguarda il senso dell’esistenza, lo stare insieme, l’essere parte di una figura e contribuire a formarla. Insomma, il collage siamo noi.
In Schiuma di mondi, assistiamo al travaso dalla vita pubblica a quella privata e viceversa. In modo estremamente fluido, si passa da scene familiari a questioni politiche, da una quotidianità che, nel ripetersi di giochi, chiacchiere, visioni e ascolti, mantiene una propria identità, a scenari epocali che annunciano mutazioni irreversibili. In questo caso, l’argomento principale è il cambiamento climatico e quello che potrebbe accadere nel giro di pochi anni a Venezia se non si prenderanno provvedimenti e se non si contrasterà una politica che specula sulle terre, sulla natura e non ha alcun riguardo nei confronti di chi vi abita. Al di là del discorso giuridico, dello sforzo nel cercare un modo inedito di interpretare le leggi locali e internazionali per forme di abusi difficilmente perseguibili, ciò che risalta maggiormente è l’impegno a riportare la cittadinanza al centro dell’interesse. Non è Venezia a dover essere salvata ma chi vi risiede, chi è trattato come un oggetto funzionale all’investimento o al disinvestimento.

Marziano, perciò, narra una vicenda intima dietro la quale si stagliano le complessità del contemporaneo. E con pochi tratti, la filmmaker espone la vita di una donna e di una bambina in un mondo che pare vicino a un’apocalisse. Tuttavia, Schiuma di mondi non è una storia che produce angoscia. Non si tratta di una distopia che consegna al pubblico un dato di fatto ineluttabile. Le protagoniste e le altre persone che intercettiamo sono presenze solidali, divertite, che avvertono un’urgenza e provano a fronteggiare i soprusi per dare vita a un nuovo inizio, a un nuovo mondo. L’interpretazione non è sufficiente, anticipare il lutto sarebbe una resa, gli eroi devono riprendere il cammino.

[In attesa di altre proiezioni, Schiuma di mondi per ora è in sala il 3 novembre alle 19.30 al Festival dei Popoli di Firenze e il 6 novembre alle 21.30 al MedFilm Festival di Roma.]