di Marco Pondrelli
L’ombra lunga. Le maschere del fascismo nel terzo millennio. Geraldina Colotti (a cura di), Edizioni dei Merangoli, collana Cortili, luglio 2026, pag. 314, € 23,00
Il fascismo non torna necessariamente con le camicie nere e i simboli del passato. Può assumere forme nuove, agire attraverso strumenti diversi e continuare a svolgere la stessa funzione politica e sociale. Per riconoscerlo, dunque, non basta guardare alle sue manifestazioni più evidenti: occorre comprenderne le radici e i meccanismi attraverso cui si riproduce.
Cosa sta succedendo nel mondo? Se alziamo la testa e guardiamo oltre l’Italia, la situazione è drammatica. Il legittimo presidente del Venezuela è stato sequestrato da una potenza straniera, Israele sta portando avanti un genocidio nel silenzio generale, Cuba viene soffocata, l’Iran ha subito un attacco iniziato con il bombardamento di una scuola e la morte di oltre 160 bambine. In Ucraina, da oltre dodici anni, il democratico Occidente sostiene la peggiore feccia neonazista. Il quadro peggiora ulteriormente se guardiamo alla crescita, in Europa e negli Stati Uniti, di forze di destra estremamente pericolose. Pensiamo all’Italia, dove, dopo quattro anni di governo della destra, l’unico partito che cresce è un partito di estrema destra.
Il ritorno del fascismo nel terzo millennio non ripropone necessariamente la simbologia del passato, ma è altrettanto pericoloso. Il libro curato da Geraldina Colotti rappresenta un tentativo riuscito di mettere ordine nel caos globale e di offrirci un’analisi approfondita di ciò che ci circonda. La partecipazione di 36 intellettuali e ricercatori alla realizzazione dell’opera avrebbe potuto produrre un risultato caotico; in realtà, un chiaro filo conduttore percorre l’intero volume.
I meriti, però, non si esauriscono qui. Il libro dà voce a una nuova Internazionale Antifascista. Come scrive la curatrice, «in questa Internazionale Antifascista che nasce dal basso, tra le strade di Caracas e le piazze resistenti di Roma, la memoria smette di essere un reperto giudiziario per tornare ad essere un’arma» [pag. 23].
In queste intense pagine emergono alcuni concetti che meritano di essere sottolineati. A partire dall’intervento di Néstor Kohan, che ha il merito di cogliere la vera radice del fascismo: «partiamo dal presupposto che l’emergere contemporaneo delle “nuove destre” non appartiene all’anima umana, non è “costitutiva della nostra specie” né risponde a un insondabile carattere maligno e crudele dell’umanità, ma è connaturale alla crisi storica del capitalismo mondiale» [pag. 27].
Detto in altri termini, non possiamo comprendere il fascismo limitandoci alla fenomenologia del potere o alla sua simbologia: dobbiamo leggerlo dentro la lotta di classe. Come ha ben spiegato Clara Mattei nel suo bel libro Operazione austerità. Come gli economisti hanno aperto la strada al fascismo, il rapporto tra le politiche economiche e l’affermazione del fascismo è un elemento fondamentale per comprenderne la natura.
Il tema era già stato affrontato negli anni Trenta, nel dibattito interno al movimento comunista. Nel 1935, al Settimo Congresso dell’Internazionale Comunista, Georgi Dimitrov formulò quella che sarebbe diventata la più compiuta definizione del fascismo, identificandolo nella «dittatura terroristica dichiarata degli elementi più reazionari, più nazionalisti, più imperialisti del capitale finanziario» [pag. 31]. Néstor Kohan ha il merito di approfondire questo dibattito, mettendo in luce anche il ruolo della piccola borghesia, di cui si era già occupato Marx ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte. Il fascismo, insomma, non è la camicia nera: possiamo dire che nasca ben prima di Mussolini, Hitler e Franco.
Questa lotta di classe condotta dall’alto, dalla grande borghesia, si è combattuta anche sul terreno teorico. È quindi doveroso ricordare, come fa Néstor Kohan, il ruolo di storici come François Furet ed Ernst Nolte. Walter Benjamin scrisse che nemmeno i morti sarebbero stati al sicuro dal nemico se questi avesse vinto. Il motivo è chiaro: la storia viene scritta dai vincitori e la memoria è uno strumento per legittimare il potere esistente.
Accanto agli accademici e alle università, un ruolo fondamentale è stato ed è svolto dall’informazione e dalle ONG. Questi elementi concorrono a un obiettivo comune. In questo quadro si colloca l’USAID, organizzazione statunitense nata per intervenire nelle crisi umanitarie del mondo, main realtà un apparato di infiltrazione e destabilizzazione attraverso le cosiddette «rivoluzioni colorate» [pag. 105].
Quest’ultimo tema viene affrontato concretamente nella terza parte del volume, dedicata al Venezuela. Molti saggi sono stati scritti prima del sequestro del presidente Maduro, ma mantengono intatto il loro valore. Il lavoro di destabilizzazione statunitense era già evidente e seguiva un copione ben conosciuto. Rispetto al passato, oggi si aggiunge l’impiego dei social network, anch’essi strumenti di destabilizzazione. Viene da sorridere quando improvvisati opinionisti sostengono che i social siano ormai nelle mani di qualche hacker russo o cinese: la realtà è che essi costituiscono un’emanazione del potere imperiale statunitense.
Come scrive Geraldina Colotti nelle conclusioni, «i concetti di “fascismo digitale” e di “dittatura algoritmica” emergono come chiavi di lettura particolarmente innovative, poiché illustrano quanto la censura e il controllo sociale non necessitino più soltanto della violenza di piazza, ma agiscano in modo silenzioso, invisibile, attraverso la gestione dei flussi informativi e la creazione di una “guerra cognitiva”» [pag. 306].
Non si può pensare di rispondere all’avanzata descritta con precisione in queste pagine attraverso un antifascismo da salotto, che in Italia rischia spesso di sovrapporsi al politicamente corretto. È l’antifascismo di quei partiti che in piazza cantano Bella Ciao e in Parlamento mandano armi al battaglione Azov. L’antifascismo è altro. Per comprendere e costruire le nostre lotte, è necessario capire che cos’è il fascismo, quali interessi difende e attraverso quali strumenti si afferma. Questo libro rappresenta un importante contributo in questa direzione.
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