di Gioacchino Toni

Stanislas Dehaene, Il rettangolo di Lascaux. E Homo sapiens inventò la geometria, Raffaello Cortina Edizioni, 2026, pp. 380, € 25,00

Quadrati, rettangoli, cerchi, triangoli e linee parallele compaiono in ogni epoca e a ogni latitudine. Partendo dal fatto che l’essere umano è l’unico primate a tracciare e riprodurre deliberatamente queste figure, nel volume Il rettangolo di Lascaux (2026), Stanislas Dehaene mostra come le intuizioni geometriche umane affondino le radici in tempi decisamente lontani. Anche se il significato simbolico di quei tratti antichi resta in buona parte enigmatico, la loro organizzazione nello spazio e la loro logica formale rivelano l’esistenza di un linguaggio visivo universale, un patrimonio cognitivo condiviso e antico quanto la specie umana.

Attraverso la lente delle scienze cognitive, Dehaene analizza cosa accade nel cervello umano quando si osservano forme geometriche. A differenza degli altri primati — che elaborano una figura geometrica come un’immagine indifferenziata, trattandola alla stregua di un volto, di una preda o di un albero —, qualsiasi essere umano, indipendentemente dalla cultura di appartenenza o dal livello di istruzione, riconosce istintivamente nelle forme regolari una struttura simbolica. Evidenze sperimentali mostrano una spiccata predilezione per le simmetrie, il parallelismo e gli angoli retti negli umani.

Dehaene si spinge oltre i confini dello spazio per toccare la dimensione del tempo, rintracciando una profonda continuità tra geometria e musica. Numerosi esperimenti indicano che il cervello umano impiega regioni e risorse cognitive del tutto analoghe per elaborare i due ambiti: entrambi si reggono sul medesimo principio organizzativo della ripetizione con variazione. Si tratta di circuiti del tutto indipendenti dalle aree tradizionali del linguaggio parlato: la sensibilità umana per le regolarità spaziali e ritmiche non nasce con la parola, ma forma un sistema di pensiero autonomo, primordiale e strutturato, che ha gettato le basi per l’arte, la musica e la matematica.

Secondo Dehaene, il cervello umano funziona grazie a una vera e propria grammatica geometrica interna, capace di generare un repertorio infinito di forme combinando un piccolo numero di operazioni elementari. Questo programma mentale si articola secondo tre modalità sintattiche fondamentali: la ripetizione (duplicazione regolare di un elemento base a intervalli costanti nello spazio o nel tempo); la concatenazione (successione ordinata di elementi differenti ma reciprocamente collegati); l’annidamento (inserimento ricorsivo e gerarchico di una struttura dentro l’altra su scale diverse).

È proprio questo meccanismo combinatorio a guidare la costruzione dell’intero pensiero astratto. Unendo le nozioni primitive di spazio e di quantità, l’umanità ha edificato nel corso dei millenni una vera e propria piramide di concetti via via più complessi. Ogni tassello scaturisce dalla composizione di simboli condivisi, presenti nella nostra mente come una forma di visione interiore del tutto slegata dalla percezione visiva sensoriale.

Mettendo a confronto la mente umana con quella degli altri animali, Dehaene sottolinea come anche le altre specie non siano prive di intuizioni matematiche. Molti animali possiedono un fondamentale senso del numero — l’abilità approssimativa di stimare quantità a colpo d’occhio, compreso il concetto implicito di “zero” — e un’ottima intuizione dello spazio che consente loro di orientarsi, tracciare percorsi e conservare mappe mentali. Ciò che manca ai non umani è la capacità di mettere insieme e sintetizzare queste informazioni. Privi di una sintassi simbolica che permetta di ricombinare le idee base, gli altri animali non possono stratificare né evolvere le proprie conoscenze di generazione in generazione.

La peculiarità umana, secondo Dehaene, risiede dunque in una specifica architettura neurobiologica. Dalle prime incisioni rupestri ai manufatti litici, fino ai concetti matematici e alle chimere dell’immaginazione, la specie umana si distingue per l’attitudine a trasformare le regolarità implicite della natura in formule esplicite. Simboli e sintassi si confermano così, secondo l’autore, i veri motori dell’esplosione culturale che definisce l’essere umano e ne traccia la singolarità nel mondo naturale.

Tagged with → • • • •