di Francisco Soriano

I martiri di Zoyss, di Nico Maccentelli, autopubblicato 2026, pp. 308, € 14,56

Sulla scia del maestro dei maestri, Valerio Evangelisti, Nico Maccentelli pubblica la sua ultima opera: I martiri di Zoyss. Il genere letterario è quello fantascientifico, nel solco del contemporaneo fantasy, meglio definito come low fantasy, ma non è indifferente alle ibridazioni horror e al filone del new weird italiano.

Maccentelli inoltre ben si districa nel canone tipico della “new italian epic”, che si contraddistingue per una nuova idea di epica contemporanea. Superata la fase postmodernista, pur se la narrazione si caratterizza per ambientazioni ucroniche leggibili fra le righe del testo, la narrativa metastorica non è assolutamente disancorata dalla realtà, lasciandoci percepire quanto sia importante non solo contestualizzare ma soprattutto parlare di coscienza collettiva, lotta, diseguaglianza, afflato politico del conflitto, deviazione sociale simmetrica al potere nefasto e coercitivo.
Chiaro è che l’allegoria, appannaggio fondante di antichi racconti epici, è strutturalmente necessaria anche in questa letteratura dal canone, fino a qualche tempo fa abbastanza sconosciuto al pubblico italiano se non per il contributo decisivo dato da Evangelisti. Dunque il racconto di Maccentelli è ambientato a Parigi fra le strade strette di S. Germain che «brulicano di operai e funzionari dall’aria smessa»: in queste pagine non si perde mai il contatto con la realtà storica nella sua brutalità classista e discriminatoria.

La prosa di Maccentelli, come si evince dal testo nella sua interezza, ha una matrice evolutiva, in termini di velocità del tempo, assicurata anche dal corsivo ininterrotto fino all’ultimo rigo del libro. Una prosa che intriga laddove il paesaggio si popola di inquietanti raggi rossi che, apparentemente, senza alcuna causa o motivo, individuano e colpiscono cittadini inconsapevoli. Nello spazio urbano è visibile il tracciamento delle strade come le altrettante ansie dei comuni mortali. I protagonisti presto dovranno confrontarsi, per lo stesso dilemma/raggiomortale/angoscia, con altre identità ed entità che vivono nel perduto, ma non così lontano universo. Non sono elementi che straniano, ma che ci lasciano elaborare parallelismi e connessioni con ambienti e derive del nostro pianeta che non appare per nulla intenzionato a fermare la propria immagine autodistruttiva e sanguinaria nei vari scenari di una umanità ormai derelitta. Sullo sfondo la protagonista del romanzo, Catherine, è una anchorwoman della televisione francese, abbastanza conosciuta e famosa per la sua dedizione giornalistica. Apparentemente in una vita che scorre e deve proseguire, nonostante tutto, nel quotidiano fra intimità e socialità esteriore, il racconto comincia dalla fine, quando si tinge di rosso nella scomparsa della protagonista e Paul: «ormai tutti i casi dubbi di scomparsa erano catalogati dalle pubbliche autorità come casi di morte per radiazioni celesti».
Maccentelli nella sua scrittura ci induce a riflettere sul tema più pregnante di questo momento, perché emerge da un sociale soporifero, consenziente, coeso nel disvalore e indolente. Questo è il quesito: è possibile ancora contrastare la volontà di dominio che le cosiddette superpotenze rappresentano nell’odierno caotico? È possibile che dal caos guerrafondaio possa emergere una coscienza collettiva contrastiva?

I martiri di Zoyss è uscito in tre puntate nei numeri 1, 2 e 3 nuova serie di Carmilla, tra il novembre del 1998 e il dicembre del 2000

Nell’alternarsi molto dinamico delle relazioni fra i protagonisti, che si susseguono e si alternano in un fare che mi appare sempre più frenetico e destabilizzante, alcune espressioni denotano grande sensorialità, e come potrebbe essere altrimenti? Una certa distorsione nei significati delle parole fra parossismi e colpi di scena che danno la sensazione di uno stile paratattico, che nonostante il quale l’autore riesce a tenere «in sospeso» il lettore.
La questione principale è dunque la perdita del controllo della realtà, minacciata da enti esterni che dominano l’era dell’Antropocene. La fantapolitica del testo ci immerge in un reale inatteso che man mano diventa sempre più comprensibile nei suoi riferimenti che definirei iper-realistici. La contesa tuttavia sul campo dell’universo ha ben poco di avveniristico o irrealistico: chi sono oggi gli attori che con i loro sistemi di controllo/intercettazione definiscono, scavano, individuano le nostre vite in una morsa sempre più asfissiante?
Dunque per quanto questo attraversamento storico e avveniristico mi possa colpire, mi rendo conto di quanto importante debba risiedere in noi l’individuazione di chi percepisce il proprio esistere e quello degli altri come sete inesauribile del dominio a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo. La cifra è nella capacità antimperialista di chi intende porsi al di fuori del giogo dei potenti che il neoliberismo ha purtroppo trasformato, naturalmente, in autoritarismo e «autocratismi» tecnologici.

La sfida di Nico Maccentelli di interpellare il lettore sul piano del suo stesso bagaglio culturale non è operazione semplice. L’interpretazione delle vicissitudini dei singoli personaggi in un’ottica di un mito ormai stravolto dalle visioni di un potere immanente è una buona ragione per leggersi, fino alla fine, I martiri di Zoyss.

(web dell’autore: nicomaccentelli.com e newsletter: nicomaccentelli.substack.com)