di Nico Maccentelli

Miguel Otero Silva, Case Morte, Collana Infuocata, Argolibri, traduzione Geraldina Colotti, 2025 pg. 167, € 18,00

Pubblicato nel 1955, Case morte (Casas muertas) di Miguel Otero Silva costituisce uno dei più alti esempi del realismo sociale latinoamericano. Ambientato nel villaggio di Ortiz durante gli ultimi anni della dittatura di Juan Vicente Gómez, a cavallo tra il finire degli anni ’20 e gli anni ’30 del secolo scorso, il romanzo racconta il progressivo spopolamento di una comunità rurale devastata dalla malaria, dalla miseria e dall’abbandono. Ma l’opera non è soltanto la rappresentazione di una tragedia umana: è soprattutto l’analisi narrativa di una trasformazione dei rapporti di produzione che investe il Venezuela nel passaggio dall’economia agraria a quella petrolifera.
Case morte può essere letto come il romanzo della dissoluzione di una formazione economico-sociale e della nascita di un nuovo modello capitalistico dipendente dall’imperialismo internazionale.
Due note sull’autore: scrive Geraldina Colotti, la traduttrice del romanzo:

“Per tutta la vita, coi suoi romanzi corali e potenti, Otero ha raccontato la storia contemporanea del suo paese dall’angolo dei diseredati. E con i suoi articoli, anche satirici, ha messo in forma politica la critica del presente: dopo quello della dittatura di Marco Pérez Jimenez (1952-1958), quello delle democrazie della IV Repubblica, nate dal patto di Punto Fijo (l’accordo del 1958 fra i principali partiti – AD, COPEI e URD – per escludere dal governo i comunisti). Otero è stato, infatti, uno dei co-fondatori del principale giornale di sinistra, «El Nacional», di cui fu a lungo direttore, e un intellettuale di spicco nella società venezuelana, insignito del Premio Lenin per la Pace in Unione Sovietica, nel 1979.”

La decadenza del paesino di Ortiz, Otero Silva non la spiega in fattori naturali o morali, non esiste qui la fatalità ineluttabile. E i personaggi lo sanno. La malaria, l’ematuria che colpiscono gli abitanti e alcuni dei protagonisti della storia, il cimitero che fa da sfondo nei funerali come nei giochi dei ragazzi, così come la povertà e l’abbandono rappresentano soltanto la manifestazione visibile di una causa più profonda: il mutamento della società venezuelana in quesi luoghi di frontiera.

Decadenza, disfacimento del borgo, evocazioni d’un tempo che fu, tristezza, voglia di andarsene, non sono però accettate dai personaggi come l’inevitabile segno dei tempi, ma a modo loro mettono in relazione, istintivamente, senza tante speculazioni, la realtà che vivono a un potere che li ha abbandonati a ai quali sa dare solo controlloe repressione all’occorrenza.

Per questo, a un certo punto del romanzo vive una reazione vitale questo essere lontani dal mondo “che conta”, e viene individuata la causa: quel regime che nel tempo succederà ad altri regimi del fascismo (come si può definire una sopraffazione coloniale ultrasecolare se non così?) congenito nelle classi compradore latino americane. Questa spinta alla ribellione non si oggettiva in atti concreti, ma comunque fa da sfondo anche nel rapporto tra arretratezza e inibizione da una parte, ossia nelle strade sicure di un consenso remissivo a una religione cattolica che non ammette deviazioni dalle regole e dall’altra e di contro uno spirito di ricerca intellettuale e morale che al di là delle generazioni contiene in nuce i germi di una società a venire. Questo antagonismo però non mina la solidarietà e il sostegno degli abitanti tra loro. Nel romanzo non esiste cinismo, ma atteggiamenti e punti di diversi nella consapevolezza che il destino è comune e va affrontato insieme.
Il fattore che fa da collante è l’amore dei giovani che si incontrano e si conoscono e già questo è un messaggio di speranza persino in un contesto che si va disfacendo.

In definitiva in Case morte si possono leggere tutte le contraddizioni di un continente che vive ancora oggi la rottura con la sottomissione imposta “per natura” e volere altrui, che scorre nelle sue “vene aperte” e che mantiene aperta l’utopia di una liberazione che a volte è a portata di mano e in altri momenti sfuma come sabbia tra le dita. Un romanzo che porta Otero Silva a essere un dei maggiori interpreti della sua gente.

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