di Paolo Lago

[Qua la prima parte 1/2] Continuava a fissarmi con le luci blu dei suoi occhi e continuava a restare in silenzio. Non so come, trovai il coraggio di chiederle: “Sei una vampira?”. “Sì” – mi rispose – “e non devi avere paura di me”. “Non devi avere paura di me! Queste parole rimbombarono nella mia mente come dei tuoni, quegli strani fenomeni atmosferici che appartenevano al mondo di prima. Come era possibile non avere paura di una vampira? Era uno degli esseri più pericolosi al mondo! Gli addetti governativi, nei talk show che dominavano i maxischermi, dicevano continuamente che i vampiri erano i principali nemici dell’umanità! Eppure, adesso avevo davanti a me una vampira che mi diceva che non dovevo avere paura di lei. Azzardai un’altra domanda: “Come ti chiami?” “Mi chiamo Lisa” – fu la risposta.

“Come è possibile che io non debba avere paura di te? Ci dicono continuamente che voi vampiri siete pericolosissimi per gli uomini…” – continuai. “Vedi” – mi disse lei – “quello che dicono è una grande bugia. Le bugie sono fatte per tenere sotto controllo gli esseri umani, per farli stare più tranquilli e, insieme, per creare delle nuove paure. Noi vampiri non siamo assolutamente pericolosi, vorremmo soltanto essere amici degli uomini. Vedi, noi siamo gli unici che potrebbero far tornare il mondo come era prima. Non siamo assolutamente un pericolo per gli uomini, potremmo invece essere la loro salvezza. In tanta disumanità che ci circonda, siamo gli unici, forse, ad avere conservato un po’ di umanità”. Finì di parlare e si mise lentamente a sedere su una vecchia poltrona di pelle del salone che si trovava al piano superiore del mio appartamento. “Scusa, ma sono molto stanca” – disse dopo, più piano. Eppure, quegli occhi che all’inizio mi sembravano completamente disumani, pervasi di una luce bluastra così innaturale, lentamente, diventarono più familiari, si fecero largo nella spessa cortina fumosa della mia memoria. Mi riportarono a un giorno di una primavera lontana, nel cortile di una scuola, ma poi non riuscii a ricordare più nulla. Era davvero strano che, in un mondo senza ricordi come il nostro, l’unico essere che me ne suscitava uno fosse una vampira.

Anch’io mi sedetti su una poltrona vicina a quella dove si era messa Lisa. Volevo saperne di più su quanto mi aveva detto, riguardo al fatto che i vampiri fossero gli unici che avrebbero potuto liberare il mondo dalla attuale situazione. Ma poi – mi chiedevo – perché “liberare”? non stiamo forse bene? Non abbiamo forse il sistema governativo che soddisfa tutti i nostri bisogni? “Ma Alf” – continuò lei, come se mi avesse letto nel pensiero – “non ti rendi conto che il mondo come è adesso è una grande prigione sull’orlo della catastrofe? Tutto è artificiale, tutta la natura è ricreata in laboratorio, a uso e consumo quasi esclusivo delle classi sociali più ricche.” Come parlava, questa vampira? Le sue parole sembravano uscite da vecchissimi trattati di economia politica dei quali mi avevano parlato alcuni dei miei compagni durante il “Grande Internamento”. “Noi siamo gli unici in grado” – continuava – “per mezzo del nostro DNA, di far tornare gli esseri umani e le specie animali e vegetali al mondo di prima…”. Quasi istintivamente, mi alzai e le chiesi di seguirmi. Le volevo mostrare la mia video-cartolina. La condussi fino alla stanza in fondo al mio appartamento, dove mi ritiravo a scrivere. La video-cartolina era lì, sul tavolo. Gliela porsi e, mentre la guardava, dagli occhi azzurri di Lisa – adesso infinitamente più umani – cominciarono a scendere due lacrime d’argento. Anche lei aveva dei ricordi, probabilmente confusi, legati al mondo di prima. Eppure, quanto più la guardavo tanto più aumentava la mia convinzione di averla già vista. E poi, come faceva a sapere che mi chiamo Alf? Non glielo avevo detto. E allora, come in un lampo, mi venne in mente che, forse, era proprio Lisa la fanciulla lontana della mia adolescenza alla quale scrivevo le mie lettere notturne. Lo pensai, ma non le dissi nulla né, tantomeno, le mostrai le lettere. “Ricordati Alf” – mi disse – “solo noi vampiri siamo capaci di salvare il mondo e l’umanità dal suo inferno, un inferno che ormai avete talmente interiorizzato che vi sembra la più normale delle esistenze. Ti sembra una vita la vostra? Uscite solo per recarvi al lavoro, costretti nelle vostre tute antiossidanti e con il volto coperto dalle maschere di ossigeno! Noi vampiri usciamo solo di notte nei luoghi più pericolosi e tetri delle città, ma siamo più liberi di voi”. Ciò detto, Lisa si allontanò rapidamente e se andò.

Il giorno dopo, al lavoro, George mi fissava in modo insolito, infatti non aveva mai dimostrato una grande attenzione nei miei confronti. Mentre me ne stavo tornando a casa, finito il mio turno (che era lo stesso di George, quel giorno), lo incontrai all’angolo di una strada. Senza avvicinarsi troppo, attraverso la maschera di ossigeno, mi disse: “Senti Alf, ieri è venuta a farti visita Lisa, non devi avere paura di lei. Stasera lei tornerà e verrò anche io a casa tua, è importante. Mi confermi il tuo indirizzo? Quartiere Zeta 9, isolato G 24, giusto? Alf Abronsius, giusto?” “Sì” – dissi con un filo di voce – “è tutto giusto”.

Quella sera ero in apprensione. Non riuscivo proprio a fare nulla, a concentrami su niente, perfino i discorsi e le chiacchiere che si avvicendavano sul maxischermo mi sembravano troppo complicati e astrusi per poterci capire qualcosa. Improvvisamente sentii un rumore provenire dalla stanza più lontana dell’appartamento. Drizzai le orecchie. Probabilmente era stata forzata la finestra. Non senza un certo terrore mi incamminai verso la mia stanza della scrittura. Le luci erano accese e, seduti sul lettuccio da bambino, vidi Lisa e George. “Bene George” – dissi – “ormai non mi sorprendo più di fronte a nulla. Scommetto che anche tu sei un vampiro”. “No, non lo sono” – mi rispose il mio collega di lavoro – “sono un essere umano come te. Un essere umano che però ha aperto gli occhi, un essere umano che non vive più succube del maxischermo governativo e della paura”. Mi guardava e sorrideva. Era giusta l’opinione che avevo avuto: George era una brava persona, gentile, affabile e simpatica. “Vedi Alf, io faccio parte di un gruppo segreto di ribelli, un’organizzazione internazionale che si oppone al potere assoluto del Governo. Stiamo cercando da tanti anni un modo per annientare le paure, per debellare il controllo e i loschi esperimenti scientifici che gli scienziati governativi continuano incessantemente a operare sul nostro DNA. Per questo abbiamo cercato un’alleanza con i vampiri. Anche fra di noi ci sono valenti scienziati, che ti credi? Sono proprio loro ad aver scoperto che i vampiri possiedono nel loro DNA delle particelle che possono aiutare gli esseri umani a tornare come prima, più forti, senza la necessità di proteggersi continuamente dai raggi del sole. Che possono far rinascere la vegetazione e ripulire i mari, i laghi e tutti i corsi d’acqua. Ti chiederai perché siamo qui e perché sto dicendo tutte queste cose proprio a te. Ebbene, perché tu sei uno dei pochi esseri umani che possiedono i ricordi. Me lo ha detto Lisa”. “Ehi, un momento” – dissi – come diavolo fa a saperlo, Lisa? Ora i vampiri sanno leggere anche nel pensiero?” “No” – intervenne lei, che finora era stata in silenzio – “lo so perché spesso sono stata qui, nascosta in un angolo buio, dietro un vecchio armadio, seduta su arcaico ballatoio, aggrappata alla finestra del tuo studio in fondo alla casa, e ti guardavo. Ti guardavo scrivere e scrivere nella notte, scrivere senza fine. Una notte, quando sei uscito dalla stanza, mi sono incuriosita e sono andata a leggere le tue lettere. È grazie alle tue lettere che ho capito che tu, ancora, possiedi dei ricordi. Ti rivolgi continuamente a una lontana fanciulla che dici di aver dimenticato, e invece porti impressa nella tua memoria più forte che mai. Lo so perché quella lontana fanciulla sono io. Vuoi sapere il mio nome, Alf? Eccolo, è Lisa, è Lisa, te lo vorrei dire mille volte, in tutte le lingue del mondo. Tu possiedi dei ricordi e i tuoi ricordi possono aiutarci nella lotta. Devi unirti a noi Alf, devi venire a lottare con noi”.

Il giorno dopo e poi per molti giorni ancora non vidi più né Lisa, nelle notti trascorse in solitudine nel mio grande appartamento, né George, al lavoro. Al suo posto vi era un grassone antipatico, dall’improbabile nome di Sam. Eppure, per le strade, qualcosa stava cambiando. Gruppi di persone si trattenevano fuori più del tempo consentito, sfidando gli ordini governativi. Gruppi consistenti di persone cominciavano anche a uscire di notte, durante il coprifuoco, sfidando le pattuglie dei “Vampire Killers” le quali, paradossalmente, invece di dare la caccia ai vampiri, dovevano rivolgersi contro gli uomini. In molti furono arrestati. In molti continuarono a uscire. I “Vampire Killers” a volte reagivano con violenza per cui la gente cominciava a non avere più fiducia in loro: non era vero, allora, che erano i nostri custodi e salvatori. Come potevano trattare degli esseri umani – che, in tutta evidenza, non erano vampiri – in modo così violento? E così, anche molta gente comune, stanca di questi soprusi, cominciò a scendere in piazza contro il governo.

Una notte, dopo un po’ di tempo, rividi Lisa nel salone del mio appartamento. Era vestita di scuro e l’azzurro dei suoi occhi aveva un che di abbagliante ma anche di più umano. Da blu e luminosi si erano fatti di un azzurro intenso, meno fosforescente. Mi disse che lei se lo ricordava, sì, se lo ricordava quel giorno lontano che io rievocavo nelle mie lettere. Eravamo nel cortile della scuola, in un giorno di maggio, e lei si ricordava di me. Anche lei, ragazzina, venne condotta nei silos del “Grande Internamento” ma fece parte del gruppo “cavie” per gli sperimenti degli scienziati. È così che divenne una vampira. I vampiri altro non erano che esseri umani sottoposti a crudeli esperimenti, nel corso del “Grande Internamento”, per cercare di ovviare in qualche modo alla catastrofe ambientale che stava avvolgendo il mondo. “Gli scienziati facevano tutto questo per il nostro bene, ma sulla nostra stessa pelle. Quel bene divenne un male inestirpabile. Per questo, Alf, non ci si vide più dopo quel giorno. Ero ormai diventata una cavia. Ma a noi divenuti vampiri i ricordi non potevano essere estirpati, ecco perché siamo sempre stati considerati pericolosi. Eravamo pericolosi per il potere, non per gli altri esseri umani. Potevamo, con la nostra stessa vicinanza, con le nostre menti piene di ricordi e di verità, far emergere una coscienza nella mente delle persone, una coscienza di verità contro le grandi bugie decantate nell’onnipresente spettacolo dei maxischermi. E ora ho tanta voglia di leggere le tue lettere”.

Così disse Lisa, mentre si apprestava a uscire dal mio appartamento. Era notte fonda ma dalle finestre riuscivo a vedere ormai fiumi di folla che si riversavano nelle strade. “Vieni con me, Alf, la tua capacità di ricordare deve unirsi a noi nella lotta, tu devi unirti a noi nella lotta, per un futuro migliore. Qui sotto, in piazza, ci sono anche George e la sua famiglia, una famiglia vera, come quelle di una volta, fuori dai vincoli istituzionali. Chiunque, se lo vuole, può costituire una famiglia. Una famiglia è chiunque si voglia bene”. Aprii i cassetti della scrivania, presi le lettere e gliele diedi. Uscimmo e scendemmo per strada. Non avevo mai visto tanta gente tutta insieme, e per di più in piena notte. Ma non avevo paura, perché avevo dei ricordi, perché Lisa aveva le mie lettere e le avrebbe lette, perché i suoi ricordi si univano ai miei, ed erano quelli di un mondo in cui c’era ancora qualche residuo di umanità. Non avevo paura, avevo solo voglia di lottare, adesso, in quelle strade e in quelle piazze perché tutto lo sguardo azzurro di Lisa era insieme a me, quella notte, e mi era vicino, tutto lo sguardo di una vampira. La strada non era facile, c’erano ancora mille dolori da affrontare, ma quello sguardo mi diceva che non bisognava smettere di lottare.

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