di Cesare Battisti

Il computer che avevo sollecitato da mesi mi è stato finalmente concesso. Ci sono installati Libre Office Writer e Wikipedia off line. Sono state tolte tutte le altre applicazioni ed estensioni fino a ridurlo a una macchina da scrivere. Poco importa, era quello che mi ci voleva per cominciare una stesura ordinata di qualche centinaio di fogli sparsi con le bozze del mio ultimo lavoro: un’auto fiction, come si suol dire, con l’intenzione di mettere in scena i conflitti sociali sorti con l’attuale “ondata nera” sudamericana.

Ma dicevo di computer e di Wikipedia. Non è difficile da immaginare una situazione come la mia, dove le notizie dall’esterno sono inesistenti o filtrate da mille precauzioni. Se si esclude l’intossicazione generalizzata della televisione, per farmi un’idea approssimativa di quello che si dice o si fa “fuori” posso solo contare sul giornale Il manifesto, gentilmente offertomi dalla redazione, o sulla corrispondenza con gli amici. Questi, con tutte le cautele per non angustiarmi, non possono sempre evitare di riferirmi le dicerie che circolano sul mio conto, specialmente quando provengono anche da ambienti prossimi.

Sapevo che la mia ammissione di responsabilità del 23 marzo scorso non era stata presa bene o non capita, se non chiaramente insultata da alcuni ambiti militanti. Certo, io non ho fatto molto per chiarire alcune imprudenze nei giudizi di valori, poi rese stridenti dal riassunto su carta della mia deposizione registrata. Non c’erano le condizioni per le spiegazioni pubbliche, qualsiasi cosa dicessi in quel periodo sarebbe stata distorta e usata contro di me. Ma da qui a dire che avrei corso il rischio di passare per un delatore, come pare qualcuno mormora, ce ne corre. Si tratta di un rumore debole, certo, ma meticolosamente appesantito dal sospetto che sia opportunamente funzionale all’impresa che vuole la distruzione del “mito”.

Ma non sono in cerca di giustificazioni. Estenuato o no, quel documento io l’ho firmato e lo assumo, compreso qualche giudizio di carattere esclusivamente politico che avrei potuto evitare perché non era quello il luogo adatto.

Anche così, non riuscivo a dare una ragione alle esagerate reazioni ostili di alcuni compagni nei miei confronti. Fino però ad avere sottomano un computer, quindi poter consultare Wikipedia off line (non ho altro) e vedere cosa bolle in pentola alla voce “Cesare Battisti, terrorista”, come ho appena fatto.

Avessi avuto modo di consultarlo qualche mese prima, ancora impreparato agli attacchi amici, sarei saltato su dallo sgabello al tetto, tante sono le informazioni inverosimili, talvolta solo approssimative qui riportate. La più grave è senz’altro quella secondo cui avrei denunciato gli autori degli omicidi rivendicati dai PAC. Sfido chiunque a trovare la minima traccia di quanto si afferma in Wikipedia al proposito.

Sono al corrente di una distorsione sbandierata dai media italiani, se non sbaglio all’epoca della mia prigione in Brasile, dove si asseriva che io avrei denunciato gli autori del delitto Torreggiani. A questo proposito, mi ricordo bene di una giornalista brasiliana che, incuriosita da tanto accanimento di Alberto Torreggiani contro di me, mi chiese cosa sapevo di quell’omicidio. Restando fedele alla mia scelta d’allora, cioè di negare ogni fatto specifico, dissi pressappoco: “Per quanto ne so io, quel fatto è stato giudicato dalla Corte d’Assise di Milano dove furono rese responsabili quattro persone”, e non che io le ritenessi responsabili. La giornalista in questione, o la sua redazione, pur riportandolo in virgolettato, mi pare di ricordare che cambiò l’ordine delle parole e forse aggiunse anche i nomi dei condannati. In seguito, i media italiani ci si sono buttati a capofitto stravolgendone il contenuto, nell’ottica che tutto è lecito per infangare Cesare Battisti. L’hanno fatto centinaia di volte, dovremmo saperlo tutti.

Inutile continuare su questo terreno, stando a Wikipedia io avrei infamato tutti quanti (addirittura con dichiarazioni suppostamente rese alla giustizia brasiliana, che eppure non è mai entrata nel merito, i fatti specifici non sono di sua competenza). Insomma tutte queste fantasie, sporche, bisognerebbe dimostrarle, così come altre centinaia di falsità che, col passare del tempo e a forza di ripeterle, si finisce per prendere sul serio. Se dubbi dovessero persistere in questo senso, mi si dica, per favore, chi avrei denunciato, quando e in quale circostanza.

Durante tutti questi anni ho subito l’assedio ininterrotto di squadracce di media, specialmente italiani, che con fare vergognosamente aggressivo, non solo nei miei confronti, ma anche con amici e familiari, si sono introdotti nella mia vita quotidiana, esercitando ogni tipo di provocazione, con l’evidente intenzione di spingermi a una reazione sconsiderata che corredasse l’immagine del “mostro”: hanno ripetutamente invaso la mia casa, filmato e importunato mio figlio di cinque anni con la mamma; si sono inventati crimini immondi per sventolarli nel vicinato, ai miei datori di lavoro… Quando non riuscivano ad avere l’immagine del “mostro” con la dovuta smorfia, ghigno, allora la provocavano a spintoni: una mia foto sul punto di cadere, espressione di dolore spacciata per cattiveria, è rimasta per anni in prima pagina.

Ammetto che qualche volta, estenuato e imprudente, ho fatto qualche dichiarazione avventata, imprecisa, fors’anche provocatoria. Non ne potevo più, la diplomazia non è mai stata il mio forte. Ma di lì a scaricare le mie responsabilità su altri, mai.

Ho letto su Wikipedia anche un sacco di stupidaggini sulla mia biografia, ma questo è meno importante. Non credo che valga la pena mettersi a fare i distinguo, sarebbe come dare valore a chi non ha altro da fare nella vita che mettersi a complicare quella altrui. Mi chiedo quante altre cose circolino sul mio conto, che io ignoro, ma che potrebbero avere provocato alcune delle reazioni esagerate nei miei confronti.

Per esempio, ricordate quel giornalista che su “Il Giornale” scrisse qualcosa come: “Mai stato vittima di ingiustizie. Ho preso in giro tutti quelli che mi hanno aiutato. Ad alcuni di loro non c’è stato grande bisogno di mentire”? Proposito opportunamente attribuitomi affinché fosse ripreso dai media francesi, brasiliani, ma anche italiani per dire a tutti: “Guardate come vi ha raggirato il vostro mostro!”. Ecco, invece, il contenuto reale, verificabile su Internet, della mia risposta a una domanda precisa: “Non è stato necessario mentire a chi mi ha sostenuto, perché la questione, per loro, non era affatto innocente o colpevole. Ero piuttosto percepito come un militante della lotta armata negli anni di piombo”.

Ma trovo inutile, comunque puerile, stare qui a difendermi e a dovermi giustificare per ogni idiozia che si è detta in giro. Il ruolo della vittima non mi è proprio. Dico solo che ci si dovrebbe limitare ai fatti, quelli seri e comprovati.

Se qualche compagno volesse saperne di più, sottopormi altre questioni ancora in ombra sono a disposizione, non è il tempo che mi fa difetto. Dicono saggiamente i messicani: Hay más tiempo que vida, hombre.

Un abbraccio

Cesare Battisti

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