di Giuseppe Genna

hg1.jpghg2.jpgRancho Santa Fe, California. E’ il 26 marzo ’97, un giorno di strana afa e di orrenda fibrillazione intorno alla magione in cui la sètta Heaven’s Gate si ritrova solitamente a discutere e pregare affinché i corpi dei fedeli siano risucchiati da una spirale metafisica verso l’incontro con i Creatori: alieni che sarebbero alieni disposti a concedersi in un incontro a un’élite del genere umano. All’interno del ranch, disposti su lettini, vestiti in nero, Nike bianche ai piedi, il volto coperto da un manto purpureo, sono irrigiditi 39 corpi umani: cadaveri.
Racconto una storia nota? Racconto un giallo? Un fatto di cronaca nera? Oppure sto descrivendo un delirio religioso? E’ l’inizio di una saga fantascientifica? Può un racconto raccontare così tanto? Esiste un racconto che racconta l’ossessione divina, la tradizione SF, il thriller, la fiction e la cronaca reale – il tutto contemporaneamente? Sì, esiste: per esempio, questa storia. La storia di un pazzo, di un profeta, di un criminale, di una quarantina di adepti condizionati psichicamente. In pratica: il romanzo nero fattosi verità storica. Questa è la storia di Marshall Applewhite che voleva disserrare i cancelli dell’universo.

heaven5.jpgE’ accaduto, è vero, tutti lo ricordano. La sètta Heaven’s Gate ha ossessionato l’America, non ha ossessionato l’Europa, è stata dimenticata ma, se rievocata, ritorna in forma di oscuro ricordo. Torniamo a Santa Fe. Torniamo a quel pomeriggio appiccicoso del 26 marzo 1997. Entriamo nella casa degli orrori.
Da anni Heaven’s Gate profetizza. Il Verbo della sètta è elaborato e proferito da Marshall Applewhite, le cui apparizioni su Web sono frequenti e frequentate: il sito della sètta è navigatissimo, al punto che qualche magazine si è già occupato del fenomeno dei culti in era Internet partendo proprio dall’esempio di Heaven’s Gate, che propone la Rete come medium di affiliazione (Yvonne McCurdy-Hill, per esempio, entra in contatto con la sètta attraverso il sito, e decide di unirsi al gruppo abbandonando marito e cinque figli). Il 26 marzo, nella tranquilla villetta del gruppo religioso, fa il suo ingresso, telecamere al seguito, il plotone dello sceriffo della Contea. heaven4.jpgLo spettacolo a cui assitono cameraman e poliziotti è allucinante: 39 corpi distesi su letti a castello, tutti abbigliati con tute nere, Nike ai piedi, velo triangolare violaceo sul volto. Sono i cadaveri dei membri di Heaven’s Gate, che hanno dato seguito alle direttive del loro leader Applewhite, anch’egli ritrovato senza vita su un letto in una stanza appartata. Ventuno donne e diciotto uomini, la maggior parte intorno ai quarant’anni: l’identificazione è lunga e complessa e viene realizzata grazie a un numero verde a cui chiamano, oceanicamente, migliaia di persone che temono che un proprio parente si sia affiliato alla setta del Cancello del Cielo. Secondo il coroner, i membri della compagine religiosa sono morti da tre giorni, suicidatisi tutti grazie a una robusta ingestione di fenorbital e vodka: un cocktail letale per una dolce morte.
Iniziano le indagini. heaven3.jpgAnzitutto viene ritrovato il video dell’ultimo messaggio inciso da un Marshall Applewhite in stato di evidente follia: parla della fine dei tempi, dice di non essere un messia come gli altri, bensì un canale di comunicazione che deve lanciare l’appello per l’incontro tra l’umanità e i Creatori alieni. Spiega anche come tecnicamente avrà luogo l’abbraccio tra le entità e l’élite umana prescelta per questa epocale e apocalittica esperienza: bisogna abbandonare il proprio corpo fisico, sfruttando il passaggio vicino alla Terra di Hale-Bopp, una delle comete più chiacchierate dell’astronomia contemporanea. Applewhite, rinominatosi “DO” (tutti i membri di HG assumevano un nuovo nome, solitamente col postfisso “ody”), aveva elaborato una dottrina sincretica che mischiava cristianesimo e ufologia, asserendo di avere eretto in questo modo “il culto dei culti”.
Già nel ’75 Applewhite aveva fatto centinaia di adepti al suo culto. Allora era in compagnia di “TI”, l’infermiera che lo aveva assistito dopo un incidente che aveva procurato al santone una “near death experience“, dalla quale era ritornato trasformato. L’infermiera, Bonnie Lu Trusdale Nettles, lo aveva convinto che il suo ritorno dalla morte era un segno divino e, con lui, aveva fondato il culto di Heaven’s Gate, prima di morire di tumore nell’85. Applewhite aveva continuato il suo ministero di fede, trascinandolo al suo esito fatale.
La vicenda diviene un’ossessione tipicamente americana. Internet incomincia a essere additata come gorgo occulto di pratiche pericolose e socialmente devastanti. Un’intera nazione resta per giorni incollata ai teleschermi per seguire gli sviluppi del caso e assistere alla messa sotto accusa del Web. Gli sviluppi non tardano ad arrivare. A maggio due membri sopravvissuti della setta vengono ritrovati in un motel a Encinitas, in California: uno, Wayne Cooke, è riuscito a suicidarsi, l’altro, Chuck Humphrey, è in fin di vita. Viene salvato. Un mese dopo ritenterà il suicidio, fallendolo di nuovo. Diverrà celebre per un breve periodo, cannibalizzato dai media statunitensi come “l’unico sopravvissuto al suicidio di massa di Heaven’s Gate“. Secondo gli investigatori Cooke e Humphrey sarebbero state le ultime persone a lasciare Rancho Santa Fe, dopo avere composto i corpi degli altri appartenenti alla sètta.
Intanto Hale-Bopp è ormai lontana.
Sembra la trama di Survivor, il romanzo di Chuck Palahniuk. Sembra la struttura psudometafisica di un brutto romanzo di SF. Sembra un’allegoria dei tempi finali, con la sua prosaicità neoborghese, la sua location da paradiso west coast americano. Sembra letteratura. Più precisamente: sembra la cattiva copia con cui la realtà imita la letteratura. Il suo nome è fiction, i suoi effetti sono letali, il suo campo d’irradiamento non è soltanto mediatico: è vero. Che la tragedia, frequenza d’onda sempre attiva nella storia umana, metta in comunicazione gli Scritti Sacri, il loro erede che è la fantascienza e la cronaca nera – questo è un fenomeno che non sorprende e che è destinato ad allargarsi e a illudere e a condizionare chi pensa che la letteratura sia un inerte orpello del mondo e che il mondo sia un territorio in cui tutto è predeterminato da poteri atmosferici e incontestabili. Gli effetti devastanti del potere emergono dal basso, evocati dall’alto.
Per questo bisogna tremare quando si legge la fantascienza.
Lo scrittore di fantascienza è l’autentico profeta.
Quello che immagina è destinato ad avverarsi.
La fantascienza non emenda il mondo dal male – se ne fa carico per sperimentarlo in anticipo.
La fine è sempre e sempre ripetuta.
L’apocalisse non esiste. Esistono soltanto la storia e la letteratura, i due grandi esorcismi con cui l’umanità pratica il suo regno in questa porzione dell’universo.

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