di Gabriel Kuhn
Gabriel Kuhn, Un calcio al potere. Gioco e lotta sociale, Prefazione di Pierpaolo Casarin, elèuthera, Milano, 2026, pp. 248, € 19,00
«Lo scopo è quello di fornire una rassegna dei nessi che legano il calcio alla politica radicale – ovvero quella politica, per intenderci, che ambisce a un cambiamento fondamentale della società che possa dar luogo a una comunità di individui liberi e uguali – ponendo l’attenzione su tre aspetti: 1. le varie espressioni di politica radicale fra i professionisti; 2. la politica radicale nella cultura ultras; 3. l’ambiente calcistico underground e l’eco che ha avuto nel mondo. […] Il corpo principale del libro [proviene da] Anarchist Football (Soccer) Manual, scritto nel 2005 e pubblicato dalla Alpine Anarchist Productions. Il testo è stato aggiornato e modificato sensibilmente, ma la sua anima da “prontuario” è rimasta inalterata: l’idea è quella di fornire informazioni concise su diversi aspetti del mondo del calcio in modo tale che possano essere d’interesse per i tifosi di sinistra».
[In occasione dell’uscita del volume viene pubblicato di seguito un breve intervento di Gabriel Kuhn ringraziando l’autore e l’editore per la gentile concessione – gh.t.].
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Non è certo merito della FIFA se il calcio è lo sport più popolare al mondo
di Gabriel Kuhn
Il mantra “sport e politica non vanno mescolati” è noto a tutti. Di norma viene ripetuto da chi è al potere per assicurarsi che nessun settore della società, sport compreso, diventi un’arena di protesta politica. Inutile dirlo, è pura ipocrisia. Tutto è politico e, contrariamente a ciò che predica, chi è al potere in realtà non si fa nessun problema a mescolare sport e politica, purché il risultato sia funzionale ai propri interessi.
Se qualcuno avesse bisogno di una prova definitiva di tutto ciò, non esiste esempio più lampante della recente “bromance” tra il presidente della FIFA Gianni infantino e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ne abbiamo avuto un assaggio quando infantino ha invitato Trump alla cerimonia di assegnazione del trofeo di uno dei tornei più inutili nella storia del calcio, la Coppa del mondo per club FIFA. Trump, a dirla tutta, era così entusiasta che non voleva lasciare il podio, raggiante come un bambino in mezzo alla squadra del Chelsea in festa, di cui con ogni probabilità non conosce nemmeno un giocatore.
Ma quello era solo l’inizio. Quando, ai primi di dicembre, Infantino ha consegnato a Trump il Primo premio per la pace della FIFA, inventato appositamente per lui dopo che aveva mancato il Premio Nobel per la pace, ha dimostrato ciò che sospettavamo da sempre: è un uomo che non conosce vergogna. Trump ha ricevuto il premio mentre inviava truppe armate nelle città americane, bombardava imbarcazioni civili al largo delle coste del Sud America e concludeva accordi sulle armi con regimi autoritari in tutto il mondo.
Ed ecco la parte più triste di tutta la faccenda: ci siamo talmente abituati a questi affronti alla dignità umana più basilare che c’è stata a malapena una protesta. Certo, la maggior parte delle persone trova tutto questo ridicolo, ma si limita a scrollare le spalle. Nessuna conseguenza? Né per Trump, né per Infantino. Ma per quanto tempo ancora accetteremo che dei simili pagliacci trasformino in farsa ciò che è stato creato dagli sforzi collettivi delle persone?
Non è certo merito della FIFA se il calcio è lo sport più popolare al mondo. Il calcio è lo sport più popolare al mondo perché milioni di persone, in tutto il pianeta, lo praticano da centocinquanta anni su campi improvvisati, utilizzando praticamente qualsiasi cosa possa tecnicamente fungere da pallone e con regole adattate alle circostanze in cui si trovano. Ciò che unisce tutti è la gioia del gioco, del movimento e dell’attività fisica, e di un’esperienza collettiva che talvolta finisce in conflitto ma il più delle volte porta a fare nuove amicizie, ad ampliare i propri orizzonti e a imparare di più su se stessi e sul mondo.
Il calcio è davvero il gioco del popolo, ma è sotto attacco da parte di personaggi come Gianni Infantino, che cercano di appropriarsene per le uniche cose a cui sono veramente interessati: potere e denaro.
È giunto il momento di riprendersi il gioco del calcio, di boicottare la FIFA e di sabotare l’industria del calcio moderno. Purtroppo le federazioni calcistiche, i club di alto profilo e i giocatori famosi sono troppo coinvolti nello spettacolo per poter contare su di loro. Celebreranno i Mondiali maschili del 2026 nonostante tutte le assurdità che li accompagnano: dalle buffonate di Trump al numero eccessivo di squadre (beh, almeno fa comodo all’Italia, suppongo!), fino a un’impronta ecologica disastrosa, con i tifosi costretti a viaggiare per migliaia di chilometri tra una partita e l’altra. Tuttavia, esiste un contro-movimento in crescita da decenni. Si esprime in leghe “selvagge” e “colorate”, e in tornei come i mondiali antirazzisti, nel calcio popolare, nei tifosi che protestano contro le misure di sicurezza restrittive, i prezzi dei biglietti elevati e gli orari di inizio scomodi (sempre a beneficio delle emittenti televisive, ovviamente). Unendo queste forze, potremmo creare un movimento con cui fare i conti, non solo per conquistare un calcio diverso, ma anche una politica diversa. Oggi, rovesciare la FIFA è più che un atto politico simbolico: gli effetti a catena sarebbero enormi. Sport e politica sono intrinsecamente legati e dovremmo sfruttare al meglio questa connessione.
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Gabriel Kuhn, Un calcio al potere. Gioco e lotta sociale (elèuthera 2026) – Indice: Prefazione all’edizione italiana di Pierpaolo Casarin / Introduzione / capitolo primo – Il calcio professionistico: storia, verità e miti sulle origini proletarie del calcio / capitolo secondo – Il dibattito radicale attorno al calcio / capitolo terzo – Le incursioni della politica radicale nel gioco professionistico / capitolo quarto – Calcio dal basso e cultura calcistica underground / Epilogo dell’edizione italiana
Gabriel Kuhn (Innsbruck 1972), oltre a essere un attivista libertario e un organizzatore sindacale, è anche un ex calciatore semiprofessionista. Di origine austriaca, dal 2007 vive a Stoccolma. Ha pubblicato vari libri tra cui Playing as if the World Mattered: An Illustrated History of Activism in Sports (2015), Antifascism, Sports, Sobriety: Forging a Militant Working-Class Culture (2017), X: Straight Edge and Radical Sobriety (2019) e Liberating Sápmi: Indigenous Resistance in Europe’s Far North (2020). Ha inoltre curato le antologie di scritti politici di Gustav Landauer Revolution and Other Writings (2010) e di Erich Mühsam Liberating Society from the State and Other Writings (2011), oltre a una raccolta di documenti sulla rivoluzione tedesca del 1918-1919 All Power to the Councils! (2012). Per elèuthera ha pubblicaro La vita all’ombra del Jolly Roger (2018) e Un calcio al potere. Gioco e lotta sociale (2026).
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