di Sandro Moiso

Riccardo Borgogno, La valle degli eretici, Edizioni Tabor, Valsusa luglio 2019, pp. 336, euro 12

“Il priore del convento, il balivo del Castrum, i catari, i templari, il fantasma del castello, l’uomo selvatico, il sabba delle streghe…che storia!”
Basterebbero già queste poche parole, dette da uno dei personaggi secondari del romanzo, per riassumere alcuni dei temi trattati nel testo di Riccardo Borgogno appena pubblicato dalle dizioni Tabor della Valsusa. Ma per averne un’immagine più esatta e completa occorrerebbe aggiungerne altre: culto di Diana, formaggi, Savoia, Escartoun, Poveri di Lione, complotti e, soprattutto, Movimento No Tav.

Le edizioni Tabor, da sempre impegnate nella pubblicazione di testi e saggi riguardanti le culture e le resistenze montane non solo valsusine, esordiscono nella letteratura con un romanzo “popolare” in cui storia e tradizioni valligiane si mescolano con il presente e i suoi dilemmi. Sociali, culturali e politici. Un incrocio di percorsi, narrazioni (soggettive e corali), memorie e cronache antiche e moderne che il titolo riassume perfettamente.

Come l’autore fa ancora dire ad un altro personaggio, una libraia di Bussoleno:

Gli abitanti di questa valle hanno una lunghissima tradizione di autogoverno, fin dall’epoca dei primi insediamenti umani. Siamo gente orgogliosa, solidale e laboriosa. Contrari al progresso, come i sostenitori dell’Alta Velocità ci accusano di essere? Se ti guardi intorno noterai che abbiamo automobili, televisori, computer e cellulari, come tutti. Non è questo il punto. Il punto è che, da sempre, la gente di questa valle fa quadrato contro chi arriva e vuole imporsi. E non è neppure questione di un atteggiamento di chiusura che sarebbe tipico delle genti di montagna, come spesso si sente affermare da chi in realtà non conosce né queste genti né la montagna. Da queste parti, infatti, siamo accoglienti con il forestiero, ma non con chi viene qui per comandare. E’ successo prima con i Romani, poi con Re e Imperatori, ora con l’Alta Velocità. Inoltre, forse perché abbiamo avuto parecchie rogne con il potere, ci stanno simpatici i diversi, i ribelli, la gente strana. Per questo le eresie di tutte le risme qui attecchirono facilmente e i loro sostenitori trovarono rifugio. Inoltre, l’Alta Valle fa parte dell’Occitania, la terra dei catari, che il papa e il re di Francia di comune accordo sterminarono […] Gli inquisitori arrivavano da fuori, giudicavano e condannavano sulla base dei dogmi decisi a Roma o, nel periodo che ti interessa, ad Avignone. Di qui il sostegno agli eretici e ai dissidenti, i minoritari e i perdenti della storia.
Non a caso durane l’occupazione nazista, dalla Valsusa uscirono molti partigiani. Nel dopoguerra, poi, qui il PCI è sempre stato forte e, dopo il Sessantotto e l’”autunno caldo”, parecchi giovani della valle hanno militato nelle nuove organizzazioni, soprattutto Lotta Continua. Poi, a metà degli anni Settanta, vi erano ben radicate l’Autonomia, Prima Linea…[…] E così anche per l’Alta Velocità. Tu vieni nel mio territorio con la forza, e io mi oppongo con la forza. Non poteva essere diversamente in una valle con la tradizione dei partigiani prima e della contestazione degli anni Settanta poi. Quelli del TAV dovevano aspettarselo. Era il loro turno.1

La breve sintesi qui riportata può funzionare meglio di tante altre analisi per far comprendere le radici storiche, culturali e sociali di una lotta che va avanti ormai da più di trent’anni e che non sembra affatto destinata a demordere o concludersi.
Ma la lotta odierna della valle si intreccia, nelle vicende narrate da Borgogno, con l’omicidio, realmente avvenuto il 2 febbraio del 1365, dell’inquisitore generale Pietro Cambiano da Ruffia, nei pressi del convento dei frati minori di Susa, all’epoca ancora Segusia. Inquisitore dichiarato martire di Santa Madre Chiesa dopo che tale delitto fu attribuito, senza alcuna prova, ad una mano eretica o valdese.

E’ proprio attorno a questo omicidio che un giovane ricercatore, l’”eterno studente” come viene definito nel libro, Olimpio Vaglio, viene chiamato ad indagare da un piccolo editore ai fini di una nuova e curiosa pubblicazione. Attraverso questa ricerca lo spiantato indagatore del passato giungerà a stabilire un collegamento reale con diversi membri della comunità valsusina e del movimento contro l’Alta Velocità, ma anche uno ideale, attraverso i secoli, con i due altri veri protagonisti della vicenda: l’inquisitore stesso e Leonella da Gorzano, signora del luogo e donna emancipatissima che con Pietro da Ruffia riuscirà a stabilire un contatto personale ed intellettuale destinato a far traballare le convinzioni di un domenicano già di per sé poco propenso a dare ascolto ai messaggi più retrivi provenienti dai vertici della Chiesa e dai suoi servi più fanatici.

Il romanzo è ricco di personaggi, appartenenti sia all’epoca dell’omicidio che a quella attuale. Tra questi risaltano quelli di alcuni miserabili complottisti odierni, il cui ruolo sembra essere quello di riassumere l’effimera e superficiale immagine del “progresso” che il progetto dell’Alta Velocità sembra destinato a portare con sé, e di uno scrivano al servizio dell’inquisitore generale, Demetrio da Mondovì, autentica anima nera delle vicende medievali.
Altri omicidi, nel presente (2012) e nel passato (1364-65), faranno da corollario alla narrazione ma non è qui il caso di spingersi troppo oltre per non rovinare al lettore il piacere e la sorpresa della lettura.

Piuttosto ciò che va sottolineato è la presenza importante delle donne all’interno delle vicende, soprattutto in quelle ambientate nel Medio Evo. Quasi a voler ricordare una funzione sociale che la soppressione dei culti pagani e l’affermazione di principi religiosi e normativi cristiani hanno contribuito a rimuovere insieme alle comunità di cui erano invece una parte importante e decisiva. Così come, a distanza di secoli, è tornato ad essere nel movimento No Tav. Non a caso così vicino alle esperienze messe in pratica dalle comunità del Rojava curdo e dalle sue donne.

Riccardo Borgogno, nato nel 1954 a Torino, ha collaborato a lungo come sceneggiatore per diverse case editrici di fumetti e ha scritto diversi romanzi, l’ultimo dei quali era stato precedentemente segnalato anche qui su Carmilla.
E’ inoltre storico redattore di Radio Blackout per la quale conduce un programma di letteratura e scrittura: La perla di Labuan.