di Alessandra Daniele

Per la prima volta dal dopoguerra, nel parlamento tedesco siederanno 94 deputati neonazisti.
Salvini festeggia, e spera di fare anche meglio: la Lega punta a tornare al governo. Ormai però è evidente, preferirebbe governare col Movimento 5 Stelle che con Berlusconi, e non solo per maggiore consonanza ideologica.
Se a Berlusconi la Lega è sempre stata subalterna perché il canaro rimane comunque uno degli uomini più ricchi e ammanigliati d’Europa, Salvini è convinto che in un’alleanza Grilloverde i rapporti di forza s’invertirebbero, a prescindere dal numero dei seggi ottenuti.
Salvini considera infatti i grillini degli sprovveduti incapaci, quindi è convinto che appoggiare anche dall’esterno un esecutivo 5 Stelle significherebbe manipolarlo facilmente, utilizzando l’esperienza leghista accumulata in 25 anni di governo locale e nazionale.
Salvini s’illude.
Nel Movimento 5 Stelle il tempo dell’ingenuo spontaneismo è finito, sempre che sia mai stato davvero qualcosa di più che una facciata, com’è finito il tempo nel quale s’accontentava d’essere un capiente congelatore del voto di protesta.
La linea governista di Piersilvio Casaleggio non si discute.
La sua prima iniziativa politica è stata accreditare il M5S con le élite finanziarie, la Confindustria, i lobbisti delle multinazionali che prima i grillini denunciavano come poteri occulti e sanguisughe golpiste.
Soldatino Di Maio è il suo candidato ideale, e non c’è mai stata nessuna possibilità che il farsesco “voto online” non ratificasse la sua investitura.
La sua campagna elettorale è infatti cominciata già da un pezzo: l’affondamento delle ONG che soccorrevano i migranti, l’applauso incondizionato ai manganelli di Minniti, il bacio all’ampolla aurea di Cernobbio, l’ennesimo attacco ai sindacati.
Col candidato Di Maio il Movimento 5 Stelle si dimostra pronto a governare. Anche con con la Lega
La cosa non deve stupire nessuno, le premesse c’erano già fin dall’inizio, ma il divario fra le speranze suscitate dal MoVimento che prometteva di riscrivere il codice sorgente della democrazia italiana, e l’effettivo livello del partito che ha piazzato una sagoma di cartone come sindaco di Roma, e candida premier l’ennesima incarnazione di Alberto Sordi, s’è rivelato uno strapiombo.
L’unico motivo per il quale il M5S ne risente poco nei sondaggi è il fatto che i suoi competitor risultino a livello nazionale ancora più ripugnanti alla sempre più esigua e disperata minoranza di italiani disposti a votare.
A livello locale però le cose si fanno più complicate, e la Sicilia lo dimostra.
Con piglio renziano, Di Maio promette di “cambiare l’Italia” per farne una smart nation, ed ha il berlusconiano “sole in tasca”. Nell’ormai consolidata alternanza fra Carnevale e Quaresima, si candida a succedere al grigio Gentiloni come Renzi a Letta-Monti, che a loro volta avevano rimpiazzato Berlusconi.
Se gli italiani ci cascheranno di nuovo, avremo un’altra stagione di iperboliche promesse irrealizzabili e disastrosa ma telegenica incompetenza, seguita da un altro sobrio governo istituzionale, e poi da un altro Cazzaro, e così via, fino a esaurimento.
Con una costante: la complicità coi campi di concentramento in Libia, che tutti i partiti dal governo all’opposizione approvano senza condizioni, e senza coscienza.

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