la-grande-bellezzadi Alessandra Daniele

”I privilegiati depressi: fanno pure più schifo dei privilegiati contenti” (”La Terrazza” – Ettore Scola, 1980)

Oggi qui ci sarebbe potuta essere una recensione de La Grande Bellezza, ma non ho retto, mi sono addormentata dopo la prima mezz’ora, al centesimo stereotipo pseudo-felliniano riciclato.
Ormai la patacca agli americani gliel’abbiamo appiccicata, possiamo smettere di fingere che sia un buon film. Possiamo anche smettere di fingere che sia un film.
Gli americani in fondo sono ingenui. Hanno persino creduto cbe Putin si sarebbe lasciato portare via l’Ucraina sotto il naso senza reagire.
Il genio italico invece non si smentisce: anziché abolire le elezioni come un dittatore qualsiasi, o truccarle come un presidente qualunque, Renzi e Berlusconi hanno fatto cartello come Roche e Novartis e inventato una legge elettorale che rende le elezioni definitivamente inutili, perché allo stato attuale può produrre solo un altro parlamento schizofrenico e ingovernabile, e di conseguenza l’ennesimo governissimo di larghe intese.
Il Cotechinum è persino peggiore del Porcellum di Calderoli: Renzi ha battuto un altro record. ‘L’educazione è il futuro dell’Italia” ha detto questa settimana, ma intendeva ”education”, cioè l’istruzione. Il suo spin doctor gli rivende gli slogan di Obama tradotti con Google Translate.
Il suo programma di riforme costituzionali concordato con Berlusconi prevede l’eliminazione delle province, e la castrazione del Senato, che – casualmente – sono fra i pochi punti del Piano di Rinascita Democratica non ancora realizzati.
Il suo programma economico prevede temporali.
Dai mercati è arrivata una reazione tiepida e sonnolenta come una pisciata notturna. Dall’Europa è arrivato il solito cazziatone: il Rigore potrebbe uccidere l’economia italiana, ma non c’è ancora riuscito, quindi ce ne vuole un’altra dose.
Intanto nel Grande FraGrillo continuano le eliminazioni strappalacrime, e le polemiche con la stoica conduttrice Boldrini. Da quando sono stati autorizzati a frequentare i talk show, abbiamo scoperto il tratto comune a tutti i capoclasse del M5S: la spocchia. Il fatto che in realtà non contino un cazzo, e siano anche loro, come gli espulsi che disprezzano, appesi ai capricci padronali della ditta proprietaria del marchio M5S, rende la loro boria petulante particolarmente ridicola.
La grillata della settimana è stata la secessione. Il ghost writer di Grillo gli rivende gli slogan di Bossi tradotti con Babelfish.
A sinistra del PD, sempre più naufraghi s’aggrappano alla scialuppa di Tsipras rischiando di rovesciarla come la Costa Concordia. È comprensibile quindi che Tsipras in Italia abbia sempre un po’ la faccia del trentenne che ha dato una festa per qualche amico coetaneo, e s’è ritrovato l’appartamento invaso da imbucati sessantenni che bevono, litigano, e vomitano sul tappeto.
È la democrazia Made in Italy.
Per quanto tutto questo oggi possa sembrarci patetico e insensato, fra qualche anno, filmato e condito con due tette, due suore, e quattro cartoline, agli americani piacerà.

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