di Alessandra Daniele

Ubik1.JPG”Secondo principio della termodinamica: prima o poi tutto diventa merda”. Lo diceva Woody Allen, e i suoi ultimi film lo dimostrano.
Secondo i Corvi, la tribù di nativi americani del western crepuscolare ”Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” (Jeremiah Johnson, 1972) il valore di qualcuno si stima dalla forza del nemico che combatte.
Philip K. Dick s’è scelto il più forte.
L’Ananke, la necessità che genera il fato al quale neanche gli dei possono sfuggire. La pietra d’angolo su cui è costruito tutto l’universo. E che ne fa un mattatoio.
L’Entropia.

In principio era dio il bersaglio di Philip K. Dick, poi però, aldilà del torvo, metallico volto del demiurgo biblico, PKD ha visto qualcosa di ben più potente e sinistro, qualcosa di gelido e oscuro come gli abissi dello spazio profondo, del vuoto cosmico prossimo alla morte termica. Il destino ultimo di tutte le cose.
Diventare merda.
E l’ha riconosciuto come il Nemico.
Philip K. Dick ha scelto tutti i suoi nemici fra i più pericolosi, a cominciare dal Nazifascismo, del quale denuncia la reincarnazione nell’imperialismo USA.
Un impero tutt’altro che granitico, solcato da profondi conflitti interni, ma con la capacità invasiva e distruttiva d’una pandemia. E che nel XXI° secolo ha già prodotto una catena di disastrose guerre neocoloniali, e una crisi economica planetaria grazie alla quale ogni giorno, mentre lavoriamo anche in agosto, i nostri sudatissimi risparmi diventano merda.
Entropia.
E il secolo è appena cominciato.
Contro l’Entropia e i suoi agenti Philip K. Dick combatte sul piano politico, culturale, e filosofico, ma non si perde nei cospirazionismi generici, indica responsabili precisi (Nixon, l’FBI di Hoover, Reagan e la Reaganomics) e individua le tendenze esatte, come la manipolazione mediatica dell’immaginario e della percezione della realtà. PKD non ci lascia un’elegante pergamena di saggi consigli, ci fornisce armi cariche per continuare una battaglia precisa, strumenti calibrati per esaminare e affrontare il nostro presente.
Un esempio: in UBIK, la metafora gnostica sulla condizione umana è anche in grado di descrivere l’attuale situazione italiana meglio di qualsiasi analisi scritta oggi.
Spoiler
I personaggi di UBIK, o meglio le loro menti, sono prigioniere d’una replica virtuale del mondo prodotta dalla mente d’uno schizofrenico di nome Jory, che si nutre della loro energia vitale come i ragni divorano gli insetti imprigionati nelle loro ragnatele. Questo mondo fittizio però regredisce e cade a pezzi, perché Jory, il demiurgo, sta morendo, e non riesce più a mantenerne l’integrità.

Noi siamo prigionieri e vittime da più di vent’anni dell’Italia di cartapesta prodotta dalla propaganda berlusconiana, uno scenario che adesso ci sta crollando addosso, mentre Berlusconi s’avvicina alla morte, politica, e cerebrale.
Ovviamente, il governo Monti non ci salverà, perché non è altro che un prodotto senile dello stesso morente immaginario berlusconiano: è il Professore Severo che periodicamente passa a rimettere a posto i conti, affinché il Re Burlone possa tornare a scialacquare, trucco che però stavolta ha ben poche speranze di riuscita.
Com’è ormai evidente, il governo Monti non rappresenta il risveglio dall’incubo berlusconiano, ma solo un altro livello di quell’incubo.
Monti stesso, coi suoi salassi, è in fondo l’ultima, scarnificata manifestazione dello stesso demiurgo, come lo zombie-Jory che verso la fine di UBIK azzanna Joe Chip, nel vampiresco tentativo di rubargli ancora un’ultima scintilla di vita.
Chip però non è solo, qualcuno fin dall’inizio cerca di aiutarlo, con una serie di avvertimenti, scritte, messaggi, rivelandogli la sua condizione, la reale natura del mondo in cui è imprigionato, e tentando di guidarlo verso una possibile rinascita: è Glen Runciter, suo amico e mentore, che Chip crede morto.
Philip K.Dick è il nostro Glen Runciter.

”Alcuni dicono che è morto… altri dicono che non lo sarà mai”.
(dal finale di ”Jeremiah Johnson”, 1972)

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