di Alessandra Daniele

OMara.jpgL’unico tratto che davvero accomuni lo stupendo Life on Mars UK all’abominevole ”remake” USA è l’essere i due estremi opposti d’una scala qualitativa che scende dal capolavoro alla cacca molla.
Di LoM USA non si salva nulla. La ricostruzione degli anni ’70 è farsesca e farlocca, per strada tutti vestono e parlano come il cast di Hair, la polizia è bonaria e festaiola, e finisce per risultare persino meno violenta e corrotta di quanto non sia nei polizieschi canonici.
I poliziotti afroamericani sono perfettamente integrati, e praticamente nessuno fuma.
Gli episodi che cercano malamente di copiare qualcuna delle trame originali UK le distorcono e le sfigurano in modo grottesco. Le trame interamente made in USA sono becere e sconclusionate.
Tutti i personaggi originali sono snaturati, rincoglioniti, sviliti, disumanizzati.
Nella versione USA, Sam è un coglione mascelluto che non ha mai un momento d’angoscia né di conflitto (al massimo è basito) che formula sulla propria condizione ipotesi idiote tipo rapimento alieno, è sempre tampinato da strappone vogliose, ed è spesso più arrogante e violento dei colleghi retrò. Perché in realtà l’idea USA di come debba essere il protagonista d’una serie d’azione s’è evoluta ben poco dagli anni ’70, e sostanzialmente è ancora che il lead debba essere il più cazzone del branco, cosa che potrà anche essere funzionale per roba come Hawai 5.0, ma che ovviamente è la negazione totale della premessa di Life on Mars.
Con la stessa omofobia ridicola che ha portato la CBS ad affiancare una Joan Watson al suo noiosissimo Sherlock, LoM USA s’affanna a eradicare qualsiasi possibile sottotesto fra i due protagonisti, per poi, nel classico stile farisaico dei network, impegnare Gene USA in un sermone sui diritti LGBT ipocrita e totalmente out of character. Sulla questione razziale LoM USA arriva poi a livelli grotteschi di falsità: nel 5° episodio Gene USA interroga due simil-Black Panther che gli hanno appena fatto esplodere un’automobile sotto il naso. E non gli torce un capello.
Dopo un fallimentare tentativo di Blaxpoitation letteralmente alla Viva il Parroco, e un’imbarazzante parodia del rap, l’episodio si conclude con Sam USA che ritrova la fede, e dice le preghiere inginocchiato accanto al letto come da bambino.
Gli altri personaggi non sono meno irritanti: Annie USA è una Barbie di plastica rigida, col sorriso stolido e i capelli gialli. Ray USA è un cliché consunto alla millesima rifrittura. Chris USA è così insignificante che praticamente non esiste. E Gene USA, che dovrebbe essere un Cerbero, è invece un chihuahua stizzoso in giacca firmata, con la tendenza all’autocommiserazione e alla predica untuosa. Dispiace vedere Harvey Keitel invecchiare così male, e Michael Imperioli essere costretto all’autoparodia.
E soprattutto dispiace che Jason O’Mara (Sam USA) non sia ancora tornato a zappare la terra alla quale è stato inspiegabilmente sottratto.
Meritatamente cancellato con ignominia dopo 17 episodi, LoM USA compie il disastro distruggendo qualsiasi infinitesimale traccia di coerenza o dignità rimaste alla serie, con un finale ignobile nel quale
[spoiler]
tutta la storia del Sam USA, dall’infanzia, al 2008, al trip anni ’70, si rivela soltanto una simulazione creata per sbaglio dal computer di bordo d’una navicella NASA, e ”sognata” durante la stasi criogenica dal solo Sam USA, che in realtà è uno sconosciuto astronauta del 2035. Al risveglio sulla navicella, Sam USA ritrova in veste di astronauti i colleghi dei quali il computer aveva usato le facce per la farsa vintage, compreso Gene USA, del quale nella simulazione aveva trombato la figlia, e che nella realtà invece è suo padre.
Poi tutto il gruppo indossa delle tute spaziali di scottex, e sbarca su Marte.
La scusa che quest’atroce stronzata sia un finale ”d’emergenza”, abborracciato dopo l’annuncio della cancellazione, non regge: fin dai primi episodi Sam USA viene soprannominato ”Starman” ed ha allucinazioni in tema – robottini futuribili, la Terra vista dallo spazio – mentre nessun segno fisico avvalora mai l’ipotesi che possa essere in coma – niente crisi respiratore, né overdose di farmaci.
LoM USA era stato concepito proprio così: una cagata. Dall’inizio, alla fine.

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